“L’influenza aviaria si e’ rifatta viva, in una nuova variante per l’uomo che e’ l’H7N9. Ma i casi scoperti sono solo la punta dell’iceberg, considerato anche che poco meno della meta’ sono deceduti e che ci saranno anche forme meno pesanti che non vengono a galla”. A spiegarlo e’ Fabrizio Pregliasco, virologo dell’universita’ Statale di Milano. “I dati ancora sono pochi”, osserva l’esperto sentito dall’Adnkronos Salute. “L’aspetto positivo di questa vicenda e’ che abbiamo imparato la lezione di Sars e aviaria sul monitoraggio dei nuovi virus. Il significato dei casi portati alla luce e’ ancora tutto da valutare. E’ pero’ importante che si riesca a stanare anche episodi che appaiono ancora come fuocherelli, che si possa tentare di spegnerli sul nascere, avere la percezione della loro crescita. In passato ci arrivava la doccia fredda tutta d’un colpo. Questo non dovrebbe accadere piu'”. Il virus, riflette Pregliasco, “e’ nuovo. Il meccanismo che lo ha originato e’ noto: questi virus hanno la capacita’ di ricombinarsi, all’interno di un organismo ospite si scambiano i pezzi con altri patogeni. Non a caso episodi di infezione animale-uomo capitano soprattutto nel Sudest asiatico dove c’e’ una grande promiscuita’ fra le due specie. Magari l’H7N9 non avra’ la capacita’ di fare il salto e diventare trasmissibile da uomo a uomo, ma noi non dobbiamo abbassare la guardia”.
Influenza aviaria, il virologo lancia l’allarme: “i nuovi casi sono solo la punta dell’iceberg”


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