La “Zonda” il famoso Foehn andino: ecco come una catena montuosa può “comprimere” il flusso occidentale delle medie latitudini

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Schema rappresentativo della "Zonda" sui differenti versanti andini

La “Zonda” è un vento caldo, secco e polveroso, simile al “Foehn” che interessa le nostre Alpi, che spira di frequente dalle vette andine verso i sottostanti fondovalle dell’Argentina centrale. Esso, in genere, spira da Ovest o O-SO, in modo molto rafficoso e turbolento, presentandosi sotto forma di sostenute raffiche di caduta che presentano delle caratteristiche favoniche. Può spirare con intermittenza anche per 2-3 giorni, prima di lasciare il posto ai più freddi venti dai quadranti meridionali. Nel 90 % dei casi, il vento di caduta dalle Ande si presenta soprattutto tra Maggio e Novembre, periodo compreso fra l’inverno e la primavera australe. La “Zonda” si attiva sulle cime e nei crinali delle Ande cilene, trascinando detriti e ingenti quantità di polvere in direzione del versante orientale della cordigliera delle Ande e sui sottostanti fondovalle. In realtà la “Zonda”, originariamente, è un vento freddo e molto umido che dal Pacifico meridionale si spinge in direzione delle coste cilene e del versante occidentale della Cordigliera andina. In pratica corrisponde all’umido flusso occidentale (zonale) delle medie latitudini che scorre sul Pacifico meridionale.

Gli effetti della "Zonda" sui sottostanti fondovalle delle Ande orientali

Raggiunte le Ande, l’umida ventilazione occidentale che proviene dal Pacifico meridionale, incontrando i primi contrafforti montuosi, tende a salire bruscamente verso l’alto, con lo sviluppo di importanti moti ascensionali. Durante la salita la massa d’aria che incontra il rilievo si raffredda sensibilmente e raggiunta adiabaticamente la saturazione, se vi è sufficiente umidità, condensa, con la conseguente formazioni di nuvole piuttosto estese che si ammassano sul versante di sopravento, dove si genera il cosiddetto fenomeno dello “stau” (tutto l’opposto del “Foehn”). Bisogna però specificare che durante questa fase, se buona parte dell’umidità contenuta nella massa d’aria non viene persa, rimanendo in forma di nuvole, l’aria, nel ricadere sul versante di sottovento si comprime e si riscalda tornando alle condizioni di partenza. Ma se la condensazione del vapore acqueo produce delle precipitazioni sul versante di sopravento non si ritorna più alle condizioni iniziali e l’aria arriva a valle, sul versante sottovento, con una temperatura più alta di quella di partenza nell’altro versante, dando luogo al “Foehn”. Difatti, il calore latente liberato dalla condensazione fa raffreddare più lentamente la massa d’aria durante la fase di risalitasi nel lato sopravento. Una volta raggiunto il crinale dell’ostacolo orografico la massa d’aria è costretta a scendere lungo il versante di sottovento.

I turbini di polvere sollevati dalle raffiche di "Zonda"

Durante la discesa l’aria tende a scaldarsi e a deumidificarsi a causa della “compressione adiabatica”, diventando piuttosto calda e secca una volta raggiunto il fondovalle o la pianura sottostante, dove i moti discendenti rendono i cieli generalmente sereni o poco nuvolosi, inibendo lo sviluppo di nubi o nebbie nei bassi strati. Questo è proprio il caso della “Zonda”, il noto “Foehn” andino. Durante l’ascesa, lungo il versante cileno delle Ande, tutta l’umidità contenuta in seno alle masse d’aria, di tipo polare marittima, viene scaricata tramite intense precipitazioni nevose, lungo le Ande del Cile, che presentano crinali alti più di 4.000-5.000 metri, con picchi di ben 6.000 metri. Dopo aver scaricato tutta l’umidità, in forma di nevicate sulle Ande cilene, la massa d’aria polare marittima oltrepassa il crinale per poi rigettarsi, con intense raffiche di caduta, sul versante argentino. Proprio in questa fase la massa d’aria, originariamente fredda e molto umida, subisce un brusco riscaldamento e si deumidifica, a causa della “compressione adiabatica” che si attiva lungo il versante sottovento argentino. L’azione della “compressione adiabatica”, visto il notevole dislivello con le creste delle Ande (che arrivano a superare i 5000-6000 metri), si avverte fino alla Patagonia e alla Pampa occidentale, dove l’irrompere dei sostenuti venti di caduta viene accompagnato da bruschi rialzi termici e da una repentina diminuzione dell’umidità relativa che può crollare di botto, anche sotto il 20 %.

In pratica questo vento mette in evidenza la notevole “compressione adiabatica” esercitata dalle Ande meridionali all’umido flusso delle “Westerlies” australi, che attraversano l’intero Pacifico meridionale. La “Zonda” investe frequente determinate aree dell’Argentina, come le province di La Rioja, di San Juan, e l’area di Mendoza, maggiormente soggetta alle brusche scaldate indotte dai venti di caduta. A Mendoza, per esempio, anche in pieno inverno il termometro può varcare la soglia dei +28°C +30°C non appena si attiva. Qui il vento di caduta dalle creste andine tende ad essere amplificato dalla particolare orografia dell’are, data la presenza di ampie vallate che permettono la naturale “canalizzazione” delle masse d’aria marittime, in sfondamento dal quadrante occidentale. Non di rado, negli eventi più intensi, le raffiche di “Zonda”, dalle spiccate caratteristiche discendenti, possono raggiungere o superare la soglia dei 100-120 km/h, producendo anche dei danni (alberi sradicati, cartelloni stradali divelti e tetti di abitazioni scoperchiati) in prossimità dei fondovalle. Gli episodi più violenti si realizzando in presenza di forti “gradienti barici”, ma soprattutto di forti “gradienti termici” fra gli opposti versanti delle Ande (cileno e argentino).

Specie quando sul Pacifico meridionale e lungo la costa cilena scorrono masse d’aria molto fredde, da S-SO e SO, provenienti dai mari antartici, mentre sull’Argentina centrale e lungo la Pampa prevalgono masse d’aria molto più calde, da Nord e N-NE, che determinano un calo della pressione barometrica a livello del suolo (con un regime di depressione termica nei bassi strati). Il notevole divario termico e pressorio da cosi vita a fortissimi venti di caduta dai declivi andini che vengono ulteriormente rafforzati, specie lungo il versante argentino sottovento, dalla presenza di un robusto anticiclone di blocco poco a largo della coste cilene centro-meridionali che tende a contrapporsi al regime depressionario che si instaura sulla Pampa argentina. Di solito la “Zonda” precede o accompagna l’ingresso di un fronte freddo, che si muove da sud o sud-ovest, con a seguito masse d’aria decisamente più fredde che provengono dalle latitudini sub-polari antartiche. Non per caso viene quasi sempre seguita dal “Pampero”, il freddo vento da SO che spinge l’aria fredda, d’estrazione polare marittima, in direzione della Pampa argentina, dell’Uruguay e del Paraguay, determinando dei bruschi cali termici ed in qualche caso pure delle spettacolari nevicate fino al piano sulle pianure dell’Argentina centro-meridionale, in presenza di grandi blocchi di aria gelida che risalgono direttamente dalle coste antartiche.