La spettacolare protesta di sei attiviste di Greenpeace si è conclusa poco dopo le 19, ora di Londra, al termine di 14 ore ininterrotte di arrampicata sul grattacielo più alto d’Europa, lo Shard, progettato da Renzo Piano per ricordare una lama di ghiaccio. Le sei donne, provenienti da Polonia, Svezia, Olanda, Canada, Belgio e Gran Bretagna, hanno voluto protestare contro le perforazioni petrolifere che minacciano l’habitat e l’ecosistema dell’Artico. La scelta del grattacielo Shard non è stata casuale, perché domina i tre uffici londinesi della Shell, un`azienda che sta investendo miliardi per trivellare l`Artico alla ricerca del petrolio, sia in Alaska che in Russia. Su www.savethearctic.org più di 3 milioni hanno già chiesto all`azienda di abbandonare questi piani, ma la Shell è decisa ad andare avanti, secondo quanto denuncia l’organizzazione ambientalista in un comunicato.
Le “climber” di Greenpeace hanno delle telecamere sugli elmetti dalle quali hanno trasmesso in diretta su www.iceclimb.savethearctic.org le immagini dell’ascensione. Secondo Greenpeace, il gigante anglo-olandese Shell ha investito qualcosa come 5 miliardi di dollari nel suo programma artico, ma dopo una serie di imbarazzanti incidenti – inclusa una piattaforma affondata e un incendio su una nave per le perforazioni – è stata costretta ad abbandonare i suoi piani per la trivellazione dell`Alaska quest`estate. L`azienda ha firmato però un accordo con il gigante russo Gazprom per riprovarci nella Russia Artica, un`area dove – secondo gli ambientalisti – la corruzione è elevata e le regolamentazioni sono pressoché inesistenti. Greenpeace chiede invece l`istituzione di un Santuario globale nell`Artico e ha recentemente organizzato una spedizione al Polo Nord, per piantare una capsula con i nomi dei primi due milioni di persone che hanno firmato su savethearctic.org insieme a una Bandiera per il Futuro sul fondale del Polo Nord.






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