Il Body Integrity Identity Disorder (BIID): un terribile disturbo psicologico dalle cause ignote

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corpo_umanoIl Body Integrity Identity Disorder (BIID) è una condizione psicologica assimilabile al Disordine dell’identità di genere, nella quale il soggetto sente di “abitare” un corpo che non corrisponde all’ immagine idealizzata che ha di sè stesso. La particolarità di questo disturbo risiede nel fatto che il “corpo immaginato” e desiderato è un corpo amputato: i pazienti chiedono infatti di poter essere amputati di gambe o braccia per raggiungere “una completezza” che sentono di non possedere. Queste sensazioni di estraneità con il proprio corpo e questi desideri di amputazione insorgono in età preadolescenziale. E’ praticamente impossibile stimare quante persone soffrano di questo disturbo, anche se qualcuno rileva che potrebbe essere più frequente del prevedibile e nascondersi nei casi di amputazioni accidentali degli arti avvenute in circostanze non chiare.
Delle cause non si sa praticamente nulla, anche se sono state proposte diverse teorie:

  • la vista, in età molto precoce, di una persona amputata, e la convinzione del bambino che quello debba essere il corpo ideale. Il bambino si sente non amato e, diventando un amputato, può attrarre simpatia e amore.
  • La condizione sarebbe neuropsicologica: ci sarebbe un’anomalia strutturale o funzionale della corteccia cerebrale collegata agli arti.

I sintomi del disturbo sono:

  • una sensazione di incompletezza e disabilità simile a quella che potrebbe sperimentare un individuo normale dopo aver subito un’ amputazione,
  • un’idea fissa concernente l’arto e il livello di amputazione richiesto. Più comunemente si tratta di una sola gamba dal ginocchio in giù, anche se qualcuno manifesta il desiderio di amputarsi un braccio o più di un arto,
  •   sentimenti di intensa gelosia alla vista di un amputato,
  • sentimenti di vergogna per questi desideri,
  • ripetuti episodi di depressione e qualche volta pensieri suicidi. Talvolta questi individui pianificano di spararsi, darsi fuoco o infettarsi allo scopo di ricevere un’amputazione chirurgica,
  • attività imitative dello stato di amputato in pubblico e in privato.

La condizione del BIID va distinta da altre due che hanno un carattere più eminentemente sessuale:

  • lApotemnofilia, caratterizzata dall’attivazione sessuale, dalla facilitazione o ottenimento dell’orgasmo attraverso la propria amputazione (questi individui sono talvolta indicati con il termine “wannabes”)
  • lAcrotomofilia, caratterizzata anche essa dall’attivazione sessuale, dalla facilitazione o ottenimento dell’orgasmo attraverso la scelta di un partner amputato (questi individui sono conosciuti come “Devotees”).

Intanto pare che esistano dozzine di siti web per persone BIID che richiedono a gran voce la possibilità di accedere a una chirurgia sicura e legale per le amputazioni o alla supervisione medica per diventare paraplegici.
I frequentatori di questi siti sembrano essere per lo più maschi, di mezza età, profondamente convinti che il BIID non sia una malattia mentale e non possa essere trattata come tale, ma rappresenti un tratto dell’identità, eventualmente di natura neuropsicologica, a cui solo la chirurgia può porre soluzione, un po’ come succede a coloro che hanno un disturbo dell’identità di genere (transessualismo) e possono ricorrere alla chirurgia di riattribuzione del sesso.

DONNA SEDIA A ROTELLENel mondo sta facendo enormemente discutere il caso di una donna, Chloe Jennings-White, ricercatrice dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, che vorrebbe vivere l’esistenza di una persona su una sedia a rotelle.
Chloe ha cercato di menomarsi, ferendosi, con l’obiettivo di salire “realmente” su quella carrozzina che usa attualmente per muoversi, sebbene non abbia alcun handicap motorio.
Come la stessa donna ha raccontato al Daily Mail, il suo disagio è iniziato a soli 4 anni, dopo aver visto sua zia Olivia usare le stampelle dopo un’ incidente in bici. E’ allora che si è interrogata sul perchè non fosse nata anche lei con quella necessità, in quanto non aveva le stampelle come la zia.
A 9 anni è saltata da un palco di quasi 3 m con la sua bici, atterrando sul collo e oggi,  da adulta,  prova a realizzare il suo “sogno” tra le arrampicate sugli alberi e lo scii alpino.
Qualsiasi attività che le comporta la possibilità di diventare paraplegica, le dona un senso di sollievo dall’ansia causata dal BIID.
Nel 2008 ha preso parte ad uno studio di ricerca sul BIID e lo psichiatra Michael First le ha diagnosticato il disordine, raccomandandole l’utilizzo della sedia a rotelle ed esaudendo,  in parte, il suo “sogno” di una vita.
Nel 2010 è addirittura riuscita a mettersi in contatto con un medico disposto ad aiutarla attraverso la recisione dei nervi sciatico e femorale, ma non ha potuto effettuare l’intervento perchè troppo costoso (16000 sterline, all’incirca 18,5 mila euro).