
Quello appena concluso è stato un Marzo estremamente freddo anche nelle aree interne del desolato continente antartico, dove, specie nell’ultima settimana, si sono registrati una larga sfilza di dati negativi, con valori scesi sotto il muro dei -70°C. Basti pensare che in molte basi scientifiche, ubicate nel cuore del Plateau antartico, la colonnina di mercurio ha misurato pesanti anomalie termiche negative, con delle medie mensili di circa -60°C -62°C. Si tratta, per l’appunto, di dati veramente notevoli per un mese come Marzo, ancora pienamente estivo in molte aree del Polo Sud. In queste settimane la temperatura più bassa è stata archiviata dalla base italo-francese di Concordia, posta a più di 3230 metri di altezza, in mezzo al Plateau dell’Antartide. Proprio, qui, lo scorso mercoledì 27 Marzo 2013, la stazione automatica della base ha registrato un picco minimo di ben -75.6°C, registrando niente meno che la temperatura più bassa del mese di Marzo in tutto il pianeta. In pratica, i -75.6°C di Concordia, rappresentano il nuovo record mondiale di freddo mensile per Marzo, visto che fino ad ora in Marzo non si erano mai raggiunti dei picchi termici cosi estremamente bassi nel nostro pianeta. Un dato considerevole (stavolta di freddo) da inserire nei libri della climatologia. Per risalire a valori cosi estremi in Marzo bisogna andare indietro di qualche decennio, al 1982, quando nella celebre stazione russa di Vostok registro una minima di ben –73.5°C nell’ultima decade.

Anche in altre basi scientifiche del Plateau questo Marzo 2013 ha fatto registrare delle anomalie termiche negative di una certa rilevanza, con scarti di ben -6°C -8°C rispetto alle tradizionali medie per il periodo, con temperature scese sotto la soglia dei -65°C -70°C. Solo localmente, in determinate aree più circoscritte, come sulla terra di Marie Byrd, ad ovest della penisola Antartica, si sono verificate delle brusche impennate termiche, per il passaggio di importanti “onde di Rossby”, contenenti masse d’aria molto più miti d’origine oceanica (con correnti prevalentemente dai quadranti nord-occidentali), che si muovevano lungo il Pacifico meridionale, alla volta del mare di Drake e dell’omonimo Stretto. Alcune di queste avvezioni calde sono riuscite a penetrare fino al cuore del Plateau, comportando dei rialzi termici, alle volte pure rilevanti. Ad esempio, nella base di Amundsen-Scott, a circa 2836 di quota, l’ingresso di masse d’aria decisamente più miti e umide, d’estrazione temperata oceanica, ha scalfito lo strato d’inversione termica preesistente in prossimità del terreno ghiacciato, favorendo un repentino aumento termico che ha fatto sobbalzare il termometro a -27.4°C. Sembrerebbe un paradosso parlare di aria mite con -27°C, ma questa è una normalità per l’estremità del clima dell’Antartide, che non per caso è il continente più inesplorato del nostro pianeta (tutt’oggi noi conosciamo solo una piccola parte di questo desolato ed immenso tavolato di ghiaccio, spesso più di 3-4 km).

Del resto lo stesso George Clarke Simpson, meteorologo aggregato alla seconda spedizione Scott, osservava che “deve essere considerata una delle meraviglie dell’Antartide il fatto che includa una vasta area della superficie terrestre in cui la temperatura media durante i mesi più caldi è di oltre 8° inferiore allo zero Fahrenheit (?22,2 °C)”. Dal punto di vista termico sull’Antartide (nel Plateau centrale) i -20°C rappresentano una sorta di limite superiore, che solo episodicamente, durante l’estate (da Dicembre e Gennaio), viene scavalcato. Ora all’interno del Plateau antartico si comincia a fare sul serio, con l’imminente arrivo dell’inverno australe che qui fa crollare di botto le temperature non appena gli ultimi timidi raggi solari scivolano sotto la linea dell’orizzonte, lasciando spazio alla lunga notte invernale. Sempre ad Aprile, nella parte finale di esso, sul Plateau del Polo Sud inizia anche il cosiddetto “Kernlose winter”, ossia un forte raffreddamento che si realizza con la scomparsa del sole sotto l’orizzonte e rimane pressoché costante per tutto il periodo invernale, con scarsissime variazioni del campo termico nel cuore del continente antartico. Per oltre 6-7 mesi di fila, in genere da Aprile a Settembre, le temperature nelle zone centrali del Plateau restano inchiodate sotto i –60°C. Il “Kernlose winter” difatti rappresenta la grande peculiarità del clima antartico, visto che è quasi sconosciuto nell’emisfero boreale, tranne che per alcune ristrette zone dell’altopiano ghiacciato della Groenlandia, dove il fenomeno risulta ben meno attenuato e regolare rispetto all’Antartide.



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