Le previsioni del rischio e le indagini scientifiche a tutto campo sono sfondo di un bell’articolo apparso oggi su Nature e fra gli esempi di quella che la prestigiosa rivista chiama la ricerca a lungo termine, appare anche l’Osservatorio Vesuviano, sezione napoletana dell’INGV.
Decenni e spesso secoli sono necessari alla scienza per conseguire risultati importanti per l’intera umanità e lo stesso dicasi per la comprensione del funzionamento di un vulcano.
Dopo 172 anni di attività, la citazione odierna su Nature rende merito al lavoro svolto in campo vulcanologico da questa struttura, sia sul fronte della ricerca che su quello della sorveglianza.
“A far grande l’Osservatorio Vesuviano hanno contribuito, fin dalla sua fondazione nel 1841, direttori della grandezza di Macedonio Melloni, definito tra i più grandi fisici italiani del XIX secolo, insignito della Rumford Medal, l’equivalente del premio Nobel attuale; Raffaele Matteucci, medaglia d’oro al valore per la gestione dell’eruzione vesuviana del 1906; Giuseppe Mercalli, uno dei più grandi sismologi tra il XIX e il XX secolo e tanti altri scienziati e tecnici, in forza all’Osservatorio Vesuviano, che hanno operato e operano tutt’oggi, talvolta in condizioni estreme, sul vulcano napoletano quiescente da circa 70 anni, ma considerato a più alto rischio nel mondo, vista la situazione urbanistica e demografica che caratterizza le aree circostanti”, commenta il Dott. Giovanni Ricciardi (Ricercatore geofisico dell’INGV e autore dell’opera “Diario del Monte Vesuvio” edito da ESA).


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