Crolla l’indice “AO” che tocca uno dei valori più bassi di sempre per Marzo, il “getto polare” continua a rallentare e a presentare ampie ondulazioni con nuove ondate di freddo

Pur essendo già entrati nella primavera meteorologica e astronomica l’inverno non demorde, anzi cerca addirittura di tenersi attivo, rincarando la dose pure sul medio periodo, malgrado il pattern atmosferico cominci a lanciare segnali di tutt’altra natura. In queste settimane stiamo riscontrando una recrudescenza di condizioni climatiche tipicamente invernali fra l’est degli Stati Uniti, l’Europa centro-occidentale e la Siberia orientale e i paesi dell’estremo oriente. Su queste aree appena enunciate il campo termico continua a presentare vistose anomalie termiche negative, come non si vedevano da tempo in Marzo, con valori di circa -4°C -6°C (in qualche caso pure -8°C -10°C) al di sotto delle medie del periodo. Questa recrudescenza dell’inverno in molte aree dell’emisfero boreale è da imputare ad un persistente pattern climatico che vede un netto dominio dei cosiddetti scambi meridiani (scambi di calore fra polo ed equatore), a scapito del più tradizionale flusso perturbato zonale, che vede il dominio delle correnti occidentali, note anche con il termine inglese “Westerlies”.

La prima conseguenza di questo particolare pattern atmosferico riguarda il comportamento del “getto polare” che continua a presentare un andamento abbastanza ondulato, con lo sviluppo di importanti onde troposferiche (“onde di Rossby”), estese per centinaia di miglia, che tendono a muoversi progressivamente da ovest verso est, condizionando l’andamento meteo/climatico fra America settentrionale, Europa e Asia centro-settentrionale. Sono proprio queste ampie ondulazioni, prodotte da un sensibile rallentamento di velocità del ramo principale del “getto polare”, a produrre queste frequenti ondate di freddo fra Stati Uniti centro-orientali, Europa e Asia orientale. Se da una parte le ondulazioni troposferiche riescono a costruire grandi “blocking” (anticicloni di blocco distesi lungo i meridiani che fanno da barriera al flusso delle correnti occidentali), specie tra nord Pacifico e Atlantico settentrionale, capaci di riversare importanti ondate di freddo verso le medie latitudini, dall’altra (lungo i bordi occidentali di questi anticicloni di blocco) si innescano imponenti avvezioni di aria decisamente più mite e umida che risalgono fino alle latitudini sub-polari, generando brusche scaldate, proprio come quelle che si sono verificate in questi ultimi giorni sopra la Groenlandia, dove le temperature hanno raggiunto valori positivi di ben +10°C +12°C, cifre da record per Marzo.

Basti pensare che la scorsa domenica 17 Marzo la stazione di Maniitsoq Mittarfia ha registrato una temperatura massima di ben +12.2°C. Tale impianto circolatorio è spiegato dai valori negativi di importanti indici climatici come “AO” (Oscillazione artica) e “NAO” (Oscillazione nord atlantica), molto importanti per valutare il tipo di circolazione atmosferica dominante sullo scacchiere euro-atlantico. In queste settimane entrambi gli indici, “AO” e “NAO”, presentano dei valori largamente negativi, davvero ragguardevoli. Ciò significa che la differenza di pressione tra la depressione islandese e l’alta pressione delle Azzorre è molto bassa. In pratica viene a mancare quel fitto “gradiente barico orizzontale” e il “gradiente di geopotenziale” in quota fra le opposte figure bariche che tiene vivo il flusso zonale sul nord Atlantico, con “Westerlies” impetuose che dal nord degli USA e dal Canada orientale si dirigono a gran velocità verso l’Islanda, l’Europa occidentale e la Scandinavia.

Il debole “gradiente di geopotenziale” in quota contribuisce ad indebolire il ramo principale del “getto polare” che fuoriesce dal continente nord-americano. Tale rallentamento del “getto polare” agevola la formazione di grandi ondulazioni troposferica, su larga scala, che dalla fascia sub-tropicale si estendono fino alla regione artica, agevolando la discesa di ampi blocchi di aria fredda, che dal mar Glaciale Artico si versano verso le medie latitudini, mentre ad est dell’avvezione fredda sovente si generano intense rimonte calde sub-tropicali, pronte a dirigersi fin sulla regione artica, con ripercussioni che possono avvertirsi pure sopra il mar Glaciale Artico ormai totalmente ghiacciato. Da notare come nella giornata di ieri l’indice “AO” ha raggiunto un valore di ben -5.2, fra i più bassi di sempre. Questo è il secondo valore più basso del suddetto indice per il mese di Marzo, visto che le registrazioni iniziarono nel 1948. Fino ad ora solo nel Marzo del 1970 l’indice “AO” è sceso a -6.3, toccando il valore più basso di sempre da quando esistono le rilevazioni. Si tratta di un valore esageratamente negativo che finirà per avere pesanti ripercussioni anche sul medio-lungo termine.

L'ultima immagine del National Ice Center mostra l'esteso innevamento sull'Asia settentrionale (credit NOAA)

Esiste una correlazione fra lo scioglimento dei ghiacci marini dell’Artico e le premature ondate di freddo nelle aree continentali del Canada e del vasto comprensorio siberiano ?

Intanto sempre più spesso, fra il tardo autunno e il cuore della stagione invernale, si riscontrano importanti anomalie in seno all’andamento del ramo principale del “getto polare”, sempre più debole e marcatamente ondulato. Recenti studi avrebbero evidenziato una diretta correlazione fra lo scioglimento dei ghiacci marini dell’Artico e il prematuro innevamento delle aree continentali del Canada e del vasto comprensorio siberiano. Difatti, il rapido scioglimento dei ghiacci marini del mar Glaciale Artico nel periodo estivo promuove una maggiore evaporazione che incrementa le precipitazioni durante il periodo autunnale, fra Settembre e Ottobre, favorendo l’avvento di nevicate sempre più premature fra la regione artica e l’area siberiana. La neve, depositando i primi soffici accumuli sopra le immense lande della Siberia e dell’Artico canadese, permette un più rapido raffreddamento di queste, a causa dell’effetto “Albedo” che tende a rafforzarsi man mano che si avvicina l’ultima decade di Ottobre e il mese di Novembre. L’isolamento di masse d’aria sempre più fredde, nei bassi strati (in genere è lo strato d’aria in prossimità del suolo innevato ad esserne interessato), sopra le estese aree continentali dell’emisfero boreale, ha come prima ripercussione un brusco arretramento del “getto polare” verso latitudini più meridionali, con un conseguente indebolimento di quest’ultimo. Al contempo, il rapido raffreddamento delle lande della Siberia e del Canada costruisce ad incrementare la formazione di importanti nuclei anticiclonici, alle medio-alte latitudini, che aumentano le probabilità di ondate di freddo in grado di causare lunghi periodi di tempo insolitamente freddo e nevoso alle medie latitudini, fra America settentrionale, Europa e Asia centro-settentrionale.