
Dopo aver assaporato i primi tepori primaverili, specie sulle regioni meridionali dove nel weekend la colonnina di mercurio ha varcato la soglia dei +20°C +22°C, nei prossimi giorni l’inverno si preparerà a regalarci l’ultimo colpo di coda per questa stagione. Difatti ci troviamo alla vigilia di un nuovo ed importante cambio circolatorio che spianerà la strada alla discesa di un grosso blocco di aria piuttosto fredda che si tufferà nel cuore del vecchio continente, penetrando fino al cuore del mar Mediterraneo. Come abbiamo ben specificato negli articoli precedenti, nei giorni scorsi, l’azione invasiva del “lobo” siberiano del vortice polare, che presenta i propri elementi principali sul comparto russo, sta incentivando l’erosione del bordo più orientale di quel promontorio anticiclonico che le scorse settimane aveva influenzato l’Europa centrale. Lo smembramento di questa figura anticiclonica, ad opera dell’incisività del “lobo” siberiano del vortice polare, sta comportando in queste ore l’apertura di un ampio canale di correnti decisamente fredde, per non dire gelide, che dal mare di Barents e dalle pianure Sarmatiche si verseranno in direzione della penisola Scandinava e dell’area baltica, per poi riuscire ad invadere la Danimarca muovendosi in moto retrogrado alla volta del mar del Nord e delle Isole Britanniche, dove entro le prossime 12-24 ore si attende un brusco calo delle temperature ed il ritorno della neve sulle coste orientali dell’Inghilterra e nel sud della Scozia.
Ebbene, questa massa d’aria molto fredda, d’estrazione artico marittima, entro il prossimo weekend coinvolgerà buona parte del comparto centro-occidentale del continente europeo e persino il nostro paese, dove ci si attende un nuovo brusco calo dei valori termici, al di sotto delle medie del periodo, ed il ritorno della neve a bassa quota, specie sui rilievi appenninici. Questo flusso artico meridiano, appena citato, tra la serata odierna e la giornata di domani, dopo aver invaso la Scandinavia, il mar Baltico e il Regno Unito, tenderà ad espandersi ulteriormente verso latitudini più meridionali grazie ad una estensione verso nord, fino alle coste orientali della Groenlandia, della vasta anomalia negativa della tropopausa presente sul nord Atlantico, a ridosso dell’Islanda, dove sono ubicati dei massimi di geopotenziale in quota che supportano l’esteso blocco anticiclonico. Di conseguenza il nucleo di aria molto fredda, d’estrazione artica, entro domani, muovendosi lungo il bordo orientale del blocco anticiclonico posizionato in pieno Atlantico, si dirigerà verso il Canale della Manica e l’Atlantico francese fino al golfo di Biscaglia e alla Spagna settentrionale. Proprio al traverso della Spagna, nella giornata di mercoledì, il flusso freddo di matrice artica, in movimento lungo una direttrice Nord-Sud, andrà rapidamente ad interagire con le masse d’aria decisamente più miti e molto umide, di matrice oceanica, dai quadranti occidentali, in scorrimento lungo il margine più meridionale di questa grande anomalia negativa nella tropopausa centrata in pieno oceano (fra le medie latitudini atlantiche, il Portogallo e la Spagna).
Entrando a contatto con l’aria più mite e umida, d’origine atlantica, l’afflusso di aria decisamente molto fredda, in discesa dalle latitudini artiche, tenderà ad inasprire il “gradiente termico orizzontale” nei bassi strati e il “gradiente di geopotenziale” in alta quota tra la Francia, la Spagna e l’area mediterranea, incentivando la formazione di una giovane ciclogenesi sul Mediterraneo centro-occidentale, in sensibile approfondimento nell’area compresa fra il golfo del Leone e le Baleari. Sarà proprio l’innesto di questa giovane ciclogenesi mediterranea nella giornata di mercoledì, che verrà rapidamente alimentata dall’aria molto fredda che dopo aver investito la Francia sfocerà sul Mediterraneo dalla valle del Rodano, tramite venti molto forti di “mistral”, a dare origine all’ondata di maltempo, che fra giovedì e venerdì, metterà sotto scacco buona parte della penisola, con precipitazioni a carattere diffuso, anche a sfogo temporalesco sull’area tirrenica, e il ritorno della neve fino a bassissima quota sull’Appennino, in particolare fra le regioni adriatiche, fra Marche, Abruzzo e Molise, e sul resto del sud peninsulare, mentre sulle coste arriveranno piogge e rovesci temporaleschi, a tratti pure grandigeni.
Ma l’effetto più visibile sarà per l’appunto il consistente abbassamento dei valori termici che si porteranno quasi ovunque al di sotto delle medie stagionali. In qualche caso si arriverà ad avvertire -7°C -8°C, localmente anche più, rispetto alle termiche miti di questi giorni. Il brusco peggioramento, seguito dall’afflusso di aria sempre più fredda, verrà esacerbato anche dall’affondo in quota di una saccatura artica che manterrà il proprio asse principale disposto intorno N-NE S-SO, dipanata direttamente da uno dei “lobi” del vortice polare, che si posizionerà con un profondo vortice depressionario in quota, colmo di aria molto gelida, fra la penisola di Kola e il nord della Finlandia. Secondo gli ultimi run dei principali centri di calcolo la profonda ciclogenesi che si verrà ad isolare sul bacino centrale del Mediterraneo, venendo alimentata lungo il suo lato più occidentale da masse d’aria molto fredde in sfondamento dal Rodano verso il mar e Canale di Sardegna, dove si attiveranno impetuosi venti di maestrale, rischia di approfondirsi in maniera molto rapida, divenendo un sistema depressionario piuttosto profondo, con un minimo barico sotto i 985 hpa che tenderà a rinvigorire in modo notevole il “gradiente barico orizzontale” (sensibile infittimento delle isobare) sui mari che circondano l’Italia, con la conseguente attivazione di una ventilazione ben oltre la soglia d’attenzione sui canali che circondano le nostre isole maggiori. Qui con molta probabilità i venti burrascosi, di maestrale, causeranno un sensibile rinvigorimento del moto ondoso (mari da agitati a molto agitati) e l’interruzione dei collegamenti marittimi con le isole minori. Una parte dell’aria fredda riuscirà a sprofondare fin sull’entroterra nord-africano, causando un brusco calo delle temperature fino al nord della Libia.



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