San Valentino: i fiori in regalo domani sono quasi tutti stranieri, colpa del maltempo

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Domani saranno acquistati circa 13 milioni di fiori, soprattutto rose (80% delle vendite complessive), per una spesa al consumo di quasi 70 milioni di euro. Ma il rischio e’ di comprare esemplari d’importazione low-cost: colpa del maltempo e soprattutto dei rincari energetici per il riscaldamento delle serre. Che hanno spinto quest’anno molti floricoltori a non produrre o a limitare i tagli invernali. Lo sottolinea la Cia, Secondo le stime di Cia domani saranno acquistati acquistate soprattutto rose (oltre 10 milioni, cioe’ l’80 per cento delle vendite floreali complessive), ma anche tulipani, orchidee e lilium. Ma la fascia di prezzo scelta sara’ quella piu’ economica, compresa tra i 5 e i 10 euro, con una spesa al consumo che si attestera’ in totale intorno ai 70 milioni di euro. Per l’acquisto ci si rivolgera’ al fioraio sotto casa (65 per cento), mentre un altro 30 per cento comprera’ i fiori ai mercati rionali o ai banchetti allestiti per l’occasione da ambulanti. Il vero rischio, pero’, e’ che ad essere acquistati saranno fiori ”stranieri” in due casi su tre. Questo perche’ -sottolinea la Cia- i costi energetici sono arrivati a livelli insostenibili (+7,9 per cento in media nel 2012) e molti floricoltori italiani hanno quindi scelto di non produrre nell’anno o di limitare i ”tagli” invernali, visti i rincari per il riscaldamento delle serre. Ilmaltempo, poi, ha dato un’ulteriore batosta al settore, tra produzioni danneggiate e consegne rallentate dai vari blocchi della circolazione. La conseguenza e’ che aumentano a dismisura, soprattutto in occasioni come San Valentino, le importazioni ”selvagge” da Paesi extracomunitari come Thailandia, Colombia, Etiopia, Ecuador e, per le rose, Kenya. Ma la qualita’ del ‘prodotto Italia’ -rimarca la Cia- va differenziata e valorizzata rispetto al prodotto importato, che ha prezzi inferiori sia perche’ gode dell’esenzione parziale o totale dei dazi, sia perche’ ha un costo della manodopera bassissimo, sia perche’ non e’ tenuto agli stessi obblighi sanitari (passaporto verde, gassificazione del prodotto) che hanno invece le merci europee quando vengono esportate oltre i confini comunitari.