L’umido “Monsone di SO” continua ad avanzare verso nord, avvicinandosi sempre più agli stati dell’India settentrionale e ai paesi che si affacciano sul golfo del Bengala, distribuendo le prime abbondanti precipitazioni, spesso a sfogo di rovescio o temporale. Negli ultimi giorni gli umidissimi “getti somali”, che sono divenuti persino burrascosi nel tratto di mare antistante le coste del Puntland, dopo aver attraversato il mar Arabico, hanno raggiunto le coste occidentali indiane, addossando al versante occidentale dei rilievi del Ghati una compatta nuvolosità cumuliforme che ha dato la stura a fitte piogge, rovesci e temporali, a tratti anche di forte intensità, ed ulteriormente enfatizzati dal notevole “forcing” orografico che queste montagne riescono ad esercitare agli umidi venti da SO e O-SO. Finora le piogge più consistenti si sono registrate lungo le coste dello stato del Kelara e nel Mysore, dove si fa più forte l’effetto “stau” (sbarramento orografico) esercitato dai monti del Ghati occidentali agli umidi e moderati venti da SO e O-SO provenienti dal mare Arabico. Piogge importanti stanno interessando pure il Maharashtra, gli stati dell’India centrale e quelli che si affacciano sul golfo del Bengala.
Nei prossimi giorni il “Monsone di SO” tenderà ulteriormente ad intensificarsi, soffiando anche a carattere burrascoso nel tratto di mare compreso fra le coste della Somalia settentrionale, l’isola yemenita di Socotra, fino alle coste dell’India occidentale, fra gli stati del Kelara, Mysore e Maharashtra, dove giungerà l’aria molto umida che dopo aver impattato sui rilievi del Ghati scaricherà forti piogge e rovesci, particolarmente abbondanti e persistenti nelle aree sopravento. Il progressivo rinforzo dei venti da O-SO lungo il mar Arabico, coadiuvato da una ulteriore fluttuazione verso nord del “fronte di convergenza intertropicale” sull’oceano Indiano, favorirà l’estensione delle piogge, portate dall’umido flusso marittimo sud-occidentale proveniente dall’oceano Indiano settentrionale e dal mare Arabico, fin sugli stati dell’India centrale e successivamente nell’India settentrionale, dove l’arrivo delle piogge e dei forti temporali è invocato a gran voce dalle popolazioni indiane, ormai stanche della cappa irrespirabile di caldo e afa che attanaglia il paese asiatico. Intanto anche alle quote superiori della troposfera la ventilazione comincia ad assumere la tipica componente orientale, con la lenta risalita fin verso il nord dell’India dell’”Easterly Jet Stream” (la famosa “corrente a getto orientale” che domina sull’area tropicale), la quale tende ad inasprire notevoli divergenze, scorrendo sopra il flusso dai quadranti occidentali, legato al Monsone estivo, che domina nei medi e bassi strati.

Queste divergenze, tra l’” Easterly Jet Stream” in quota ed il flusso monsonico nei bassi strati, coadiuvate da aree di profonda convenzione, spesso favoriscono la formazione di circolazioni depressionarie tropicali, più o meno organizzate, che dal golfo del Bengala tendono a spostarsi verso gli stati dell’India centrale e settentrionale, dove apportano forti precipitazioni convettive, per poi successivamente spostarsi verso ovest, proseguendo in direzione del mar Arabico e del Pakistan meridionale. Sono proprio queste depressioni tropicali a causare le piogge torrenziali che caratterizzano il Monsone estivo sull’Asia meridionale. Anche in questi giorni, fra domani e domenica, una nuova depressione tropicale non perfettamente chiusa, in fase di sviluppo sopra le calde acque del golfo del Bengala, tenderà a muoversi verso lo stato dell’Orissa, proseguendo sull’India centrale, causando una brusca intensificazione dell’attività convettiva che agevolerà lo sviluppo di intensi “Clusters temporaleschi” pronti a provocare forti piogge e rovesci, anche di forte intensità, specie fra il Bengala occidentale, l’Orissa e l’Andhra Pradesh, dove si potrebbero determinare pure degli allagamenti. Ma le precipitazioni più forti colpiranno gli stati dell’India occidentale, tra Kelara, Mysore e Maharashtra, e nord-orientale, in particolar modo l’Assam, nelle aree sottostanti al versante meridionale dell’Himalaya, dove le umide correnti meridionali che salgono dal golfo del Bengala vengono bloccate dall’insormontabile catena montuosa e costrette a salire verso l’alto, raffreddandosi sensibilmente e favorendo la formazione di compatti ammassi nuvolosi capaci di arrecare piogge torrenziali che possono persistere per interi giorni, accrescendo il rischio di violente inondazioni e smottamenti in tutto il settore meridionale himalayano.
