Tre colleghi di lavoro, tutti trentenni con la passione del mare, che come ogni domenica, quando le condizioni meteo lo consentivano, andavano a pesca su una piccola barca di vetroresina. Ma oggi non hanno fatto ritorno: uno di loro, Davide Arena, e’ stato trovato morto a circa 4 miglia dal porticciolo palermitano della bandita; gli altri due, Salvatore Zarcone e Massimo Perricone risultano dispersi. Erano partiti alle 6, mentre sorgeva il sole, in una giornata con una temperatura di 21 gradi e una brezza di scirocco che non preoccupava certo dei pescatori esperti. Ma dopo mezzogiorno il padre di uno dei ragazzi, che conosceva le abitudini dei tre, ha provato a scrutare verso l’orizzonte, dove non c’era traccia della piccola imbarcazione. A quell’ora, di solito, Davide, Salvatore e Massimo sarebbero dovuti essere a casa a spanciare il pesce e preparare il pranzo. Preoccupato per il ritardo, mentre i telefonini dei tre non davano alcun segnale, il genitore ha avvertito la Capitaneria di porto. Sono cosi’ scattati i soccorsi con motovedette ed elicotteri della Guardia costiera, dei Vigili del fuoco, della Guardia di finanza. Alle 15.15 un mezzo della capitaneria ha raccolto a 4 miglia dalla costa il corpo di Arena, che indossava un salvagente. Poco piu’ a nord, dove i soccorritori si sono spinti seguendo la direzione del vento e delle correnti, ecco alcuni oggetti che equipaggiavano la barca. Le ricerche vanno avanti, nonostante il buio, con 8 motovedette: 5 della Guardia costiera e 3 della Guardia di finanza, della polizia e dei carabinieri, oltre a un aereo con infrarossi della capitaneria di porto. Sulla banchina e’ un via vai di amici e parenti, di colleghi di lavoro (i tre lavoravano in un centro di revisione auto), e nelle parole di uno di loro si coglie lo strazio e la mancanza di speranza: ”Sono morti insieme, perche’ facevano tutto insieme ed erano inseparabili”. E quando la motovedetta della capitaneria porta sul molo il cadavere di Arena, il padre si sente male e perde i sensi: servira’ un’ambulanza per soccorrerlo. Nessuno finora fa ipotesi sul motivo di questo naufragio, capitato a tre ragazzi descritti come prudenti e con buona conoscenza delle tecniche di navigazione. La loro barca, poco piu’ lunga di 3,5 metri ed equipaggiata con un motore fuoribordo di 5 cavalli, non era certo in grado di spingersi molto al largo. E infatti, i tre pescavano, in genere, sottocosta. Una semplice avaria al motore avrebbe comunque consentito loro di tornare nel porticciolo della bandita a remi e, in ogni caso, avrebbero potuto chiedere aiuto attraverso i telefoni cellulari, che, invece, non hanno mai dato alcun segnale. Tutto lascia pensare che la tragedia sia accaduta in pochi istanti. Probabilmente la barca si e’ ribaltata perche’ colpita da un’onda: in mattinata su Palermo soffiava vento da sud-est a circa 8 nodi, con raffiche fino a 11 nodi. Dopo le 10 l’intensita’ e’ diminuita e piu’ tardi e’ cambiata anche la direzione. Questa tragedia, finora, non trova risposte.
Mare in tempesta a largo di Palermo, drammatico naufragio: un morto e due dispersi


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