Astronomia: il viaggio di ISON, nel bene e nel male

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Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)
Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Il viaggio di una cometa radente attraverso il Sistema Solare comporta molteplici ostacoli che potrebbero addirittura disgregarla. Uno tra questi è il Sole, che attraverso una gigante espulsione di materiale, durante le sue periodiche eruzioni, potrebbe strapparle la coda. Poco prima di raggiungere il pianeta Marte, a circa 230 milioni di chilometri dalla nostra stella, la radiazione comincia a far evaporare i materiali ghiacciati più esterni di cui è composta, un processo che rappresenta la prima parte verso una disgregazione del nucleo. E se anche questo non dovesse bastare, ecco il passaggio radente, dove l’astro chiomato viene messo a dura prova dalle altissime temperature e dalla pressione che andrà ad incontrare. In questo momento la cometa ISON sta percorrendo proprio quel viaggio. A differenza di altri oggetti più piccoli, Ison potrebbe sopravvivere a questi ostacoli spaziali, determinando uno spettacolo degno di nota nei nostri cieli. Ma non è una certezza. Il suo viaggio è cominciato dalla lontana nube di Oort, un’area ai confini del nostro sistema solare dove risiedono la stragrande maggioranza di questi corpi ghiacciati. Raggiungerà il suo massimo avvicinamento al Sole il 28 Novembre 2013, una sorta di “giorno della verità”, che ci farà comprendere appieno il futuro di questa vagabonda cosmica.

Credit: NASA, ESA, J.-Y. Li (Planetary Science Institute), and the Hubble Comet ISON Imaging Science Team
Credit: NASA, ESA, J.-Y. Li (Planetary Science Institute) Hubble Comet ISON Science Team

Catalogata come C/2012 S1, ISON è stata avvistata la prima volta nel Settembre 2012, quando si trovava ad una distanza di 936 milioni di chilometri dalla Terra. Si tratta del suo primo viaggio intorno al Sole, il che significa che è ancora avvolta da materia incontaminata dai primi giorni della formazione del Sistema Solare. ISON sarà monitorata attentamente dalle attività spaziali in corso e dai grandi telescopi della Terra, al fine di apprendere maggiori informazioni su questa “capsula del tempo”, com’è stata definita. Anche se ISON non dovesse farcela, rappresenterà una grande opportunità per capire la sua composizione, la sua reazione nell’ambiente e ottenere ulteriori indizi sulle origini del Sistema Solare.