
Mentre sull’emisfero boreale l’estate è già particolarmente attiva, in quello australe l’inverno comincia gradualmente ad entrare nel vivo. In queste ultime settimane il progressivo raffreddamento di una vasta area del Plateau antartico, con i primi picchi stagionali di -77°C raggiunti nella stazione automatica della base di Amundsen-Scott, sta favorendo una notevole intensificazione delle “Westerlies”, gli impetuosi venti occidentali che scorrono ininterrottamente attorno i mari antartici, sotto la spinta dei profondi cicloni extratropicali australi, generando grandi tempeste oceaniche, con ondate gigantesche che possono raggiungere i 13-14 metri. Il progressivo raffreddamento di vaste aree del Plateau antartico sta inspessendo il già notevole “gradiente barico”, “gradiente termico” ed il “gradiente di geopotenziale”, esistente fra le coste dell’Antartide e le medio-basse latitudini australi. Le mappe a 300 hpa e 250 hpa mostrano anche un “getto polare” australe sempre più potente (con frequenti “Jet Streaks”) che scorre a grandissima velocità sopra i mari che accerchiano il grande continente ghiacciato, a causa dell’infittimento del “gradiente di geopotenziale” in quota fra il Plateau centrale e le medie latitudini oceaniche, dove invece insistono masse d’aria decisamente più miti e umide. Segno del consolidamento del cosiddetto “Kernlose winter”, un forte raffreddamento che si realizza con la scomparsa del sole sotto l’orizzonte e rimane pressoché costante per tutto il periodo invernale, con scarsissime variazioni del campo termico nel cuore del continente antartico.

Per oltre 6-7 mesi di fila, in genere da Aprile a Settembre, le temperature nelle zone centrali dell’Antartide restano inchiodate sotto i -60°C -70°C. Il “Kernlose winter” difatti rappresenta la grande peculiarità del clima antartico, visto che è quasi sconosciuto nell’emisfero boreale, tranne che per alcune ristrette zone dell’altopiano ghiacciato della Groenlandia, dove il fenomeno risulta ben meno attenuato e regolare rispetto all’Antartide. In queste settimane, con l’approssimarsi dei mesi invernali per eccellenza nell’emisfero australe (Luglio e Agosto), queste masse d’aria molto gelide presenti sopra il Plateau orientale antartico, hanno prodotto un rinforzo dell’attività ciclonica attorno le coste antartiche, agevolando la formazione di profondi cicloni extratropicali, con minimi barici al suolo sotto i 950-940 hpa, che hanno generato violente tempeste oceaniche sui tratti di mare attigui (mar di Ross, mar di Weddell, mar di Bellingshausen, mar di Amundsen), con onde che hanno raggiunto anche i 13-14 metri, estendendosi per centinaia di miglia dal luogo d’origine. Ciò contribuisce a rendere l’evoluzione meteo/climatica ancora più dinamica in tutto l’emisfero australe. Al momento sopra il Plateau orientale, con la scomparsa del sole, si sono originate masse d’aria molto gelide (effetto “Albedo”), con valori che sprofondano sotto i -60°C -65°C, localmente anche sotto i -70°C.

Queste masse d’aria molto gelide continuano ad alimentare una cellula anticiclonica, di natura termica, la quale tende a convogliare una parte di quest’aria gelida verso le aree costiere, mediante il soffio dei violenti e turbolenti venti “Catabatici”, che spesso spazzano le coste antartiche con furibonde bufere, con potentissime raffiche di caduta che possono facilmente sfondare i 200 km/h in presenza di “gradienti barici” particolarmente esplosivi. Queste forti correnti, che trasportano le masse d’aria molto gelide e pesanti dal Plateau centrale ai mari antartici, tendono ad interagire e a scontrarsi con le correnti più umide e temperate, d’origine oceanica. Questa interazione, fra aria molto gelida in uscita dalla Calotta antartica e aria più mite e umide provenienti dalle medio-alte latitudini oceaniche, sovente crea l’ambiente ideale per lo sviluppo di profondi cicloni extratropicali che possono raggiungere lo stadio di “depressione-uragano” (presentando dei minimi barici al suolo sotto i 950-940 hpa), generando formidabili vortici depressionari “baroclini” provvisti di forti “gradienti barici orizzontali” che danno luogo a violente tempeste di vento, pronte ad estendersi per centinaia di miglia lungo i mari che circondano le coste antartiche.
Nei prossimi giorni tale situazione favorirà la formazione di varie “depressione-uragano”, con minimi barici stimati al suolo stimato dei 950 hpa, che produrranno delle tempeste di vento pronte ad estendersi ai mari che circondano il Polo Sud, dove l’intenso moto ondoso e l’azione dei venti tempestosi sarà in grado di spingere alla deriva diversi iceberg, di piccole e medie dimensioni. Sul settore più occidentale del Plateau, maggiormente esposto alle avvezioni calde sospinte dalle grandi “onde di Rossby” che transitano sul Pacifico meridionale, le temperature potranno subire dei repentini rialzi, a causa dei frequenti afflussi di masse d’aria più umide e temperate che discendono dalle medie latitudini oceaniche. Nel corso della prossima settimana su questi settori non si possono escludere nuove importanti scaldate, indotte dal rinforzo della ventilazione che tenderà a scalfire lo strato d’inversione termica preesistente nei bassi strati. Alcuni sistemi frontali, collegati ai profondi cicloni extratropicali che si approfondiranno attorno le coste antartiche, riusciranno in parte (lungo il settore pre-frontale dove prevalgono le correnti da NO che trasportano aria più umida e temperata dai mari sub-polari) a sconfinare fino alle aree più interne dell’Antartide occidentale, dove potrebbero dare luogo persino a deboli precipitazioni nevose, con temperature al di sopra dei –40°C -50°C. Localmente queste intrusioni di aria mite oceanica potranno dare origine ad importanti scaldate fino alle aree centrali del Plateau, compromettendo lo strato d’inversione che tuttora regge in vaste aree della Calotta antartica e catapultando le masse d’aria gelide insistenti verso le aree oceaniche australi, con importanti ondate di freddo dirette verso le alte latitudini (America meridionale, Africa australe, Australia e Nuova Zelanda).


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