Spettacolare “onda di Rossby Equatoriale” sull’oceano Indiano, si rischia una pericolosa ciclogenesi tropicale sul golfo del Bengala

MeteoWeb
La circolazione dei venti nella media troposfera evidenzia lo sviluppo di due depressioni tropicali gemelle fra i due emisferi, collocate alla medesima longitudine

Cresce il rischio per lo sviluppo di un ciclone tropicale sul settore più meridionale del golfo del Bengala. Negli ultimi giorni, sopra le calde acque superficiali dell’oceano Indiano centro-occidentale, si è sviluppata una spettacolare “onda di Rossby Equatoriale” che tende ad assumere sempre un più grande sviluppo. Recenti studi sulla meteorologia dinamica tropicale hanno dimostrato come anche lungo l’equatore si possono sviluppare delle onde planetarie che presentano le stesse caratteristiche delle famose “onde di Rossby”, quelle grandi ondulazioni su scala regionale che si sviluppano lungo i “meandri” prodotti nel ramo principale della “Jet Stream”, per improvvisi rallentamenti di velocità di quest’ultima (causa delle variazioni del campo del geopotenziale in quota). Come sappiamo nella meteorologia sinottica le “onde di Rossby” hanno un ruolo fondamentale, determinando la formazione delle aree anticicloniche e cicloniche alle medie latitudini, a secondo che la curvatura intrapresa del getto sia di tipo orario (promontorio anticiclonico) o antiorario (saccatura e ciclogenesi). Anche lungo la fascia equatoriale, tra l’alta troposfera e lo strato più basso della stratosfera, si possono formare delle analoghe onde planetarie che però tendono a muoversi da est ad ovest, creando diverse aree di disturbo, con importanti influenze sullo stato del tempo. Le “onde di Rossby Equatoriali”, in genere, si formano a ridosso dell’equatore, quando due circolazioni cicloniche gemelle, posizionate sugli opposti emisferi (una in quello boreale e l’altra in quello australe), alla medesima longitudine, tendono ad interagire fra loro, attivando lungo l’area di confine una consistente ventilazione dai quadranti occidentali che può assumere anche carattere di burrasca lungo l’equatore, con venti che possono superare la soglia d’attenzione.

Da tale interazione, fra le due distinte circolazioni depressionarie posizionate fra l’emisfero boreale e australe, si formano delle ondulazioni, simili per l’appunto a quelle prodotte dal passaggio delle “onde di Rossby” alle medio-alte latitudini, che tendono a propagarsi da est verso ovest lungo l’equatore. Lo sviluppo e il posizionamento di queste formazioni cicloniche gemelle tra i due emisferi, così come la posizione della convezione derivata da essi, rappresenta uno degli aspetti chiave della nascita e della crescita delle “onde di Rossby Equatoriali”. Le ondulazioni che si associano alle “onde di Rossby Equatoriali” sono molto importanti, perché riescono a spostare l’intensa fascia di attività convettiva al di fuori dell’area equatoriale, spingendo gli intensi “Clusters temporaleschi”, tipici dell’area equatoriale, oltre i 10° di latitudine sud e nord, causando importanti ripercussioni sulla circolazione generale emisferica. Difatti, le due ciclogenesi tropicali gemelle, accompagnate da una profonda convenzione, possono spingersi ed evolversi sopra i 10° di latitudini nord e sud, superando il limite consentito dalla forza di Coriolis (che all’equatore è nulla), favorendo a sua volta la crescita di depressioni tropicali o tempeste tropicali ben organizzate che possono successivamente evolvere in veri e propri cicloni tropicali. Generalmente la vorticità positiva associata alla forte convezione generata dall’evoluzione di una “onda di Rossby Equatoriale” può incentivare le ciclogenesi tropicali, agevolando lo sviluppo di importanti tempeste o cicloni tropicali, come del resto avviene spesso fra l’oceano Indiano centro-occidentale ed il Pacifico occidentale.

