Nuovo studio potrebbe riscrivere la storia dell’area vulcanica di Auckland

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Credit: Wikipedia

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Vulcanology, suggerisce che l’isola vulcanica di Rangitoto, un vulcano a scudo nei pressi della città di Auckland, in Nuova Zelanda, sarebbe stato più attivo di quanto si pensasse durante le ultime migliaia di anni. Questa è forse una cattiva notizia per la metropoli, perché i modelli di rischio vulcanico per quella zona si sono concentrati sulle brevi eruzioni (settimane o anni), ma se i risultati proposti da questo nuovo studio fossero confermati, l’area potrebbe divenire periodicamente attiva per centinaia, se non migliaia di anni. La più grande città della Nuova Zelanda, Auckland, è costruita sulla cima di un’area vulcanica attiva che rende la città uno dei luoghi vulcanici più interessanti del mondo. Questa zona ha almeno 50 coni attraverso il territorio cittadino fino al Golfo di Hauraki. Per una grande città che sorge su un campo vulcanico di 250 mila anni, sappiamo ancora molto poco.

Ferdinand Hochstetter in 1865–66

L’isola, con la sua caratteristica forma simmetrica e la sua altezza di 260 metri,  è divenuta ormai un punto di riferimento ampiamente visibile dalla città. Ciò che sappiamo, e che si formò nel corso di un periodo di intensa attività vulcanica intorno al 1350 d.C. Sino ad oggi si riteneva che le eruzioni fossero durate soltanto pochi anni e che fossero le uniche degli ultimi 10.000 anni. Tuttavia, questo nuovo studio condotto da Phil Shane, dal suo team dell’Università di Auckland e da ricercatori dell’Università di Plymouth (UK), potrebbe riscrivere la storia della sua attività. Il team di esperti ha datato la tefrite (l’insieme dei materiali piroclastici prodotti durante un’eruzione vulcanica al di là della loro composizione o dimensione) nei sedimenti del lago, ma poiché l’area di Auckland ha subìto un netto intervento antropico, la prova di molte eruzioni passate, in particolare le piccole eruzioni esplosive, sono state spazzate via con normali agenti atmosferici.  Per fortuna questi strati di ceneri sottili si sono conservati indisturbati nei sedimenti del lago, motivo per il quale è stato possibile studiare attraverso il prelievo di carotaggi gli eventi che si sono persi altrove.

Credit: NASA - Landsat 7

Il risultato finale ha evidenziato numerose piccole eruzioni precedenti di 1000 anni al 1350 d.C., anche se non è facile intuire se queste provenissero dalla stessa isola, in quanto i campioni di sedimento prelevati si sono formati 207 mila anni fa. Inoltre potrebbe essere possibile che la cenere dal Lago Pupuke potrebbe essere la fonte dei sottili strati di cenere basaltica nel sedimento. Shane e il suo team tuttavia, studiando le impronte digitali della cenere, potrebbero confermare se questa sia stata acquistata dal Rangitoto, e non dal Lago Pupuke. I ricercatori credono che la prossima eruzione non avverrà dalla stessa bocca eruttiva, ma da qualche altra parte del territorio sotto Auckland. Si teme che possa ricominciare con piccole eruzioni esplosive e colate di lava per centinaia di anni. Uno scenario completamente differente da un’eruzione di pochi mesi. Tuttavia, se prendessimo in considerazione la popolazione presente alle pendici dell’Etna, uno dei vulcani più attivi al mondo, ci accorgeremmo che questa notizia non sarebbe da considerare catastrofica per la città della Nuova Zelanda. Certamente, a seconda della bocca eruttiva responsabile, avrebbe notevoli conseguenze, ma non porrebbe fine all’esistenza della città più grande dello stato.