Smog, il Treno Verde: “solo il maltempo fa respirare la Lombardia, quando arriva l’anticiclone è un disastro”

Contro lo smog l’unico alleato e’ il maltempo. Pioggia e vento, tra i fattori che favoriscono la dispersione degli inquinanti, hanno rallentato quello che e’ da sempre il male invernale della Lombardia, soffocata sotto il peso della ”malaria”. L’emergenza derivante dall’uso di automobili private, pero’, non e’ soltanto un fattore di inquinamento atmosferico, ma provoca continue vittime: degli oltre 37mila incidenti stradali che avvengono ogni anno in Lombardia, l’82 per cento di questi si verifica su strade urbane. Gran parte dei morti in incidenti su strade urbane non sono i conducenti dei veicoli, ma ciclisti e pedoni coinvolti. Proprio per questo Legambiente lancia un appello ai sindaci lombardi e alla Regione per mettere in atto un piano di lavoro comune non solo per ridurre l’emergenza smog ma per rilanciare una mobilita’ nuova. E’ questo, in sintesi, il bilancio finale della tappa milanese del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, la campagna itinerante realizzata con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare, dedicata quest’anno al tema della ”citta’ smart”. In questi giorni, a Milano, grazie appunto alla complicita’ delle condizioni meteo e alla giornata di stop alle auto private, i risultati del monitoraggio sulle polveri sottili sono risultati entro i limiti di legge, ma il 2013 – che doveva, invece, essere l’anno europeo dell’aria – si avvia ad essere ancora una volta critico per la salute dei cittadini. Gia’ decine, infatti, gli sforamenti dei livelli di PM10 registrati in tutta la regione. Superati, invece, i livelli di inquinamento acustico durante le ore notturne. Il monitoraggio e’ stato effettuato per 72 ore consecutive dal Laboratorio Mobile di Italcertifer in via Lazzaro Papi, all’altezza del civico 17. I tecnici hanno analizzato la presenza di Pm10 che si e’ contenuta entro il limite previsto dalla legge di 50 microgrammi/metro cubo (µg/m3). Le condizioni meteo, il blocco del traffico ed un flusso autoveicolare non particolarmente intenso hanno contribuito a mantenere le concentrazione degli inquinanti monitorati all’interno dei limiti dettati dalla normativa. Nello specifico si segnala che la media nelle otto ore per il monossido di carbonio (CO) ha raggiunto il valore massimo di 0,7 mg/m3 contro un limite di 10 mg/m3; la media oraria massima per biossido di azoto (NO2) e’ stata di 128 µg/m3 contro un limite di 200 µg/m3. La media oraria massima per l’ozono (O3) e’ stata di 91 µg/m3 contro una soglia di informazione di 180 µg/m3; per il biossido di zolfo (SO2) le medie giornaliere sono risultate molto al di sotto del limite di 125 µg/m3. Il PM10 non ha superato, come media giornaliera, il limite di 50 mg/m3, raggiungendo i 30 mg/m3 nella giornata del 06/04. Il benzene infine e’ restato molto al di sotto del limite di 5 µg/m3, riferito pero’ a un periodo di mediazione che e’ l’anno civile, raggiungendo un massimo di 2,5 µg/m3 espresso come media giornaliera. Risultati che non devono, pero’, ingannare, perche’ secondo la classifica di Legambiente, che ha elaborato i dati delle centraline Arpa dislocate nelle strade dei dodici capoluoghi lombardi, in diversi casi sono stati gia’ superati tutti i parametri di ”tolleranza” per quanto riguarda l’inquinamento da polveri sottili. Certo, l’aria e’ stata decisamente ”meno peggio” se confrontata con i dati degli inverni di tutto il decennio appena trascorso, ma comunque in cinque capoluoghi di regione (Brescia, Lodi, Sondrio, Monza e Milano) in soli 98 giorni si e’ superata la fatidica ”franchigia” dei 35 giorni di smog (polveri al di sopra dei 50 microgrammi su metro cubo) che la legislazione europea ritiene tollerabili nell’arco dell’intero anno. E la concentrazione media di Pm10, misurata da tutte le centraline urbane di Arpa, vede quasi ovunque – con l’eccezione di Lecco – una situazione border line rispetto alla soglia ritenuta ammissibile come media annua. Sul podio delle citta’ piu’ inquinate Brescia (con 48 superamenti), Milano e Monza (entrambe a 43 superamenti). La scommessa di Legambiente e’ quella della ‘Mobilita’Nuova’ che ruota attorno a quattro perni: l’uso delle gambe; l’uso delle bici; l’uso del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria; l’uso occasionale dell’auto privata (sostituita in tutti i casi in cui e’ possibile da car sharing, car pooling, taxi), che modifica lo spazio pubblico e la sua destinazione d’uso, rafforza i legami comunitari tra le persone e tra le persone e il luogo dove vivono, studiano e lavorano, stimola un’economia agroalimentare basata sul km0, crea lavoro stabile, contribuisce a far crescere la percezione di sicurezza attraverso strade e piazze piu’ vissute e frequentate. La questione sicurezza sulle strade, infatti, e’ ormai un’emergenza: in Lombardia avvengono ogni anno 37.137 incidenti stradali, secondo le fonti Istat piu’ aggiornate (al 2010), con 532 morti e 50.838 feriti. Un problema che e’ prima di tutto delle citta’, visto che ben 30.407 incidenti (pari all’82% del totale) si verifica su strade urbane, dove avviene anche il 79% dei ferimenti e un bilancio di vittime pari a 268 (il 50%). Gran parte dei morti in incidenti su strade urbane non sono i conducenti dei veicoli, ma ciclisti e pedoni coinvolti. Tra gli aspetti piu’ gravi, vi e’ il fatto che questa incidentalita’ colpisce piu’ di altri i giovani: gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani nel corso del terzo decennio di vita, e causano un gran numero di invalidita’ permanenti. Anche l’impatto economico dell’incidentalita’ stradale non e’ trascurabile: ogni giorno negli ospedali lombardi entrano 140 infortunati della strada, per semplici prestazioni di pronto soccorso o per interventi piu’ complessi che richiedono lunghe degenze. Complessivamente, a livello nazionale, i soli costi sanitari legati all’incidentalita’ stradale ammontano a 29 miliardi di euro: complessivamente, si tratta di una spesa annua di 500 euro pro-capite. Computando anche gli altri costi ‘esterni’ del traffico, in primo luogo quelli legati all’inquinamento, Fiab stima un costo annuo, per la collettivita’, pari a 110 miliardi di euro che, ripartiti tra i 36 milioni di autovetture circolanti in Italia, fanno oltre 3000 euro a vettura, in gran parte coperti dalla spesa pubblica e quindi dalle tasse di noi tutti.