E’ stato un Maggio di incredibili follie meteorologiche: la macchina climatica sta realmente cambiando?

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08Le stranezze climatiche osservate nel mese di Maggio, fra rare nevicate tardive sugli USA centrali, persistenti anomalie di freddo tra Regno Unito ed Europa occidentale (Italia settentrionale inclusa) o l’eccezionale ondata di calore che ha colpito pochi giorni fa la Lapponia (con punte di +30°C sotto il circolo polare artico), mettono in evidenza un cambiamento in seno alla complessa macchina climatica di non poco conto. In particolare nell’ultimo decennio si è osservato che il flusso perturbato proveniente dall’Atlantico si è gradualmente attenuato. Anzi, più di una attenuazione possiamo parlare di un vero e proprio rallentamento delle “Westerlies” lungo le medio-alte latitudini dell’emisfero boreale, a discapito di più complessi pattern con semi-zonalità o scambi meridiani (fra polo e tropici) più o meno intensi e prolungati nel tempo.

2xeu_jt4La diminuzione del flusso zonale comporta l’istaurazione di pattern persistenti, con saccature e promontori anticiclonici distesi lungo i meridiani che influiscono pesantemente sulle dinamiche atmosferiche, prolungando le fasi perturbate come i periodi siccitosi o le ondate di calore o di freddo. Se si fra un confronto fra il decennio 1991-2001 e quello successivo, 2002-2012, si scopre che le correnti occidentali, una volta le vere dominatrici sullo scenario barico europeo e nord-americano, si sono sempre più indebolite, divenendo meno costanti e meno intense rispetto agli standard del passato (anni 80 e 90).

cursnowRipetendo lo stesso confronto si nota come, sul medio Atlantico ed in prossimità dell’Africa settentrionale, sempre più spesso, fra l’autunno e l’inizio della primavera boreale, si sia verificata una decisa accelerazione del flusso occidentale, nella media e alta troposfera, che ha comportato un deciso rinvigorimento del ramo principale del “getto sub-tropicale”, in scorrimento sopra l’Atlantico tropicale per dipanarsi a grandissima velocità (con “Jet Streaks” sui 250-300 km/h a 9000 metri di altezza) sopra la regione sahariana (dal Marocco all’Egitto) e la penisola Arabica. In realtà più che di una zonalità bassa (originale) nella maggior parte dei casi ci troviamo a che fare con il cosiddetto “getto derivato”, ossia un possente flusso occidentale che si attiva lungo il margine meridionale di un ampio “delta”  (separazione del ramo principale del “getto” in due rami secondari “derivati”) della “corrente a getto”, spesso centrato in pieno Atlantico o in prossimità dell’East Coast degli States.

Non si tratta quindi di un flusso zonale originale. Secondo alcuni climatologi la diminuzione e il rallentamento delle cosiddette “Westerlies” può essere causato da una persistenza di anomalie termiche negative delle acque superficiali di grandi oceani (Pacifico e Atlantico) lungo le latitudini temperate. Tali anomalia negative delle acque oceaniche, alle latitudini temperate, si frappongono al maggior riscaldamento riscontrato sulla regione artica, a seguito della rapida riduzione d’estensione dei ghiacci, che ogni estate tendono a sciogliersi sempre più rapidamente sul mar Glaciale Artico e bacini attigui. Ciò agevola un indebolimento del “gradiente termico orizzontale” e del “gradiente di geopotenziale” (in quota) che normalmente s’instaura alle medie latitudini, tenendo in vita il flusso del “getto polare” e le potenti “Westerlies” che girano attorno l’emisfero, tentando di equilibrare il perenne squilibrio termico fra la fascia tropicale e la regione artica.

Earth_jet_streamNoi già dallo scorso anno avevamo messo in evidenza, in diversi articoli, come il riscaldamento dell’Artico stia contribuendo a rendere le configurazioni bariche e gli schemi sinottici sempre più persistenti e duraturi nel tempo sulle medie latitudini, con intervalli che possono persistere per interi mesi. Tale ipotesi viene suffragata da un recente studio, condotto dall’Università del Wisconsin (Stati Uniti), secondo cui il riscaldamento dell’Artico (intenso come aumento delle temperature dell’aria sovrastante la regione artica) stia contribuendo a rendere le configurazioni bariche e gli schemi sinottici sempre più persistenti e duraturi nel tempo nelle medie latitudini, con intervalli che possono persistere per interi mesi, se non anni.

963Questa persistenza può dare luogo a pesanti ondate di caldo, intense avvezioni fredde, siccità o situazioni meteorologiche estreme, come eventi alluvionali e prolungati periodi di maltempo, che possono rimanere “stabili” per più giorni, settimane o addirittura mesi. Il notevole riscaldamento dell’Artico in genere ha come prima ripercussione un notevole rallentamento delle “Westerlies” (o flusso Zonale), gli impetuosi venti dai quadranti occidentali che dominano lungo le medie latitudini dirigendo l’andamento meteo/climatico sui vari continenti. L’indebolimento delle correnti occidentale si avverte soprattutto alle quote medio-alte della troposfera, con un forte rallentamento del ramo principale del  “Polar Jet”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e di Ferrel.

Onda-di-calore-intensa-sul-Brasile-meridionale-giffPerdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso, creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane.

Rtavn482Un po’ sull’esempio di quanto visto lo scorso inverno tra gli USA e il Canada meridionale che per diversi mesi sono rimasti in balia di una ampia ondulazione oraria (onda anticiclonica) in seno al “getto polare” che ha alimentato numerose ondate di calore verso i territori contigui degli States, dove si sono registrati migliaia di record mensili fra Gennaio e il mese di Marzo, risultati fra i più caldi di sempre. Negli ultimi anni ne abbiamo avuto la prova. Basti pensare alla tremenda ondata di calore che nell’estate del 2010 ha attanagliato la Russia europea, con picchi di oltre +40°C a Mosca, bruciando sotto il sole cocente la taiga siberiana, o la lunga siccità verificatasi negli USA a cavallo fra il 2011 e il 2012 (un vero disastro per l’agricoltura), per non dimenticare le drammatiche siccità patite nel Corno d’Africa e in molte aree dell’Australia meridionale. Non possiamo certo sminuirle a semplici coincidenze.