I forti venti occidentali legati all'"onda di Rossby Equatoriale"

Le “onde di Rossby Equatoriali” negli anni passati hanno favorito la formazione di rarissimi ciclogenesi tropicali proprio a ridosso dell’equatore, fra Papua Nuova Guinea, i mari indonesiani e l’oceano Indiano occidentale. Nel 2001 avevamo avuto già il caso del tifone “Vamei”, che si sviluppo proprio a ridosso dell’equatore, da una grossa “Cellula temporalesca” nata in prossimità del Borneo nord-occidentale, andando ad interessare Singapore e le coste orientali della penisola di Malacca, dove causò ingenti danni, per i venti furiosi e le piogge torrenziali. L’”onda di Rossby Equatoriale” che sta prendendo piede sull’oceano Indiano equatoriale, nel tratto compreso fra i 70° e i 90° di longitudine est, viene messa in risalto da una progressiva intensificazione dell’attività convettiva, che esce dall’area equatoriale, e da un contemporaneo rinforzo dei venti occidentale, fra i 70° e i 90° di longitudine est. Difatti, su questo tratto di oceano Indiano, l’intensa attività convettiva dispiegata dal transito della “MJO” sta liberando una notevole vorticità positiva che alimenta la formazione di due distinte depressioni tropicali prospicienti fra i due emisferi, con minimi barici al suolo sotto i 1004 hpa, a cavallo della linea dell’equatore geografico. La prima depressione tropicale, già in fase di approfondimento, si trova localizzata fra i 5° di latitudine sud e gli 85° di longitudine est, nell’emisfero australe. La seconda invece solo ora comincia ad assumere uno sviluppo, collocandosi fra gli 8° di latitudine nord e gli 86° di longitudine est, nel tratto di oceano ad est dell’isola-stato dello Sri Lanka, in un’area di forte attività convettiva, nell’emisfero boreale.

I due vortici depressionari gemelli evidenziati dal modello GFS

Le due differenti circolazioni cicloniche tenderanno ad approfondirsi ulteriormente nei prossimi giorni, evolvendo in due depressioni tropicali ben organizzate, accompagnate da una attività convettiva molto profonda che dispenserà forti piogge, rovesci e temporali particolarmente intensi fra la fascia equatoriale, l’arcipelago delle Maldive, lo Sri Lanka e gli stati dell’India meridionale. Lungo l’area di confine fra le due aree depressionarie, a ridosso dell’equatore, dove s’incrociano i due bordi delle differenti circolazioni depressionarie, si osserva l’attivazione di una sostenuta ventilazione dai quadranti occidentali, che dagli atolli delle Maldive si spinge fino ai 90° di longitudine est, spaziando tra i 5° di latitudine sud e i 5°-6° di latitudine nord. I venti da Ovest e da O-SO che stanno soffiando su un vasto tratto dell’oceano Indiano equatoriale, già da domani, tenderanno ulteriormente a rafforzarsi, cominciando ad assumere l’intensità di burrasca ad est delle Maldive e nello specchio di mare a sud delle coste dello Sri Lanka, con raffiche capaci di superare la soglia dei 60 km/h, anche 70 km/h, rappresentando cosi una minaccia per quanti vogliono attraversare l’oceano in barca a vela, approfittando della fase d’inversione dei Monsoni.

I venti da Ovest, inoltre, renderanno questo tratto di oceano da agitato o molto agitato a largo, creando onde di “mare vivo” che supereranno anche i 3-4 metri di altezza, con “Run-Up” di oltre i 5 metri attorno le suddette aree depressionarie. Già le Maldive, in questi giorni, sono state interessate marginalmente da questa tesa ventilazione da O-SO e Ovest che ha superato i 40-45 km/h d’intensità media sostenuta, rendendo l’oceano da molto mosso ad agitato, con onde alte più di 2 metri. Fra la serata di mercoledì 8 e giovedì 9 Maggio 2013 alcuni modelli, fra cui l’autorevole GFS, prefigurano una notevole intensificazione della giovane depressione tropicale che sta nascendo ad est dello Sri Lanka, al punto da strutturarsi in una potente tempesta tropicale in grado di evolversi in un ciclone tropicale sul settore più meridionale del golfo del Bengala, con venti molto forti, oltre i 130-140 km/h e un imponente muro nuvoloso spiraliforme che si estenderà su un areale piuttosto ampio, fra le isole Andamane e le coste dell’India sud-orientale. Una situazione veramente esplosiva che dovrà essere attentamente monitorata nei prossimi giorni, se si pensa all’impatto devastante che un ciclone tropicale di queste dimensioni potrebbe avere lungo le coste dell’India e degli altri paesi affacciati sul golfo del Bengala, che vantano una elevatissima densità di popolazione.