Ancora un periodo di quiete in Atlantico, ma la stagione degli uragani è sempre più vicina

atl_ir4_sat_tropicalindex_0Con il graduale riscaldamento delle acque superficiali oceaniche, ad opera del sole prossimo allo “Zenit” all’altezza del tropico del Cancro (estate boreale), e l’innalzamento verso nord del “fronte di convergenza intertropicale”, sull’Atlantico si fanno maturi per la formazione dei primi sistemi tropicali organizzati della stagione, pronti ad evolversi in insidiose tempeste tropicali o pericolosi uragani diretti verso l’area caraibica e le coste di Messico e Stati Uniti. In questi giorni, a causa dell’intenso “Wind Shear” nell’alta troposfera e del posizionamento ancora arretrato del “fronte di convergenza intertropicale”, in pieno Atlantico, ha sfavorito la formazione di perturbazioni tropicali organizzate, in grado di potersi trasformarsi in depressioni tropicali ben strutturate nei medi e bassi strati. Ma ad inizio della prossima settimana le cose cominceranno a cambiare. Il lento sollevamento verso latitudini più settentrionali del “fronte di convergenza intertropicale”, lungo l’Africa occidentale, agevolerà un rinforzo dell’attività convettiva sul Sahel occidentale, dove si potranno originare dei grossi “Clusters” e sistemi temporaleschi a “Multicella” pronti a muoversi da est verso ovest, per spostarsi successivamente in direzione dell’Atlantico tropicale, sotto la spinta dell”“african easterly jet”.

Squall-line-AfricaIl rinvigorimento dell’attività convettiva sul settore occidentale dell’Africa sub-sahariana contribuirà ad alterare la circolazione eolica nei bassi strati, in seguito allo sviluppo e al passaggio delle cosiddette “tropical waves”, estesi fronti tropicali, sprovvisti di rotazione interna, ma con una importante attività convettiva all’interno che può contribuire ad autoalimentare il sistema, fin quando si allontana verso acque superficiali più calde (sopra i +26°C +27°C), trasformandolo in una vera e propria depressione tropicale diretta verso l’Atlantico tropicale o l’area caraibica. Quando l’attività convettiva si intensifica notevolmente, a contatto con le acque calde oceaniche, i venti nei bassi strati tendono a rinforzarsi, soffiando oltre i 40-50 km/h, creando un accenno di rotazione, con venti da nord-est davanti, da est nella parte centrale e da sud-est dietro l’onda tropicale, nella zona dove si localizza la convezione derivata dalla convergenza venti. Durante questo passaggio l’intensificazione delle precipitazioni temporalesche è concomitante con una diminuzione della pressione atmosferica nei bassi strati, che scende al di sotto dei 1008-1006 hpa (rispetto al livello medio). In questa fase si viene a creare un minimo barico centrale, sui 1006-1004 hpa, che favorirà un ulteriore rinvigorimento dell’attività convettiva, con l’intensificazione del risucchio di masse d’aria molto calde e umide dalla superficie oceanica.

Easterly_Waves_fig01La formazione del minimo barico da origine alla circolazione ciclonica nei bassi strati, con i venti da nord-est nella parte anteriore che tendono a ruotare più da nord-ovest e da Ovest nella parte meridionale, mentre nella parte posteriore i venti da sud-ovest e da Sud tendono a chiudere la parte nord dell’onda ruotando da sud-est e da Est, generando cosi la depressione tropicale che tende a chiudersi nei medi e bassi strati della troposfera. Ma fino a quando l’ITCZ, in Atlantico, non si sarà avvicinata ai 9° 10° di latitudine nord, e il “Wind Shear” in quota non si sarà definitivamente ridimensionato su tutto l’Atlantico e il mare dei Caraibi, la formazione di tempeste tropicali o eventuali uragani diverrà ancora molto improbabile, malgrado lo sviluppo di interessanti “tropical waves” provenienti dall’Africa occidentale, cariche di rovesci e temporali. Difatti, lo spostamento verso nord dell’ITCZ, in genere, è accompagnato dallo stazionamento di una fascia di “Calme equatoriali” distesa verso l’Atlantico orientale, lungo il limite più occidentale della circolazione monsonica (da S-SO) dell’Africa occidentale (“Monsone di Guinea”).

Le “Calme equatoriali” di solito si vanno a localizzare nell’area dove prevalgono le basse pressioni legate all’ITCZ. In questa zona, a causa del forte livellamento della pressione atmosferica nei bassi strati e delle forti correnti ascensionali che generano i violenti “Clusters temporaleschi” tipici delle latitudini equatoriali, lungo la linea di convergenza degli Alisei, si verificano spesso estese calme di vento orizzontali (bonacce) che non fanno altro che agevolare la convenzione e la formazioni di imponenti annuvolamenti cumuliformi, per origine termica o dinamica (linea di convergenza venti al suolo), che danno la stura a forti acquazzoni e temporali, anche violenti, accompagnati da fenomeni precipitativi molto intensi, con furiosi colpi di vento (“downbursts”) e fulminazioni a fondoscala. Nei prossimi giorni intensi, causa un posizionamento ancora defilato del “fronte di convergenza intertropicale”, i “Clusters temporaleschi” più dovrebbero svilupparsi sull’Atlantico sub-equatoriale, attorno i 5° 7° di latitudine nord, lungo la linea di convergenza fra l’umido flusso dell’Aliseo di SE, proveniente dall’Atlantico meridionale e spinto verso l’area equatoriale dal margine nord dell’anticiclone dell’isola di Sant’Elena (anticiclone sub-tropicale permanente dell‘Atlantico meridionale), e l’Aliseo di NE, che uscendo dal Sahara occidentale si propaga verso la Mauritania, il Senegal e le isole di Capo Verde, per finire in pieno Atlantico, dopo aver percorso il bordo più meridionale dell’anticiclone delle Azzorre.