Entro fine mese forti precipitazioni temporalesche potrebbero colorare di verde l’entroterra desertico dell’Arabia Saudita?

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Dando uno sguardo agli ultimi run del modello statunitense GFS sembra sempre più probabile che entro fine mese, fra 27 e 28 Aprile, una importante ondata di maltempo, caratterizzata da precipitazioni intense e a sfogo temporalesco, possa interessare il settore occidentale della penisola Arabica e persino l’entroterra desertico saudita. Precipitazioni preziose che potrebbero addirittura creare dei surplus idrici in molte aree del deserto Arabico, rinverdendo molte zone di questo. Ma che al tempo stesso potrebbero rappresentare un pericolo, data la scarsa permeabilità dell’arido terreno desertico che non è in grado di smaltire importanti quantità d’acqua che cadono in tempi piuttosto ristretti. In realtà ancora è troppo presto per poter parlare di un evento meteorologico rilevante, ma le prime proiezioni indicate dai principali centri di calcolo ricalcano questa ipotesi. Queste forti precipitazioni, inoltre, rischiano di determinare la piena dei “Uadi”, ossia quei lunghi canaloni, che solcano la superficie desertica, in cui scorrono i corsi d’acqua a carattere non perenne. A rendere la situazione ancora più esplosiva pure la possibile formazione di un’estesa area di divergenza fra venti orientali o sud-orientali, nei bassi strati, sopra il deserto Saudita, e il fortissimo “getto” occidentale che scorre nell’alta troposfera, esacerbando lo sviluppo di sistemi convettivi piuttosto rilevanti. Bisogna ricordare che Aprile rimane uno dei mesi più piovosi in molte aree del deserto Arabico.

Per esempio, nella capitale saudita Ryadh, la cui media pluviometrica annua non supera neppure i 188 mm, si registra un picco di piovosità proprio in Aprile, mese in cui sopra il deserto Arabico si possono sviluppare fenomeni temporaleschi particolarmente intensi, spesso accompagnati o preceduti da estesi “Haboob” (tempeste di sabbia) che comportano drastiche riduzioni della visibilità orizzontale. Proprio negli ultimi anni, nel mese di Aprile, l’entroterra desertico dell’Arabia Saudita è stato flagellato da eventi precipitativi molto intensi che hanno causato improvvisi allagamenti e “flash flood” fin sull’area di Ryadh. In realtà già dai giorni scorsi i primi temporali, di origine “termoconvettiva”, si sono cominciati ad originare lungo i rilievi dell’Arabia Saudita occidentale e dello Yemen, generando intense manifestazioni temporalesche, con locali acquazzoni accompagnati da frequenti fulminazioni, tuoni e colpi di vento. Le moviole satellitari di questi ultimi giorni hanno evidenziato come buona parte di codeste “Cellule temporalesche”, di matrice “termoconvettiva”, si siano sviluppate lungo il versante occidentale della catena montuosa del Jabal Al-Hijaz, che taglia di netto il settore occidentale della penisola Arabica, separando l’altopiano desertico interno (altopiano di Najd) dalle coste affacciate al caldo mar Rosso.

Le intense precipitazioni proposte dal modello GFS entro fine mese sull'entroterra desertico saudita

Non è un caso se gran parte di questi temporali si sono formati a ridosso di queste grandi montagne affacciate sul mar Rosso, specie se in presenza di umide correnti occidentali, le quali scaricano quella poca umidità raccolta sopra il caldo mar Rosso sulle pareti occidentali del Jabal Al-Hijaraz, venendo poi costrette a sollevarsi verso l’alto all’impatto con i primi comprensori montuosi presenti dietro la costa occidentale saudita. Durante il sollevamento forzato verso l’alto la massa d’aria tende ad espandersi e a raffreddarsi, salendo di quota e favorendo la rapida condensazione del vapore acqueo e la formazione di grossi annuvolamenti a sviluppo verticale (cumuli, congesti e cumulonembi) che vengono ulteriormente alimentati dal calore latente presente nei bassi strati, tanto da assumere un importante sviluppo verticale. Ma un altro fattore che esalta l’instabilità diurna lungo le montagne dell’Arabia Saudita occidentale e dello Yemen è senza dubbio legato al passaggio del ramo principale della “getto sub-tropicale” in quota, nell’alta troposfera.

Difatti, la “corrente a getto sub-tropicale”, transitando sopra lo strato di aria molto calda e secca che in questo periodo comincia a formarsi sopra le vaste superfici desertiche della penisola Arabica, soggette ad un prevalente regime anticiclonico in quota (anticiclone sub-tropicale), tende a produrre forti turbolenze atmosferiche (per il vuoto d’aria in alta quota prodotto dallo scorrimento veloce del ramo principale del “getto sub-tropicale”) che innescano la nascita di violenti moti convettivi (correnti ascensionali), con la conseguente formazioni di grosse “Cellule temporalesche” e alle volte vere e proprie “Multicelle” (aggregato di più “Celle” singole), caratterizzate da attività elettrica a fondoscala (con frequenti tempeste elettriche, come avviene spesso tra Pakistan, India e Bangladesh alla fine della stagione calda, fra Maggio e Giugno), forti rovesci e turbolenti colpi di vento che accompagnano i fenomeni più intensi. Molti di questi temporali, crescendo in altezza, tendono ad essere toccati nella parte superiore dal forte “getto” che scorre in alta quota, da ovest ad est, evolvendosi in “Cellule temporalesche” con uno spiccato asse obliquo, le cui incudini si allontanano dalla base originale dei cumulonembi, favorendo un ulteriore risucchio di aria calda e molto umida dai bassi strati. Per questo, alcuni di questi temporali, dopo essersi formati a ridosso dei monti del Jabal Al-Hijaraz, riescono successivamente ad estendersi fino all’altopiano interno saudita, prima di essere letteralmente stirati dal “getto sub-tropicale”, che può raggiungere velocità di oltre i 250-270 km/h a 9000 metri.