Dati alla mano possiamo affermare che i Balcani e diversi paesi dell’Europa orientale nei giorni scorsi sono stati interessati da una eccezionale ondata di calore per l’ultima decade di Aprile. Il caldo, nelle ore diurne, è stato talmente intenso da permettere l’abbattimento di decine di record di caldo mensili, fra Bosnia Erzegovina, Serbia, Ungheria e Romania. In alcune località, questo è il caso di Banatski Karlovac in Serbia, la colonnina di mercurio ha varcato il muro dei +34°C all’ombra, un valore veramente stupefacente per il mese di Aprile. Come avevamo previsto nei giorni scorsi, il robusto promontorio anticiclonico (sub-tropicale) di blocco, che per oltre 6-7 giorni ha mantenuto il proprio baricentro fra la regione balcanica ed il bacino del mar Nero, accompagnato da una vasta area di “Subsidenze atmosferiche” (correnti discendenti) che ha inibito lo sviluppo di formazioni nuvolose degne di nota, ha continuato ad aspirare, dal suo bordo più occidentale, correnti di aria calda e relativamente secca, d’estrazione sub-tropicale continentale, che dall’entroterra desertico libico si è spinta verso l’Italia, la Grecia, i Balcani fin verso l’Ungheria, la Romania e l’Ucraina, dopo aver attraversato lo Ionio ed il bacino Adriatico centro-meridionale. Il possente promontorio anticiclonico, in questi giorni, si è ancor di più rafforzato a seguito del notevole “forcing” esercitato alle quote superiori della troposfera dall’estesa avvezione calda (“avvezione di spessore”) che ha investito il bacino centrale del Mediterraneo, per l’isolamento di un “CUT-OFF” (vortice ciclonico chiuso in quota) nel sud della Spagna.
Quest’ultimo ha avuto il merito di rinvigorire il caldo flusso pre-frontale, di tipo sub-tropicale continentale, sul bacino sul Mediterraneo centrale, Italia inclusa, attivando in quota un intenso flusso sud-occidentale che dall’Algeria si è esteso verso l’Ucraina e la Russia europea. L’avvezione calda che ne è scaturita si è subito espansa fino alle quote superiori della troposfera, determinando un importante aumento dei valori di geopotenziale fra il Mediterraneo centrale, i Balcani e il mar Nero, contribuendo a rinvigorire il “motore” caldo del promontorio anticiclonico sub-tropicale nell’alta troposfera. Ciò ha reso la figura anticiclonica di blocco semi-stazionaria fra i Balcani, il mar Nero e la Turchia, agevolando il proseguo di questo flusso caldo sub-tropicale, nei medi e bassi strati della troposfera, che ha continuato a spingere, sul bordo ovest della circolazione anticiclonica, masse d’aria d’origine desertiche, le quali sono riuscite a spingersi in direzione dell’Ucraina e delle pianure meridionali della Russia europea, dopo aver attraversato l’area balcanica e la regione carpatico-danubiana, producendo su queste l’eccezionale scaldata di questi giorni, acuita dall’accesa continentalità che caratterizza i climi di buona parte del comparto orientale del vecchio continente.
I deboli venti dai quadranti meridionali e l’intensa insolazione diurna, favorita dalla persistenza di cieli sereni o poco nuvolosi su una vasta area, hanno notevolmente contribuito a far schizzare i valori termici, oltre il muro dei +30°C +32°C, permettendo la caduta di numerosi record mensili di caldo. Solo nella giornata di ieri, martedì 30 Aprile 2013, fra Bosnia Erzegovina, Serbia ed Ungheria sono stati stabili nuovi record di caldo, alcuni anche con scarti di ben +1.5°C +2.0°C sui precedenti. In questo articolo cercheremo di riportare solo quelli più importanti, che balzano agli onori delle cronache climatiche. Su tutti spicca il nuovo record di caldo mensile archiviato dalla stazione di Banatski Karlovac, in Serbia, dove ieri il termometro si è fermato a +34.0°C. Valore mai raggiunto in Aprile. Ampiamente bruciato il record di caldo anteriore di +31.0°C, con ben +3.0°C di scarto, risalente al 30 Aprile 2012 (proprio l’anno scorso). Anche Cuprija, dopo aver archiviato una massima di ben +33.8°C, ha distrutto il precedente record mensile di +33.0°C, del 5 Aprile del 1998. La stessa capitale serba, Belgrado, ieri ha migliorato il suo record di caldo mensile, con una temperatura massima di +32.4°C che supera i +32.2°C del 30 Aprile 2003. In alcuni quartieri la temperatura ha sfiorato il muro dei +33.0°C all’ombra.
