Terremoto Iran: già in passato la comunità scientifica internazionale aveva lanciato l’allarme per i precedenti eclatanti

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Che l’Iran sia un paese ad elevatissimo potenziale sismico è cosa risaputa da molto tempo. Non solo dagli iraniani, ma dalla comunità scientifica internazionale. La stessa, proprio recentemente, in tempi non sospetti, aveva già lanciato l’allarme, in vista dei progetti nucleari più volte annunciati dal governo di Teheran. Progetti ritenuti indispensabili ai fini della crescita economica di un paese molto giovane, ma che ancora non è riuscito a trovare la giusta strada per uno sviluppo economico più redditizio, a differenza di altre nazioni dell’area medio-orientale, che basano le proprie fortune sulle grandi risorse petrolifere, investendo i ricavi ottenuti da quest’ultime sul turismo e su una massiccia campagna di infrastrutturazione. Difatti l’Iran si trova nel bel mezzo della convergenza di più placche che si muovono ad una velocità superiore ai 2-3 centimetri l’anno. Valore molto significativo in termini geologici, che accentua il rischio sismico su quasi tutto il paese. Ed in particolare sulle regioni sud-orientali, le quali si trovano lungo il confine fra la placca africana, quella arabica, ma soprattutto quella indiana, che preme verso il sud dell’Iran ad una velocità superiore rispetto le prime due.

Ma anche l’area dei monti Zagros, poco distante dal confine con l’Iraq, è caratterizzata da una sismicità elevata, con diversi eventi tellurici, sopra i 7.0 Richter, registrati in passato. Più a nord si sentono gli effetti di un’altra placca, quella euroasiatica, che tutt’oggi contribuisce a plasmare la morfologia del territorio iraniano, figlia delle intense spinte compressivi esercitate. Queste placche, sopra citate, scontrandosi l’una contro l’altra, favoriscono la nascita di diverse faglie, di dimensioni considerevoli. Questi movimenti, ripetuti nel corso dei secoli, accumulano enormi tensioni lungo i margini delle due placche suddette, deformando pesantemente le masse rocciose presenti in profondità finchè si arriva al punto di rottura, attivando i terremoti di grande magnitudo. Solo nell’ultimo secolo il territorio iraniano, da nord a sud, è stato scosso da una lunga serie di terremoti di alta magnitudo, che hanno cagionato migliaia di morti e danni molto ingenti. Il più forte di questi, avvenuto nel 1945, ebbe una magnitudo di ben 8.0 Richter, tra le più elevate finora registrate nel continente asiatico.

Nel Settembre 1978, pochi mesi prima della rivoluzione islamica che trasformo la millenaria monarchia persiana in una Repubblica Islamica la cui costituzione si ispira alla legge coranica, si contarono 25mila vittime nella regione orientale del Khorassan, per un sisma di magnitudo di 7.7. In quell’occasione fu interamente distrutta la città-oasi di Tabas, considerata alla stregua di un museo per le sue bellezze architettoniche. Nell’Agosto 1968 un terremoto di 7.2 gradi Richter causò circa 11.600 morti nella provincia di Khorassan, sempre nel nordest del paese. In realtà l’elenco è molto più lungo, tanto che solo negli ultimi decenni si è arrivati ad archiviare più di 17 sismi di elevata energia. Gli ultimi terremoti di alta magnitudo registrati in Iran, fra il 2000 e il 2003, ebbero una magnitudo di oltre i 7.3 e i 6.6 Richter, nel tristemente famoso sisma che rase al suolo la città di Bam, che provoco diverse migliaia di vittime fra la popolazione locale. In un contesto cosi dinamico, dal punto di vista tettonico, sembra difficile poter conciliare piani d’investimento sull’energia atomica. Va detto che il sisma di oggi però si discosterebbe da quelli che tradizionalmente si verificano sull’area iraniana e pakistana. Difatti, secondo i primi dati preliminari, il sisma è avvenuto all’interno della placca eurasiatica e non al confine fra le placche, come si riteneva inizialmente, spiazzando un po’ gli stessi sismologi. In più il meccanismo che l’ha prodotto è stato di tipo “estensivo”, e non “compressivo”, come avviene nella maggior parte dei grandi terremoti che colpiscono l’Iran, il Pakistan e l’Afghanistan. Si tratta di elementi che di sicuro avranno modo di sviluppare un ampio dibattito in seno alla comunità scientifica internazionale.