E’ un inverno super-nevoso in alcune aree del pianeta: scopriamo dove la neve è arrivata a livelli quasi da record

Quello del 2013 verrà ricordato come uno degli inverni più nevosi degli ultimi decenni in alcune aree del nostro pianeta. Nevicate abbondanti che in alcuni casi hanno fatto registrare dei record di tutto rispetto. Iniziamo subito dal Giappone, spostandoci per la precisione nell’isola di Hokkaido, la più settentrionale e meglio esposta ai flussi di aria molto gelida (freddo “pellicolare”) che provengono direttamente dalla Repubblica di Jacuzia, il polo del grande gelo siberiano, dove non di rado la colonnina di mercurio può scivolare sotto il fatidico muro dei -55°C -60°C. Nell’ultima settimana le copiosissime nevicate che hanno colpito l’Hokkaido, ed in particolare il versante occidentale di questa (meglio aperto alle intrusioni gelide siberiane che tendono ad umidificarsi durante il passaggio obbligatorio sopra il mar del Giappone), sono riuscite a depositare oltre 4-5 metri di neve fin da quote di bassa montagna, con ingentissimi disagi per la circolazione stradale, in molti tratti ininterrotta. Nelle Montagne Hakkoda la profondità della neve ha raggiunto i 5,61 metri, stabilendo un nuovo record per il paese del Sol Levante.

Ma non solo in montagna, anche più in basso, nella nevosa città di Aomori, il manto bianco aveva raggiunto quasi 1,5 metri. Si tratta di un accumulo di tutto rispetto. Per liberare le strade della città nipponica ci sono voluti oltre due giorni di lavoro con le ruspe. Difficoltà per le abbondanti nevicate si sono sperimentate in altre città e piccole cittadine della costa occidentali di Hokkaido, dove nell’ultimo mese si sono registrate almeno quattro grosse bufere che hanno assunto carattere di “blizzard”. Queste nevicate, in particolare quelle verificatesi in Hokkaido, si distinguono da qualsiasi standard. Ma sono ancora ben inferiore ai vecchi record di massimo accumulo nivometrico. Fino ad ora la località di Tamarack, nella Sierra Nevada, in California, rivendica il record per il massimo accumulo di neve mai registrato: gli 11,5 metri dell’ 11 Marzo del 1911. Record, fino ad ora, rimasto imbattuto. Tanta neve è caduta sulle lande ghiacciate della Siberia centro-settentrionale. Secondo i dati dell’ufficio meteorologico russo, nella città di Norilsk, in una settimana sono complessivamente caduti diversi metri di neve, con accumuli eolici alti quasi 10 metri.

Un vero e proprio muro bianco, alto più di una abitazione, che ha sepolto interi centri abitati, rendendo impossibile qualsiasi tipo di collegamento. Oltre al nord del Giappone e alla Siberia settentrionale, un’altra area che ha ricevuto nevicate particolarmente consistenti in questo inverno del 2013 è stata l’India settentrionale, ed in particolare l’ampia regione montuosa dell’Himalaya nord-occidentale (ne abbiamo parlato più volte in questi mesi). Qui, sopra i 1500-1600 metri di altezza, di neve ne è caduta a metrate in questi mesi, con fenomeni a tratti anche molto intensi. Le montagne dello stato indiane dell’Himachal Pradesh sono state quelle maggiormente colpite. Veri e propri muri di neve hanno interrotto varie strade di montagna, costringendo le autorità indiane alla chiusura di alcuni passi di montagna molto importanti. Fra questi il Passo Rohtang, situato a 3978 di altezza, è stato interdetto alla circolazione stradale, visto la completa impraticabilità ed il rischio incombente di slavine, date le metrate di neve appoggiate su versanti ad elevatissima acclività, dove basterebbe una folata di vento per far tracimare a valle una autentica montagna di neve, capace di seppellire un intera vallata. In questi giorni una task force di operai ha iniziato a ripulire dai depositi di neve le strade di montagna dell’Himachal Pradesh.

Le montagne di neve nella città di Norilsk, nel nord della Siberia

Secondo stime del governo indiano ci vorranno almeno due mesi di duro lavoro per ripulire i 115 km del tratto di strada tra Manali e le città di Keylong. Rohtang Pass è la porta verso Keylong da Manali, nel distretto di Kullu, ma resta off-limits dal resto del paese per più di cinque mesi a causa dei consistenti depositi di neve lasciati sulla strada durante il periodo invernale. Questa volta il Passo Rohtang è stato chiuso già a metà Dicembre, causa le abbondanti nevicate cadute sull’area. Da allora, la gente della regione di Lahaul, è rimasta isolata dal resto del pianeta. L’autostrada è anche strategicamente importante in quanto si collega fino alla parte finale della regione del Ladakh Jammu e Kashmir, lungo i confini con la Cina e il Pakistan. Il lavoro di pulitura dell’autostrada montana è pieno di insidie, rappresentate dai forti venti, che a quelle altezze possono essere particolarmente furiosi, e dalle improvvise bufere di neve che si possono manifestare, con temperature glaciali e forti riduzioni della visibilità orizzontale, oltre al sempre incombente rischio valanghe. Solo lo scorso anno gli operai addetti alla pulitura dell’importante strada di montagna hanno dovuto affrontare una intensa tempesta di neve che li ha costretti ad interrompere i lavori per trovare un rifugio sicuro alle intemperie.

Proprio per questo gli operai che lavorano su questa autostrada, a quasi 4000 metri di altitudine, vengono attrezzati con delle uniformi speciali che pesano circa cinque chili e li proteggono dalle temperature particolarmente basse e dalle bufere di neve improvvise, accompagnate da fortissime raffiche di vento. Nel frattempo i residenti di due dozzine di piccoli villaggi, con una popolazione di oltre 20.000 unità nella valle Lahaul, sono in trepidante attesa della riapertura del traffico stradale. Come abbiamo più volte spiegato in vari articoli il versante occidentale della catena montuosa dell’Himalaya è molto nevoso. Merito del notevole “stau” (sbarramento orografico) offerto dalle imponenti catene montuose dell’Himlaya alle sostenute e umide correnti occidentali che accompagnano il transito di vecchie circolazione depressionaria, annessi sistemi frontali e “CUT-OFF” in quota di lontana origine mediterranea, sospinte dall’impetuoso “getto sub-tropicale” in quota che spesso presenta dei “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto”) sopra l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan fin sull’area himalayana. Queste figure cicloniche, molto spesso, addensano una fitta nuvolosità orografica che da luogo ad abbondanti precipitazioni nevose tra le montagne dell’Hindu Kush e i rilievi del Kashmir indiano. Sul versante occidentale della grande catena montuosa dell’Himalaya gli accumuli di neve fresca possono diventare veramente ingenti, incrementando ulteriormente il rischio di valanghe su tutta l’area del Kashmir.