Ma come si origina il flusso del Monsone estivo di SO ?
Il flusso del Monsone inizia a nascere fra la fine della stagione primaverile e l’inizio dell’estate, quando il sole raggiunge lo “Zenit” lungo le latitudini tropicali dell’emisfero boreale, e l’intensa insolazione diurna determina un brusco riscaldamento delle terre emerse, fra l’entroterra indiano e l’area indo-cinese, che origina una profonda depressione termica (minimo sui 990 hpa) sulla pianura del Gange. Questa profonda depressione termica a sua volta aspira verso il continente sub-indiano aria molto umida, di origine marittima sub-equatoriale, generando l’umido flusso sud-occidentale che porta le intense piogge che nel periodo estivo inondano i paesi dell’Asia meridionale, dall’India fino alla Cina meridionale. Ma per attivare il grande meccanismo del Monsone asiatico occorre un grande spostamento latitudinale del famoso “fronte di convergenza intertropicale”, noto come “ITCZ”, che proprio sull’oceano Indiano e in prossimità delle coste dell’Asia meridionale raggiunge le massime fluttuazioni verso nord e sud.
Difatti la linea dell’”ITCZ” durante l’inverno si stabilisce intorno i 10° di latitudine sud, mentre durante l’avvento dell’estate boreale il “fronte intertropicale” si attesta attorno i 10° di latitudine nord. Negli altri oceani tale spostamento è molto meno marcato, può superare di poco i 5°-6° di latitudine. Questo enorme fluttuazione del “fronte intertropicale” è generata da una traslazione altrettanto importante della “corrente a getto sub-tropicale” (che scorre a circa 250 hpa) operata dall’influenza della grande catena dell’Himalaya che con le sue vette sopra i 7000-8000 (tra cui l’Everest) diventa un ostacolo quasi insormontabile che devia il flusso originario del “getto” ed esercita una grande influenza dominante sul clima delle regioni limitrofe. La barriera eretta dall’Himalaya provoca per effetto dinamico d’ostacolo la traslazione ampliata dalla “getto sub-tropicale”, il che comporta la traslazione del “fronte intertropicale”. A questo si aggiungono i notevoli “gradienti termici orizzontali” che si innescano fra le aree interne dell’Asia centrale, il Tibet e le grandi superfici oceaniche dell’oceano Indiano. Nel periodo estivo la formazione della depressione termica lungo le pianure del Gange attiva una sostenuta corrente sud-occidentale che dalle coste della Somalia comincia a spirare con grande vigore verso il mar Arabico e le coste dell’India occidentale. Questa particolare situazione barica accompagna lo spostamento verso nord dell’“ITCZ”. Le forti precipitazioni che avvengono sulle coste indiane occidentali, sono apportate dalle intense, spesso burrascose, correnti da SO e O-SO, chiamate “getti somali“, visto la loro origine attorno le coste del Corno d’Africa. Queste correnti sud-occidentali sono molto umide a causa del loro passaggio obbligato sulle superfici sub-equatoriali dell‘oceano Indiano. Le piogge si intensificano ulteriormente quando queste correnti interagiscono con i primi rilievi himalayani, nel loro moto verso nord-est.


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