L’improvvisa ondata di freddo che nelle ultime 24 ore si è riversata sulle regioni settentrionali italiane, determinando un brusco abbassamento dei valori termici e il calo della quota neve su Alpi e Prealpi sotto i 900-800 metri, è stata definita dai media un evento eccezionale, per non dire da record per il mese di Maggio. C”è addirittura chi parla di un fenomeno di portata secolare. In realtà bisogna dire che climaticamente, visto il periodo, ci troviamo dinnanzi ad un quadro configurativo particolarmente anomalo per l’ultima decade di Maggio, visto la massiccia intrusione di masse d’aria piuttosto fredde, di lontane origini sub-polari, fino al cuore del bacino centrale del Mediterraneo. La discesa di un nucleo di aria gelida, sui -27°C -28°C, nella media troposfera, alla quota di circa 5000 metri, è di per se un episodio rilevante per l’ultima decade di Maggio (proprio questo particolare incide in modo significativo). In genere queste situazioni si presentano durante l’inizio della stagione primaverile, fra Marzo o Aprile, o nel periodo tardo autunnale, quando sull’Atlantico si ergono imponenti promontori anticiclonici di blocco, distesi sui meridiani dalle Azzorre fino al mar di Norvegia o alle isole Svalbard, che riescono a pescare dall’Artico norvegese o dal Plateau della Groenlandia le fredde massa d’aria di tipo artico marittimo.
Anche gli eventi nevosi a bassa quota sulle Alpi, sotto i 900-800 metri, o le nevicate tardive sulla dorsale appenninica, possono ritenersi anomale per la fine della stagione primaverile. Ma parlare di un episodio di carattere addirittura eccezionale, o peggio da record per Maggio, sembra un po’ esagerato. Di sicuro la primavera del 2013 passerà negli annali meteo/climatici come una stagione particolarmente fresca e piovosa per le regioni settentrionali, dove in meno di un mese è caduta tantissima acqua, con cumulate localmente superiori ai 300-400 mm che hanno contribuito ad ingrossare la portata dei principali bacini idrografici e laghi, da mesi in sovraccarico. Eppure non basta andare molto indietro nel tempo per trovare periodi primaverili particolarmente freddi e piovosi, come quello del 1991. Figuriamoci le gelide primavere di una volta, quando fino a Maggio anche l’Appennino meridionale veniva interessato da nevicate più frequenti rispetto ad oggi. Per quel che concerne i valori termici riscontrati in molte località del nord Italia bisogna ricordare che anche in caso di eventuali brinate sulla pianura Padana, che stando al tipo di situazione sinottica in atto non dovrebbero verificarsi, difficilmente potremo parlare di record di freddo, visto che sulle pianure del nord le gelate (seppur molto deboli) sono occorse più volte anche nel mese di Giugno. Basta ricordare le gelate e le brinate che interessarono molte aree della pianura Padana, nel Giugno del 1956. Nessun paragone neppure con il Maggio del 1957 quando al Plateau Rosa il termometro scese a -22.4°C, o i -10.0°C sul Cimone. Anche se quelle temperature furono registrate intorno alla prima decade del mese di Maggio.



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