Una linea di convergenza fra masse d’aria diverse all’origine della grave inondazione che ha flagellato Buenos Aires e La Plata

Si notano i massimi accumuli pluviometrici registrati nell'area attorno la capitale Buenos Aires

Già la scorsa settimana, in un precedente articolo, rimarcavamo come il sud-America fosse flagellato dal maltempo e dai temporali, spiegando che l’avvento dell’autunno australe è caratterizzato da fenomeni temporaleschi estremi, molto diffusi sulla Pampa argentina, dove spesso i primi impulsi freddi che risalgono dalle basse latitudini oceaniche vengono preceduti da violente sferzate temporalesche, accompagnate da forti grandinate, colpi di vento e nei casi più intensi da fenomeni vorticosi o autentici tornado. Difatti, proprio in questo periodo dell’anno, la cessazione della radiazione solare agevola un più rapido raffreddamento dell’immenso tavolato di ghiaccio antartico, con la conseguente intensificazione delle famose “Westerlies”, gli impetuosi venti occidentali che scorrono ininterrottamente attorno le coste del Polo Sud (rafforzati dal costante divario “barico” e “termico” insistente fra i mari australi e l’Antartide) alimentando i profondi cicloni extratropicali australi che a loro volta generano le grandi tempeste oceaniche, con onde che possono raggiungere i 13-14 metri. La formazione di questi immensi cicloni extratropicali, molto spesso, agevola lo spostamento di masse d’aria molto fredde, d’origine polare, che dalle coste dell’Antartide si muovono verso i mari australi, tramite dei fronti freddi ben strutturati che risalgono verso l’Argentina, con intensi venti da SO e S-SO. In genere questi fronti freddi che risalgono l’Argentina, ancor prima di sfociare sull’Atlantico meridionale, si muovono verso nord-est, spingendosi fin verso l’Uruguay e gli stati del Brasile meridionale, dove l’aria fredda d’origine polare tende ad interagire o a scontrarsi con le masse d’aria molto più calde,  in discesa da NO e Nord, dagli altopiani interni del Brasile o dall’arida regione del Chaco. Lungo la linea di convergenza fra l’aria fredda, di origini sub-antartiche, che risale da SO, e le masse d’aria sub-tropicali molto più calde in discesa da NO e Nord, si sviluppano vivaci fronti temporaleschi o sistemi convettivi a mesoscala, in grado di dare la stura a forti temporali, con annessi rovesci di pioggia, attività elettrica, grandinate, impetuosi “Downburst” nelle “Celle temporalesche” più intense. Nei casi più estremi, in cui il “Wind Shear verticale” è altamente positivo a causa del passaggio del ramo principale del “Jet Stream” (a 250 hpa), si può creare l’ambiente adatto alla nascita di grandi trombe d’aria o tornado che possono apportare danni ingenti.

La mappa barica sul livello del mare mostra l'allungamento verso est-nord/est del promontorio legato all'anticiclone di Sant'Elena, da dove si è dipanata l'umida ventilazione che ha acceso il mostro temporalesco attorno Buenos Aires

Una insidiosa linea di convergenza all’origine della tragica inondazione che ha colpito la provincia di Buenos Aires e la città di La Plata

I nubifragi temporaleschi e le piogge torrenziali che nelle ultime 24-36 ore si sono abbattute su Buenos Aires e sulla parte settentrionale della sua vasta provincia sono stati originati proprio da una estesa linea di convergenza fra masse d’aria estremamente differenti fra loro, in un contesto depressionario. I primi forti rovesci temporaleschi hanno cominciato a colpire i quartieri di Buenos Aires nella notte fra lunedì 1 e martedì 2 Aprile, quando un imponente sistema temporalesco a mesoscala si è spinto verso il cuore della capitale argentina, con un cielo plumbeo, scaricando forti rovesci e temporali, coadiuvati da elevatissimi indici di rain/rate. Da notare come all’inizio del forte nubifragio, accompagnato da una attività elettrica debole o moderata, la ventilazione, inizialmente da NE e N-NE, abbia cominciato a ruotare più verso Est e E-SE, intensificandosi considerevolmente fino alla fine dell’evento temporalesco, avvenuta intorno le 07:00 – 08:00 AM (ora locale) di martedì 2 Aprile. Durante le forti precipitazioni la temperatura solo nelle fasi più intense è scesa sotto la soglia dei +20°C, segno che la massa d’aria preesistente nei bassi strati (temperature sui +22°C +21°C) rappresentava un ingrediente ideale allo scoppio dell’attività convettiva. In poche ore all’osservatorio di Buenos Aires il nubifragio è riuscito a scaricare oltre 188 mm, mentre in varie stazioni amatoriali a nord della capitale argentina gli accumuli complessivi hanno superato i 200 mm. Si tratta di apporti pluviometrici davvero notevoli per una metropoli come Buenos Aires, estesa su un ampio piano. Tutta quest’acqua, caduta in cosi poco tempo, non poteva essere ben smaltita senza provocare vasti allagamenti e inondazioni, specie nelle aree più depresse e a ridosso di ponti e sottopassaggi. Il sistema fognario è letteralmente saltato, con gravi ripercussioni soprattutto nei quartieri più degradati.

