Scarsa attenzione nel nostro paese sulla gestione del rischio degli eventi naturali. E’ questo il messaggio lanciato, sottolineando i costi della mancanza di prevenzione dei rischi in Italia sulle calamita’, dai ricercatori a capo del Progetto Nazionale Prin 2011-2014, finalizzato alla sicurezza della popolazione e alla corretta distribuzione delle risorse pubbliche. Di questo progetto e piu’ in generale del problema delle calamita’ idrogeologiche nel nostro paese, si e’ discusso nei giorni scorsi in un incontro promosso dall’Accademia dei Lincei di Roma. ”In particolare – hanno denunciato i ricercatori – nell’ultimo decennio l’attenzione del sistema Politico- Amministrativo ha destinato le poche risorse disponibili, quasi esclusivamente alle gestione di emergenza del post-evento. Trattando questo tema, il mondo della ricerca ha piu’ volte invitato il ‘Sistema politico amministrativo’, nazionale e locale, a programmare iniziative tese a distribuire nel tempo i necessari interventi di prevenzione, soprattutto per quanto attiene la Prevenzione del tempo differito”. ”Considerando gli eventi di frana, di alluvione e di terremoto avvenuti in Italia negli ultimi cento anni circa – hanno aggiunto – troviamo un numero impressionante di vittime: 172.359. Per i soli eventi di frana sono stati registrati circa 43 vittime/anno. Se consideriamo i soli dati relativi ad eventi di frana e alluvione, ricavati dal 1985 ad oggi, il numero di vittime/anno risulta pari a 55. Questi tragici numeri indicano che l’aumento delle conoscenze e delle tecnologie, che il mondo della Ricerca ha messo a disposizione, non hanno modificato il trend degli effetti provocati dagli eventi naturali. Se poniamo la nostra attenzione ai danni, registriamo nel periodo 1986-2010 un aumento sostanziale delle perdite di risorse rispetto alla media 1923-2010. L’idea, spesso enunciata anche da ambienti pseudoscientifici, che l’aumento di questi effetti possa essere legato a drastici cambiamenti climatici e ambientali e’ priva di sostegni scientifici ed in forte contrasto con le analisi di rischio”. ”Il presente progetto di ricerca, finanziato dal Miur – hanno spiegato i ricercatori – e’ stato organizzato e articolato in modo da fornire una quadro completo della conoscenza sull’analisi del rischio e dei costi associati assumendo come obiettivo preliminare l’analisi della pericolosita’ degli eventi considerati”. ”La conoscenza di questo fattore consentira’ – hanno concluso – in primo luogo, di eliminare le incertezze che si registrano nella quantificazione del rischio. Sulla base dei dati forniti dalle diverse Ur appartenenti ai settori tecno-scientifici, la componente economica, di concerto con le altre Ur, sviluppera’ gli studi ponendo un duplice obiettivo: dal punto vista macroeconomico, per definire un percorso di politiche pubbliche di spesa orientate a prevenire o mitigare i danni derivanti dal verificarsi di calamita’ naturali; dal punto di vista microeconomico, per pervenire alla definizione e redazione di linee-guida capaci di sviluppare una valutazione costi-benefici di singoli investimenti pubblici volti alla prevenzione o mitigazione dei danni prodotti da un singolo evento calamitoso”.
In Italia, fra il 1950 e il 2012, sono stati registrati almeno 1061 eventi di frana con vittime in 962 localita’, e almeno 672 eventi d’inondazione con vittime in 563 localita’. In questo periodo, il numero complessivo di morti, feriti e dispersi, provocato da eventi idrogeologici e’ di oltre 9000. Gli sfollati e senza-tetto sono invece oltre 700.000. L’analisi del catalogo degli eventi di frane e d’inondazione con vittime e’ stato compilato dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Cnr. Di questi dati e piu’ in generale del problema delle calamita’ idrogeologiche nel nostro paese, si e’ discusso nei giorni scorsi in un incontro promosso dall’Accademia dei Lincei di Roma. Durante l’incontro, tra i temi discussi, gli esperti Fausto Guzzetti, Paola Salvati, Cinzia Bianchi (Cnr Irpi, Perugia, Roberto Zoboli (Universita’ Cattolica – Milano) e Massimiliano Mazzanti (Universita’ di Ferrara) si sono soffermati sui costi delle calamita’ idrogeologiche. Dagli interventi e’ emerso come valutare l’impatto, le perdite e i costi delle calamita’ naturali non e’ semplice. Per l’Italia sono comunque disponibili alcune stime dei danni prodotti dalle calamita’ naturali, incluse le calamita’ idrogeologiche. Fra le stime piu’ recenti – e’ emerso dagli interventi – vi sono quelle pubblicate nel 2011 dall’Agenzia Nazionale dei Costruttori Edili (Ance) congiuntamente al Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio (Cresme) (Ance/Cresme, 2012). Secondo le analisi di Ance/Cresme, nei 68 anni fra il 1944 e il 2011, il danno complessivo prodotto da terremoti, frane e alluvioni in Italia supera 240 miliardi di euro (2011), con una media di 3,5 miliardi di euro l’anno. Le calamita’ idrogeologiche hanno contribuito per 1/4 al danno complessivo, equivalenti a 61,5 miliardi di euro (2011). Per definire i costi delle calamita’ idrogeologiche sono necessarie informazioni accurate e organizzate ma tali informazioni – informano gli esperti – non sono quasi mai disponibili. Negli anni scorsi sono stati compiuti molti sforzi (scientifici, tecnologici, organizzativi, legislativi) e spese molte risorse per migliorare la capacita’ di misurare le forzanti naturali, e troppo pochi sforzi per misurare gli impatti, le perdite e i costi. Per rispondere adeguatamente alla domanda sui costi delle calamita’ idrogeologiche e’ necessario colmare una lacuna conoscitiva, raccogliendo informazioni sia per i pochi eventi maggiori che per i molti eventi minori.


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