Tornado di ieri in Emilia Romagna, danni gravissimi: testimonianze, foto e video mozzafiato

E’ durato due o tre minuti. Ero in casa con un’altra signora, quando e’ cominciato a volare tutto. Sono riuscita a tenere chiusa una finestra, ma dove l’aria e’ entrata e’ stato un macello, cadevano gli oggetti, si spaccavano i vetri”. E’ il racconto di Anna Clara Cataldi, proprietaria di un omonimo palazzo nella frazione di Cinquanta di San Giorgio di Piano (Bologna), una villa di campagna del ‘700: la tromba d’aria ha scoperchiato il tetto, devastato il giardino. ”E’ stato terribile. Non c’e’ piu’ un albero in piedi, e dire che erano alberi grandi, avevano radici enormi”. Ora sono gia’ stati avviati gli interventi per coprire il tetto, la donna ha passato la notte in un albergo. ”Ci hanno spiegato che l’aria si e’ infilata dentro e ha spinto via il tetto da sotto. Avevamo fatto dei lavori dieci anni fa’‘. Fortunatamente nessuno si e’ fatto male, in questo caso: ”Di questo siamo grati, poteva finire male”.

PER MIRANDOLA E’ L’ENNESIMA SCIAGURA – Non sembra esserci pace per il Comune modenese di Mirandola che, gia’ duramente segnato dal sisma del maggio scorso, ieri e’ stato colpito dalla tromba d’aria che ha danneggiato in particolare la frazione di San Martino Spino. “Un’ennesima sciagura” ha commentato il sindaco Maino Benatti. Le operazioni di soccorso alla popolazione e di messa in sicurezza degli edifici sono proseguite, infatti, tutta la notte. Al momento risultano 13 le persone che hanno avuto l’abitazione danneggiata e sono state sistemate dal Comune in albergo (12) e presso una struttura protetta. Ma anche altre famiglie sono state ospitate da parenti e amici. Fortunatamente non ci sono stati feriti gravi.
Per molte ore il centro di circa 1.055 abitanti e’ rimasto senza luce. Vigili del Fuoco, squadre del Comune di Mirandola, di Aimag, e di ditte private hanno lavorato senza sosta per coprire i tetti di case e aziende scoperchiate, in vista anche delle piogge previste nelle prossime ore e per rimuovere le macerie. Sul posto sono intervenuti anche Protezione civile, 40 volontari della Croce Verde di Pavullo e della Croce Blu di Mirandola, suddivisi in 3 equipaggi in ambulanza e 10 squadre di logisti in supporto alla cittadinanza (taglio di alberi, pulizia dei cortili) e che hanno assistito la popolazione per tutta la notte. Pronta la risposta dei volontari della pubblica assistenza di Mirandola che in meno di trenta minuti hanno allestito un Posto Medico Avanzato pronto per ogni emergenza di tipo sanitario. Ai soccorritori giunti sul posto si e’ presentato una scenario da guerra. “Ci sono circa 60 case scoperchiate – ha spiegato il sindaco di Mirandola Maino Benatti che ha trascorso la notte a San Martino Spino – ma ci sono danni anche all’area sportiva e a quella artigianale. Da domani penseremo alla ricostruzione”.

Ieri sera e’ arrivato anche il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani che e’ rimasto a San Martino fino alle 2,30 e che, ha continuato il sindaco, “mi ha assicurato cha da lunedi’ si metteranno subito al lavoro per farci arrivare i finanziamenti per questa ennesima sciagura che ha colpito il nostro territorio”. “Una stima esatta dei danni al momento non e’ possibile ma ammontano di certo a diversi milioni di euro” ha aggiunto il primo cittadino. Dalla furia della tromba d’aria sono stati spazzati via anche i 14 container che si trovavano nella zona del centro sportivo in via Zanzur e che avrebbero dovuto essere adibiti a uffici comunali e sedi delle locali associazioni, donati al Comune di Mirandola in seguito al sisma del 2012. Testimoni oculari li avrebbero visti volteggiare sollevati a circa 20 metri da terra, prima di essere sospinti lotano. Danneggiato gravemente anche il tetto dell’edificio che ospita la scuola elementare e media della frazione, che aveva resistito al sisma. La recinzione della scuola, come quella del campo sportivo, e’ stata divelta e trascinata a diverse centinaia di metri. Particolarmente colpite via Zanzur e via Valli dove numerose abitazioni hanno subito danni anche alle recinzioni. “Alberi e macerie sono stati scaraventati ad oltre un chilometro e mezzo di distanza – racconta la geometra Paola Gavioli, responsabile del Servizio Manutenzione del Comune – una cosa impressionante”.