Torna l’incubo virus, ed è peggio della Sars 10 anni dopo la morte di Carlo Urbani, il medico-eroe

Il nuovo virus simile alla Sars che ha gia fatto undici vittime, e’ molto piu’ pericoloso della sindrome respiratoria acuta grave. Lo scrive il South China Morning Post che riporta uno studio di un’Universita’ di Hong Kong sottolineando che il coronavirus e’ ancora piu “promiscuo” ovvero capace di infettare diverse specie. A differenza della Sars che tra il 2002 e il 2003 provoco’ 800 morti estendendosi in circa 30 paesi, il coronavirus odierno puo’ infettare diverse parti del corpo e puo’ provocare polmonite e blocco renale, uccidendo rapidamente le cellule. Al momento, hanno spiegato gli esperti, non si conosce l’origine del virus, apparso per la prima volta nei pipistrelli. Tuttavia il nuovo coronavirus ha un tasso di mortalita’ del 56% rispetto all’11% della Sars. La preoccupazione e’ che il virus possa mutaree diventare una vera e propria ‘pandemia’ mortale. Proprio ieri l’Organizzazione mondiale della sanita’ ha reso note due nuove morti per la nuova Sars, un uomo di 73 anni degli Emirati Arabi e un britannico che era andato in visita in Arabia Saudita e Pakistan.

SARS: 10 ANNI FA MORTE CARLO URBANI, IL MEDICO-EROE VITTIMA DEL VIRUS CHE AVEVA CONTRIBUITO A ISOLARE E SCONFIGGERE – Il 29 marzo di 10 anni fa moriva a Bangkok Carlo Urbani, medico di Castelplanio (Ancona), vittima della Sars, una sindrome che lui stesso aveva contribuito a individuare e sconfiggere. Urbani era in Vietnam in missione per conto dell’Onu, dopo essere stato in Cambogia. Aveva 47 anni. Accettando la trasferta ad Hanoi, con la sua famiglia, si era dimesso da presidente per l’Italia di Medici senza frontiere, l’organizzazione per cui nel 1999 aveva ritirato il Premio Nobel per la pace. Nel decennale della morte l’Aicu (Associazione Italiana Carlo Urbani), nata pochi mesi dopo la scomparsa del medico, celebrera’ la ricorrenza con una serie di iniziative. Intanto esce in questi giorni il libro ”Il medico della Sars, Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto” (Edizioni Paoline) del giornalista Rai Vincenzo Varagona. ”Il volume – spiega l’autore – vuol far conoscere Carlo Urbani a quanti, soprattutto ragazzi, non hanno avuto modo ancora di scoprirlo: ragazzi che magari frequentano scuole a lui dedicate e leggono questo nome sulle targhe di un’aula magna o di una biblioteca, ma non sanno chi sia Carlo Urbani. Carlo, prima medico di base nel suo paese, poi infettivologo negli ospedali di Ancona e Macerata, sin da giovane ha alternato questi impegni con viaggi e missioni all’estero, accettando poi ruoli di responsabilita’ in Medici Senza Frontiere e in seguito nell’Organizzazione Mondiale della Sanita”’. Arricchito dalla presentazione della moglie di Urbani Giuliana e dalla prefazione di Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza frontiere Italia, il libro raccoglie decine di testimonianze di familiari, amici, medici, dirigenti, funzionari, diplomatici. Storie, aneddoti che tentano di superare un’agiografia in questi casi inevitabile, per offrire le tracce di un’esperienza capace di destare, ancora, entusiasmi e speranze. Il volume si chiude con un capitolo dedicato all’Aicu, che da dieci anni si propone di continuare l’opera iniziata da Urbani con una serie di obiettivi di solidarieta’ sociale nei Paesi in via di sviluppo. Ritirando il Nobel Urbani aveva dichiarato: ”questo premio e’ per l’idea di salute e dignita’ che rappresentiamo, e’ un impegno a restare vicini alle vittime, tutelandone i diritti…Lasciamo che i riflettori illuminino gli scenari dimenticati, affinche’ il domani sia migliore e i benefici del premio vadano a loro, alle vittime”. Il presidente delle Marche Gian Mario Spacca sara’ ad Hanoi ad aprile, proprio per prendere parte alla commemorazione di Urbani.