Qualche ora dopo, durante la notte, il violento sistema temporalesco, ben alimentato nei bassi strati dall’umida ventilazione orientale proveniente dall’Atlantico meridionale, si è spostato verso sud-est, raggiungendo il massimo della sua intensità sulla città di La Plata, la capitale della provincia di Buenos Aires, a circa 60 km di distanza. Purtroppo, proprio sopra La Plata, l’imponente ammasso temporalesco è rimasto semi-stazionario per diverse ore (sistema autorigenerante), riuscendo cosi a scaricare un ingente carico di precipitazioni a carattere torrenziale sull’intera area. E’ stata la stazionarietà di questi temporali a causare il drammatico evento alluvionale che ha sconvolto la provincia di Buenos Aires. Purtroppo, a seguito di queste piogge torrenziali, almeno 20mila persone sono state evacuate dalla zona urbana di La Plata, chiuse scuole e uffici pubblici, decine di migliaia di persone sono senza luce o gas, mentre le aziende erogatrici hanno sospeso il rifornimento, per evitare incidenti.

Sui social network si moltiplicano in queste ore le richieste di informazioni su persone di cui non si è saputo più nulla. All’aeroporto di La Plata la locale stazione meteorologica avrebbe accumulato oltre 181 mm che vanno a sommarsi ai 15 mm caduti il giorno precedente, per un totale complessivo di ben 196 mm. Ma nel cuore della città, in meno di 2 ore, sarebbero caduti oltre 200 mm d’acqua. Parliamo di una autentica “bomba d’acqua” (in questo caso ci sta tutto tale termine) che ha inondato i quartieri di La Plata e i centri abitati limitrofi, nella provincia di Buenos Aires. Osservando le immagini radar trasmesse dal Servizio Meteorologico Argentino è ben chiaro come le forti precipitazioni temporalesche siano state accompagnate da indici di rain/rate quasi a fondoscala, in particolare attorno la città di La Plata, che non per caso è stata l’area maggiormente vulnerata e dove si è contato il maggior numero di vittime.

Dal punto di vista sinottico, come abbiamo appena preannunciato sopra, lo sviluppo di questo sistema temporalesco a mesoscala è da ricercare nella formazione di una estesa linea di convergenza venti, nei bassi strati, fra masse d’aria molto diverse fra loro, per temperatura e umidità. Difatti, fra lunedì 1 e martedì 2 Aprile, una massa d’aria fredda, d’estrazione polare marittima, in risalita dall’Atlantico meridionale, aveva già invaso la Pampa argentina, con una debole/moderata ventilazione da Sud e S-SO, nei bassi strati, che si spingeva fino all’Argentina settentrionale, andando ad interagire con una modesta circolazione depressionaria, sui 1010 hpa, posizionata fra il Paraguay e lo stato brasiliano del Mato Grosso do Sul. Al contempo, mentre l’aria più fresca affluiva fin verso il Brasile meridionale, sull’Atlantico meridionale, nel tratto compreso a largo delle coste centrali argentine, l’anticiclone di Sant’Elena (l’anticiclone dell’Atlantico meridionale) si disponeva con dei massimi di oltre i 1028 hpa e un asse allungato verso est-nord/est.

La sostenuta ventilazione da E-NE e NE attiva lungo il bordo nord dell'anticiclone di Sant'Elena (credit INMET)

Dal bordo più settentrionale di questo promontorio anticiclonico, predisposto con i propri elementi verso est-nord/est, si dipanava una sostenuta e umida ventilazione, da NE e E-NE, che dalle medio-alte latitudini dell’Atlantico meridionale si muoveva verso il Rio de La Plata e l’area attorno la provincia di Buenos Aires. Questa umida e tiepida ventilazione da E-NE, in sfondamento dal vicino oceano, dopo essersi ben umidificata sopra l’Atlantico, è penetrata nella regione, fra Rosario e Buenos Aires, cominciando ad interagire con le masse d’aria più fredde che risalivano sull’Argentina centrale e settentrionale. La contrapposizione fra le differenti masse d’aria, di origini sub-tropicali e polari, ha agevolato lo sviluppo di una linea di convergenza venti nei bassi strati, entro la quale si sono scatenate forti turbolenze che hanno prodotto intensi moti ascensionali. Attorno a questa linea di discontinuità, fra l’aria fredda polare marittima e quella più calda di matrice sub-tropicale marittima, la forte attività convettiva ha, di conseguenza, agevolato la formazioni di imponenti annuvolamenti cumuliformi torreggianti (grossi cumulonembi temporaleschi) che hanno poi dato la stura a forti temporali, con annessi rovesci di pioggia e attività elettrica. L’apporto di aria molto umida dalle latitudini sub-tropicali oceaniche, tramite la sostenuta ventilazione da E-NE e Est, ha poi contribuito ad alimentare e a tenere in vita le varie “Cellule temporalesche” sviluppatesi lungo la zona di convergenza, rendendo il sistema convettivo abbastanza stazionario sulla provincia di Buenos Aires.