Dopo Taranto un altro tornado colpisce il modenese; l’Italia sta diventando terreno fertile per i fenomeni vorticosi?

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Dopo il devastante tornado, stimato in un F-3 della scala Fujita, che lo scorso Novembre devastò l’area attorno il porto di Taranto, cagionando tanti danni e purtroppo anche vittime all’interno dello stabilmente dell’ILVA, nel pomeriggio di ieri un tornado di origine “mesociclonica” ha devastato diverse aree dell’Emilia, fra il modenese ed il bolognese, cagionando danni ad abitazioni e capannoni industriali attorno la zona di Castelfranco Emilia, Bentivoglio e San Giorio. Si tratta del primo evento tornadico del 2013, documentato sul territorio italiano. Stando all’analisi preliminare dei video, postati sulla piattaforma di you-tube, e alle varie documentazioni fotografiche pervenute dai luoghi interessati dal passaggio del sistemi temporalesco, di tipo “mesociclonico”, il tornado potrebbe essere catalogato come un F-2 – F-3 sulla scala Fujita. Del resto la mole dei danni è molto notevole. Interi edifici rurali e piccoli capannoni industriali, attorno il comune di Castelfranco Emilia, sono stati completamente scoperchiati dalla furia del vortice, che in alcuni punti avrebbe persino strappato dal terreno interi alberi, scaraventandoli a decine di metri di distanza.

Per fortuna il violento vortice d’aria non ha cagionato delle vittime, ma solo perché non è transitato su aree densamente abitate, lontano dai centri abitati. La durata limitata ha anche limitato la conta dei danni, che rimane ingente. In genere simili danneggiamenti sono prodotti da venti davvero violenti, che superano la soglia dei 200-220 km/h, se non più. Le immagini radar mettono in evidenza l’origine “mesociclonica” del tornado, anche se la struttura temporalesca solo in un secondo momento ha cominciato ad assumere delle caratteristiche più “supercellulari”, producendo un “Updraft rotante” (la forte corrente ascensionale di aria calda ed umida che alimenta i cumulonembi temporaleschi) sul bordo più occidentale, definito con il termine di “Mesociclone”. L’intensa rotazione dell’”Updraft” che ha generato il forte temporale sopra la pianura emiliana, attorno le aree già duramente danneggiate dal forte sisma dello scorso anno, ha preso un grande sviluppo, al punto da avvicinarsi al suolo, originando il violento fenomeno vorticoso che ha cagionato notevoli danni in diversi comuni del modenese. La rotazione del sistema convettivo, all’origine del tornado, sarebbe stata impressa da una intensa confluenza di venti nei bassi strati, fra il modenese e il bolognese, mentre in quota, nella media e alta troposfera, scorreva un moderato flusso portante da sud-ovest che presentava una moderata curvatura ciclonica, sempre più accesa verso ovest. In questo episodio è stato lo “Shear” del vento nei bassi strati a dare vigore al temporale “supercellulare” che ha assunto pure caratteristiche tornadiche. Il fenomeno vorticoso è stato anche accompagnato e preceduto da forti grandinate e rovesci di pioggia, con annessa attività elettrica, abbattutesi fra la periferia di Modena, Carpi e Campogalliano. In alcuni reportage fotografici pubblicati su Facebook vengono messi in evidenza dei chicchi di grandine davvero giganteschi che avrebbero danneggiato molte autovetture.

I tornado possono formarsi anche in Europa e in Italia con una certa frequenza?

In realtà i tornado non sono dei fenomeni cosi rari dalle nostri parti. Anche in Europa e sul territorio italiano possono originarsi dei tornado di piccoli dimensioni, cugini dei grandi vortici nord-americani. La storia d’Italia è piena di eventi, anche di carattere catastrofico. Gran parte delle grandi trombe d’aria e dei tornado che si formano in Europa e in Italia non vengono accompagnate dalla “wall cloud” (solo una minima parte si accompagna ad essa). La mancanza della “wall cloud” sta ad indicarci che l’intensità del fenomeno vorticoso è solitamente medio bassa, fra i F-1 F-2 della Fujita, ma ciò non toglie che non possa fare danni. In Italia la stragrande maggioranza delle trombe d’aria che si osservano sono originate da “Shelf Cloud” molto attive e ben formate. In questi casi il moto rotatorio che forma la tromba d’aria viene innescato dal “Downdraft” associato alla precipitazione. In genere se il “Downdraft” annesso non ha intensità omogenea lungo tutta la “Shelf Cloud” essa può subire una inclinazione o addirittura una frattura per la diversa spinta da esso generato. L’inclinazione della “Shelf Cloud” può essere cosi spinta che una parte di essa può arrivare a toccare il suolo formando una tromba d’aria.

Alberi diventi dalla furia del vortice d'aria vicino la zona di Castelfranco

L’evoluzione del fenomeno è cosi rapida che sovente si osserva la tromba d’aria già formata e sviluppata. In queste situazioni molto difficilmente si possono originare dei tornado paragonabili con quelli che colpiscono con una certa frequenza le pianure centrali degli USA e la Pampa argentina. Eppure anche in Italia, come in Europa, abbiamo avuto dei precedenti davvero tragici nella storia, per il passaggio di devastanti tornado che percorrendo oltre 70-80 km (come i tornado negli USA) hanno cagionato un gran numero di morti e feriti. Il primato spetta al tornado che si è abbattuto sulla provincia di Treviso il 24 Luglio del 1930. Il tornado, per alcuni classificato un F-4 F-5, danneggiò il paese e la chiesa del comune di Volpago del Montello, proseguendo poi per il trevigiano, dove cagionò la morte di almeno 23 persone. L’11 Settembre 1970 un grosso tornado, sviluppato a ridosso dei colli Eugani, a seguito di una forte confluenza venti nei bassi strati che creò un enorme moto vorticoso all’interno di un grosso nucleo temporalesco, si spostò verso il padovano, la laguna di Venezia e la città per poi esaurirsi nel litorale del Cavallino lasciandosi alle spalle ben 36 vittime, un bilancio davvero pesantissimo. Secondo la stima dei danni si calcolo che il tornado raggiunse una intensità pari a un F-4, evento più unico che raro per il nostro paese. Il più recente avvistamento di un vero tornado nella storia italiana risale all’evento del 7 Luglio 2001, quando un F-3 colpì diversi paesi della Brianza, causando numerosi danni, fra cui svariati capannoni scoperchiati, automobili sollevate e spostate anche di 200 metri. Anche in questo caso non vi furono vittime (per fortuna) ma non mancarono feriti gravi. Lo scorso Novembre un altro tornado, derivato da un sistema temporalesco a mesoscala lineare di tipo “V-Shaped”, risalì dal mar Piccolo verso il porto di Taranto e lo stabilimento dell’ILVA, cagionando tantissimi danni materiali e purtroppo pure una vittima (un operaio che si trovava sul posto di lavoro in una gru fu scaraventato in acqua assieme alla cabina). Quello che ieri ha devastato diversi comuni del modenese, un probabile F-2  F-3, fa parte di questa lista destinata ad allargarsi ulteriormente nei prossimi anni.

Il tornado che colpì il porto di Taranto e lo stabilimento dell'ILVA nel Novembre scorso