Ambiente: il lago d’Aral ha smesso di ritirarsi!

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lago lago d'AralIl lago d’Aral, che per quasi mezzo secolo si è ritirato provocando un disastro ambientale in Asia centrale, ha finalmente smesso di prosciugarsi. Lo afferma Pyotr Zavyalov, dell’istituto di Oceanografia dell’accademia delle Scienze russa. “Il mare al momento è prossimo all’equilibrio perchè la sua superficie si è talmente ridotta che anche l’evaporazione è diminuita, cosicchè anche il piccolo apporto dei fiumi e i flussi di acqua sotterranei riescono a compensarla” ha detto lo scienziato in un convegno. A metà tra l’Uzbekistan e il Kazakistan, il lago di Aral – comunemente chiamato mare di Aral – ha cominciato a ritirarsi negli anni Sessanta, dopo che i due fiumi che lo alimentavano furono deviati in modo massiccio per usi agricoli. Gli storici spiegano che i progetti di epoca sovietica per irrigare vaste aree dell’Asia centrale coltivate a cotone rientravano nella dottrina comunista di conquista della natura, piegandone le regole ai fini del socialismo. I collettivi agricoli che cercavano di coltivare cotone utilizzavano grandi quantità di acqua e negli anni Settanta l’enorme lago salato si era già significativamente prosciugato. La poca acqua che riusciva a raggiungerlo era carica di pesticidi e prodotti chimici per l’agricoltura. Un tempo grande come l’Irlanda, il mare d’Aral ospitava un ecosistema molto ricco, che gli ambientalisti definivano “l’Amazzonia dell’Asia centrale”. Nel 1991, al momento del crollo dell’Urss, aveva già perso il 90% delle sue acque, riducendosi a tre piccoli specchi d’acqua, di cui due quasi privi di vita. Il bacino settentrionale, che si trova in Kazakistan ed è nota con il nome di Piccolo Aral, è stato circondato da dighe artificiali e ora sta tornando a crescere, mentre gli abitanti dei villaggi di pescatori che lo circondano, abbandonati da decenni, stanno tornando nelle loro case. Ma i due bacini meridionali sono ora pieni di acqua estremamente salata, dove sopravvivono solo piccoli crostacei e batteri. In seguito alla sparizione del lago vaste aree di terra coltivabile in Uzbekistan, Kazakistan e Turkmenistan sono coperte di sali tossici, che avvelenano il suolo e causano malattie quali cancro, tubercolosi e anemia, secondo l’Onu. Un piano faraonico per rifornire il mare di acqua dei fiumi siberiani è stata abbandonato a causa dei costi elevati e delle conseguenze ambientali imprevedibili.