Rimanendo sempre in Serbia (ieri è stato il paese più caldo d’Europa) un altro importante record di caldo mensile è stato raggiunto a Novi Sad Rimski Šan?evi, la cui massima è stata di +31.4°C, ben +0.4°C il record precedente di +31.0°C, risalente al 6 Aprile del 1968. Spostandoci nella vicina Ungheria va segnalato il nuovo record di caldo di Szeghed, ieri salita fino a +31.6°C. Anche in questo caso il vecchio record di +30.7°C, del 21 Aprile 1950, è stato facilmente superato. Altri importanti record di caldo mensili nei giorni scorsi si sono registrati pure fra Bosnia Erzegovina e Romania, dove il muro dei +30°C all’ombra è stato largamente oltrepassato. Il caldo si è avvertito molto anche sui rilievi, tanto che lo zero termico si è portato sopra i 3000 metri. Sui Carpazzi buona parte del manto nevoso accumulato poco sopra i 2000 metri è stato rapidamente fuso da questa intensa ondata di calore. La neve rimane ancora abbondante sulle principali vette della Romania. Ai 2500 metri del Vf. Omu il manto nevoso presenta ancora uno spessore di 150 cm, anche se una buona parte della neve più superficiale comincia sempre più rapidamente a sciogliersi, date le notevoli temperature positive in quota. Purtroppo questa eccezionale ondata di calore che ha colpito i Balcani ed in parte pure l’Italia, ancora una volta, mette in evidenza come sempre più spesso, soprattutto fra il periodo tardo primaverile ed estivo, queste insidiose configurazioni di blocco, capaci di arrestare il flusso perturbato atlantico alle porte dell’Europa, tendono a ripetersi con maggiore frequenza, sull’esempio della terribile e persistente ondata di calore che colpì la Russia nell’estate del 2010, quando l’intera circolazione atmosferica subì un autentico blocco, con drastici risentimento sulla circolazione monsonica in Asia.
Questo dovrebbe continuare a farci riflettere, anche perché configurazioni di questo tipo nel cuore dell’estate avrebbero conseguenze ben peggiori. Nei prossimi giorni l’apice del caldo dovrebbe gradualmente passare. Il bordo più settentrionale di questo possente anticiclone di blocco, nel corso del prossimo weekend, comincerà ad essere in parte eroso dal transito del ramo principale del “getto polare”, ormai attestato a latitudini sempre più elevate, fra Regno Unito, mar del Nord, Scandinavia e Baltico. Il passaggio del “getto polare” in quota e l’intrusione, nei medi e bassi strati, di aria relativamente più fresca ed umida (dai quadranti occidentali), sopra lo spesso strato di aria calda accumulata nei bassi strati sulle pianure dell’Europa orientale, fra domani e venerdì potrebbe far scoppiare intensi moti convettivi (correnti ascensionali) nelle ore pomeridiane, favorendo lo sviluppo di grosse “Cellule temporalesche” fra Ucraina, Ungheria e Romania (sul margine più settentrionale dell’onda di calore, dove i contrasti termici diventano più consistenti). Data l’enorme mole di calore accumulata nei pressi del suolo non si può escludere la formazione di fenomeni temporaleschi anche di forte intensità, in grado di produrre forti rovesci di pioggia e grandinate, accompagnate da forti colpi di vento (“downbursts”) e attività elettrica.


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