Forti temporali sull’entroterra desertico Saudita: ecco perchè in questo periodo i fenomeni temporaleschi sono frequenti in Medio-Oriente

Osservando le attuali immagini satellitari si nota come la profonda circolazione depressionaria, che fino a ieri influenzava il tempo sull’Italia favorendo l’attivazione di forti venti di bora sull’alto Adriatico, si sia già velocemente allontanata verso l’Egeo e la Turchia, preceduta da una spettacolare “Warm Conveyor Belt”, che dall’est della penisola Anatolica si muove verso il Caucaso, per raggiungere i territori della Russia europea meridionale. L’appena citata circolazione depressionaria, in ulteriore spostamento verso levante, viene ben alimentata dal fortissimo “getto” (frutto dell’accoppiamento fra “getto polare” e “getto sub-tropicale”) in alta quota che scorre con un “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto) in corrispondenza dell’Egitto settentrionale e del mar di Levante, dove si nota la presenza di una nuvolosità addossata ai rilievi del Sinai, Israele e Palestina, tipica di un forte “Shear verticale” del vento. Difatti, a seguito della discesa fino al cuore dell’Europa di uno dei “lobi” del vortice polare pronto a ritirarsi verso la penisola Scandinava, il flusso perturbato principale è sceso ulteriormente di latitudine, attestandosi sotto i 40° di latitudine nord, in piena area mediterranea, con un intenso flusso occidentale nell’alta troposfera che dal medio Atlantico si dipana fino al mar di Levante e alle coste di Palestina, Israele, Libano e Siria (con nubi orografiche ammassate sul versante occidentale dei rispettivi rilievi).

Ma l’aspetto più rilevante riguarda la formazione di due grossi nuclei temporaleschi nel cuore dell’entroterra desertico Saudita, causa la notevole divergenza fra le correnti in alta quota e quelle molto più deboli negli strati più bassi (flusso sud-orientale richiamato dalla depressione in movimento sulla Turchia). Entrambi, soprattutto quello che si è sviluppato poco più a nord, nel cuore del deserto dell’Arabia Saudita settentrionale, durante la fase di sviluppo hanno assunto uno spiccato asse obliquo, causa il fortissimo “getto” occidentale in alta quota che ha cominciato a stirare (verso est) le sommità ghiacciate dei cumulonembi, cresciuti oltre i 9-10 km di altezza. Un classico a queste latitudini, dove il “getto sub-tropicale” può soffiare ad oltre i 300 km/h sopra i 9000 metri. In realtà, proprio in questo periodo dell’anno, sull‘entroterra desertico dell‘Arabia Saudita, come su buona parte degli stati dell‘area medio-orientale, dalla Siria all‘Iran, si possono formare imponenti “Cellule temporalesche“ capaci di evolversi in più complessi sistemi “Multicelllari”, prodotti da forti condizioni di instabilità innescate dal passaggio in quota del ramo principale del “Jet Stream sub-tropicale”, che dall’Egitto si muove in direzione dell’Asia meridionale, facendo cosi il giro dell’intero emisfero.

Il “getto sub-tropicale”, transitando sopra lo spesso strato di aria molto calda e secca che in questo periodo comincia a formarsi sopra le vaste superfici desertiche della penisola Arabica (come tra Pakistan e India), soggette ad un prevalente regime anticiclonico in quota (anticiclone sub-tropicale), tende a produrre forti turbolenze atmosferiche che innescano la nascita di violenti moti convettivi (correnti ascensionali), con la conseguente formazioni di grosse “Cellule temporalesche” e alle volte vere e proprie “Multicelle“, caratterizzate da attività elettrica a fondoscala (con frequenti tempeste elettriche, come avviene spesso tra Pakistan, India e Bangladesh alla fine della stagione calda, fra Maggio e Giugno, non appena il “getto sub-tropicale“ tracima sopra l‘onda di calore semi-permanente nell‘area indo-pakistana), forti rovesci e turbolenti colpi di vento che accompagnano i fenomeni più intensi. La caratteristica di questi temporali è quella di essere caratterizzati da forti “Updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che fanno esplodere verso l’alto il cumulonembo, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 10-12 km di spessore.

A tali quote le incudini dei cumulonembi tendono ad essere spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto” (di solito provengono da Ovest o O-SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei Cumulonembi, divergendo verso est, assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso. In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “Downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Alcune di queste cellule, spinte dal forte “getto sub-tropicale” verso est, tendono a dissiparsi per poi riformarsi non appena raggiungono le calde acque del golfo dell’Oman e il mare Arabico, dove l’enorme quantità di calore latente fornito dalla superficie marina sforna delle vere bombe temporalesche, cariche di forti rovesci con fulminazioni a fondoscala.