Gli attuali modelli di valutazione dell’anidride carbonica negli oceani del mondo hanno bisogno di una revisione, secondo un nuovo studio dell’Universita’ della California pubblicato su ‘Nature Geoscience’. La ricerca ha dimostrato che la moltitudine di comunita’ di plancton vicine alla superficie delle acque calde sono molto piu’ ricche di carbonio di quanto sinora ipotizzato. Le fluttuazioni delle temperature marine globali avrebbero indotto organismi come i cianobatteri Prochlorococcus a digerire il doppio del carbonio precedentemente calcolato. Le conclusioni appena formulate rovesciano un principio fondamentale della scienza marina conosciuto come il ‘Rapporto di Redfield’. Il famoso oceanografo Alfred Redfield concluse nel 1934 che dalle superfici alle profondita’ degli oceani del mondo, sia il plancton e sia il materiale che espellono contengono lo stesso rapporto di carbonio, azoto e fosforo (106:16:1). La nuova ricerca ha rilevato rapporti radicalmente diversi in una ampia varieta’ di aree marine e ha dimostrato che la latitudine e’ un fattore piu’ determinante della profondita’. In particolare, i ricercatori hanno misurato livelli molto piu’ elevati di carbonio nelle aree calde e affamate di nutrienti vicine all’Equatore (rapporto 195:28:1) rispetto ai livelli intercettati nelle fredde aree polari ricche di nutrienti (78:13:1). “Il Rapporto di Redfield – hanno spiegato gli autori – rimane un punto centrale per la biologia e la chimica dell’oceano. Tuttavia, i nostri risultati mostrano chiaramente che le comunita’ di plancton non ‘lavorano’ secondo una ratio costante ma seguono un modello fortemente latitudinale”.
Clima: il plancton assorbe più CO2 del previsto in acque calde


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