Che le diagnosi di cancro alla mammella siano in aumento, dicono gli esperti, è un buon segno: vuol dire che sempre più donne si sottopongono con regolarità allo screening! Molto importante è l’autopalpazione del seno, che la donna dovrebbe effettuare ogni mese a partire dai 20 anni, preferibilmente nella settimana in cui ha appena finito le mestruazioni (il seno è meno gonfio), stesa e con un braccio dietro la testa. Con la mano controlaterale, partendo dal capezzolo, dovrebbe semplicemente sondare tutto il seno con movimenti circolari di palpazione, prima leggera e poi più profonda, fino a raggiungere torace e linfonodi ascellari.
Dai 20 ai 40 anni, la donna dovrebbe effettuare, oltre all’autopalpazione, una visita senologica almeno una volta ogni 3 anni, soprattutto se assume la pillola anticoncezionale; qui le verranno effettuate una visita più approfondita e un’ecografia. La prima mammografia va eseguita a 40 anni e da qui ogni 12 mesi.
Nelle pazienti a rischio per familiarità, si deve iniziare a 30, e poi sempre una volta l’anno. Dopo i 55anni, la mammografia può essere eseguita ogni due anni poiché, dopo la menopausa, il seno va incontro ad un certo grado di atofria. Come per la maggior parte dei tumori, anche per quello al seno non esistono cause certe, scientificamente dimostrate; piuttosto, sono stati identificati alcuni fattori di rischio, tra cui: assunzione di alcol, età avanzata (>50 anni), dieta ricca di proteine animali, fumo, menarca precoce, menopausa tardiva, obesità, predisposizione genetica.
La sintomatologia dipende dal tipo di tumore: nelle sue forme iniziali, è caratterizzata dalla presenza di una massa singola, generalmente minore di 5 cm di diametro, ma con un volume estremamente variabile, di consistenza dura, quasi lignea e con margini non definibili. Essa inizialmente non è dolorosa, ma possono coesistere erosioni o tumefazioni, secrezioni senose o sanguigne dal capezzolo ed un aumento dei linfonodi ascellari dello stesso lato del seno malato, che sono comunque ancora mobili. Segni tardivi, tipici di un tumore già avanzato, sono dovuti alla presenza di una massa di volume considerevole, maggiore di 5 cm, fissa, non mobile, con associati edema (gonfiore della mammella), che risulta arrossata, dolente, con pelle a buccia d’arancia, a volta con noduli cutanei (tumori secondari che si sono staccati dalla massa principale), linfonodi ascellari aumentati di volume, aumentati di volume e fissi ai piani sottostanti, retrazione del capezzolo e a volte edema del braccio dallo stesso lato del tumore.
Molto importante, per la diagnosi, è interrogare la paziente (anamnesi) per conoscere l’esistenza di un eventuale fattore di rischio. Successivamente il medico passerà all’ispezione, per vedere eventuali asimmetrie di forma o di volume di un seno rispetto ad un altro, e alla palpazione, che va fatta al paziente disteso con le braccia dietro alla testa. Si passerà poi alla diagnosi strumentale: la mammografia a tutte e due le mammelle (bilaterale), indispensabile per programmare qualsiasi procedura di terapia. Una volta individuate con essa le lesioni di piccolo diametro, si passerà all’esame citologico mediante ago aspirato: attraverso un ago sottile viene aspirato del materiale dalla lesione, per vedere che tipo di cellule lo formano (se maligne o benigne).
L’ecografia viene indicata soprattutto per differenziare le cisti (ripiene di liquido), dalle lesioni solide , ed è lo strumento preferibile di controllo nelle giovani con meno di 30 anni. Infine, la duttogalattografia consiste nell’iniettare con un ago una sostanza radioattiva colorata dei dotti mammari. Se c’e’ una massa, ai raggi X si vedrà un difetto di riempimento degli stessi dotti con colorante. Non differenzia lesioni benigne e maligne, ma è indicata nel caso di secrezioni sierose ed ematiche dal capezzolo nel sospetto di un tumore duttale. Quanto alla terapia chirurgica, alla mastectomia radicale (asportazione di tutta la mammella), risalente al 1984, si sono aggiunte tecniche chirurgiche più conservative, che evitano l’asportazione di un’intera mammella, partendo dal presupposto che il tumore mammario è una malattia che, sin dal suo esordio ,interessa tutto il corpo (interessamento sistemico), per la frequente presenza, fin dall’inizio, di sue metastasi microscopiche in midollo osseo, fegato e polmoni.
In ogni caso, la scelta del tipo di trattamento chirurgico deve tenere conto delle preferenze della donna, dato che il trattamento conservativo implica la disponibilità a sottoporsi per 5-6 settimane a sedute quotidiane di radioterapia e ad accettare il rischio di recidiva locale dell’ordine del 10%, che è superiore a quello delle pazienti sottoposte a mastectomia totale. Stile di vita sano e alimentazione corretta fanno il resto: gli scienziati americani sostengono che due noci al giorno sono uno scudo supplementare contro neoplasie, compreso il tumore al seno, verdure come cavoli e broccoli stoppano la proliferazione di cellule tumorali e le mamme, mangiando uova, possono lasciare in eredità alle neonate, una minore predisposizione ad ammalarsi. Il mostro, quindi, non è più invincibile.


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