L’inquinamento uccide in Cina forse più che in qualunque altro Paese. La Cina ha potuto sostenere una crescita impressionante anche a scapito della salute dei cittadini, per nulla tutelati sotto molti aspetti, compresa l’altissima incidenza di tumori, che oggi diventano la principale causa ufficiale di morte. Non solo un problema nelle città ma anche in campagna, presso le tante aree industriali senza le necessarie verifiche a tutela della salute. Una situazione drammatica, che non stupisce in un Paese in cui la salute e la democrazia sono calpestate dal lucro di pochi, alla faccia del concetto di “comunismo”. E’ già tanto che ora si ammetta l’esistenza di questi villaggi dei tumori, in un Paese dove un tumore rarissimo, quello al polmone, è il tumore più diffuso.
I villaggi dei tumori sono 450, e sono situati lungo fiumi inquinati o dove ci sono scarichi industriali, con incidenze tumorali decine di volte superiori alla media per gli stessi tipi di cancro.
In una civiltà Occidentale che strizza l’occhio solo alla finanza e all’economia, è perfettamente inutile aspettarsi che le cose cambino su richiesta di qualcuno che non sia la buona volontà del partito, le pressioni internazionali si limitano casomai a cose considerate più importanti come il prezzo di una merce, spesso fabbricata da aziende che subappaltano i subappalti di multinazionale dalla faccia pulita. Magari a scapito di bambini e sicurezza. Ma d’altronde non è una novità, compresi i recenti scandali sui cellulari fabbricati in Cina e venduti con marche internazionali, e di fatto non frega praticamente nulla a nessuno, nemmeno tra i consumatori, basta avere 5 tacche.


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