Venezia e i veneziani sempre più spesso fanno i conti con il fenomeno dell’acqua, scopriamo il perchè è cosi frequente

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Venezia invasa dall'acqua alta prodotta dallo scirocco

Per Venezia e i veneziani (in particolare per i commercianti che si vedono le proprie attività allagate) è stato un anno un po’ difficile, causa il continuo ripetersi, con maggiore frequenza e intensità, del fenomeno dell’acqua alta. Nei giorni scorsi abbiamo parlato molto del fenomeno dell’acqua alta, tipico di Venezia e della sua Laguna in condizioni di intenso scirocco e alta marea astronomica. Purtroppo negli ultimi anni tale fenomeno meteo/marino si è verificato sempre più con maggior frequenza in altre zone del Mediterraneo, soprattutto nelle isole del Tirreno, come a Lipari, l’isola d’Elba e Ischia, dove si sono sperimentati degli allagamenti in diversi quartieri, a pochi metri sopra il livello del mare. Ma il fenomeno dell’acqua alta si è presentato con maggior vigore proprio sulle coste venete e friulane dell’alto Adriatico, grazie anche ad una sovrapposizione fra il picco di alta marea astronomico e l’innalzamento della superficie marina, ad opera dello scirocco richiamato da profonde ciclogenesi collocate a ridosso del mar di Corsica. Il flusso sciroccale attivato da queste ciclogenesi mediterranee ha contribuito a spingere un ingente quantità di masse d’acqua verso le coste friulane, venete e la laguna di Venezia, alzando una marea eccezionale, di oltre i 140 cm. Stavolta però la marea eccezionale, a causa dell’intensa sciroccata che ha risalito l’intero Adriatico (con un ampio “Fetch”), ha riguardato pure il resto delle coste venete, friulane.

Il fenomeno che determina l’acqua alta è prodotto da un importante innalzamento del livello medio delle acque, chiamato “sessa” (grande oscillazione longitudinale del bacino ad opera del passaggio di una perturbazione), che si è sommato ai picchi massimi della marea astronomica (nelle fasi di luna nuova e luna vecchia), che sull’alto Adriatico, per ragioni morfologiche, sono più elevati che negli altri bacini del Mediterraneo. In pratica la “sessa”, altro non è che un fenomeno analogo allo “Storm Surge”, ossia un anomalo innalzamento del livello medio delle acque oceaniche indotto dal brusco calo della pressione barometrica e dalla contemporanea azione di forti venti di tempesta, diretti verso la costa, che accompagna il passaggio di un intenso ciclone tropicale o una profondissima area depressionaria extratropicale, con minimo sotto i 960-950 hpa. Tale fenomeno l’abbiamo visto in azione, nei mesi scorsi, sulle coste del New Jersey, in particolare sulla costa di Atlantic City, durante il “landfall” del profondissimo ciclone sub-tropicale “Sandy”, la cui pressione centrale aveva raggiunto i 940 hpa, un valore estremamente basso per la costa nord-orientale degli USA.

Turisti fanno il bagno in una piazza San Marco sommersa dall'acqua alta

Ma come nasce la “sessa” ?

Con il termine “sessa” si intende un movimento periodico delle acque all’interno di un bacino lacustre, pantano o mare chiuso. Le onde di sessa consistono in moti oscillatori che si originano in conseguenza di improvvisi abbassamenti della pressione atmosferica. Nei laghi a causa di un forte squilibrio barico o di un forte vento si manifesta un innalzamento del livello delle acque su di una riva, quella esposta al vento, ed un abbassamento sulla riva apposta sottovento. Una volta cessata l’azione perturbatrice del vento, con il graduale rialzo della pressione atmosferica, la massa d’acqua subisce una serie di oscillazioni stazionarie che in genere hanno una durata di 21-22 ore. Il fenomeno della “sessa” si verifica anche su alcuni mari chiusi come le coste della Sicilia occidentale dove, in particolari condizioni, quando soffiano intensi venti occidentali, le oscillazioni possono raggiungere altezze considerevoli, anche di alcuni metri. Qui il fenomeno è chiamato “marrobbio“. Anche nei grandi specchi lacustri del nord Italia (lago di Garda, Maggiore, d’Iseo, ecc.) la “sessa” è un fenomeno molto noto quando soffiano forti venti trasversali accompagnati da forti squilibri barici tra le rive opposte. Nell’alto Adriatico spesso le onde di “sessa” si sovrappongono al massimo di marea astronomico, determinando il fenomeno dell’acqua alta su Venezia. In casi particolari di ampie escursioni di marea, onde di “sessa” e venti di scirocco, nel nord Adriatico, si possono determinare notevoli innalzamenti del livello del mare sotto costa, come avvenne durante la terribile alluvione del 1966. Proprio il 4 Novembre del 1966, per colpa di una delle più violente sciroccate dell’ultimo secolo che si sono “canalizzate” sull’intero Adriatico (“Fetch” esteso dal Canale d’Otranto fino alle coste venete), l’acqua alta su Venezia raggiunse il record storico assoluto di ben 194 cm, inondando l’intera città. Il fortissimo scirocco, oltre a creare grandi ondate, fino a 5.0 metri, sollevò l’acqua di quasi 2 metri dentro la laguna. Si tratta del record di massima altezza dell’acqua alta finora mai superato dall’inizio delle prime rilevazioni.