Il fallo: storie, leggende e l’incredibile legge romana ancora in vigore in Italia contro i superdotati

PENE FESTA2In Giappone ogni anno la prima domenica di aprile, nella città di Kawasaki, si festeggia la “festa del fallo e della fertilità”figure falliche vengono fatte circolare per la città ed il fallo è portato in processione come simbolo di fertilità e come forma di richiesta di protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili.
Durante la festa i giapponesi, molto aperti sulla questione sesso, distribuiscono leccalecca, cappelli ed alti gadget in tema, a forma di pene e vagina.
Questi curiosi festeggiamenti rimandano ad un’ antica leggenda, risalente al periodo Edo (XVII). Si narra, infatti, che un demone si innamorò perdutamente di una ragazza che, per non aver contraccambiato le sue attenzioni, venne punita brutalmente: il demone si impossessò di lei e, entrato nella sua vagina, morse il pene di tutti i giovani che tentarono di far l’amore con lei, fino a castrarli.

Un fabbro, su richiesta della giovane, forgiò un dildo d’acciaio con cui scacciare il demone, tramite la penetrazione della vagina.
Gli scintoisti, per ricordare questa incredibile impresa, costruirono un grande tempio,in cui viene contemplato il membro di metallo.
La natura non è certo da meno! I cirripeti sono dei crostacei che vantano l’apparato genitale più grande del regno animale, lungo 8 volte il loro corpo. Sono ermafroditi e se non c’e’ sul mercato un partner sessuale “a portata di pene”, possono accoppiarsi con se stessi.
Per le papere, invece, 1/3 dei rapporti sessuali avviene sotto forma di violenza : l’evoluzione ha portato a far si che i maschi siano “superdotati “ per portare avanti lo stupro, mentre in alcune specie, le femmine hanno una vagina curvata nella direzione opposta rispetto alla curvatura maschile; mentre altre sono provviste di un vero e proprio labirinto con falsi svincoli.
Nella storia, si deve arrivare ai Romani per capire l’importanza delle dimensioni del pene: la divinità Priapo divenne l’icona più significativa dell’estrema virilità.
Priapo
,un piccolo uomo barbuto,  poteva penetrare col suo pene enorme  uomini e donne, dando prova di forza e potere.
Per i Romani il piacere sessuale significava godere a pieno della vita e ciò è attestato dal fatto che Pompei ha dato alla luce bassorilievi da essi scolpiti, raffiguranti il pene eretto ed un’effige recita “Hic habitat felicitas” (“Qui abita la felicità“).
In Italia l’educazione sessuale a scuola e in famiglia è piuttosto carente: spesso gli stessi genitori non si fanno carico di questo aspetto o per imbarazzo, o perché non trovano la via giusta per intraprendere una conversazione seria sul tema con i figli.
La prima proposta legislativa avanzata per introdurre l’educazione sessuale nelle scuole in Italia risale al 1910 ma Pino Verga, uno studente della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma, ha però ritrovato nel 2010 una norma contenuta nel Diritto romano e risalente addirittura al 190 d.C , periodo di Settimio Severo.
In uno scenario caratterizzato da un notevole afflusso di schiavi “superdotati”, provenienti soprattutto dalla Namibia, si dispose che tutti i membri maschili non dovessero superare la lunghezza di 10 dita (circa 18,5 cm), misura massima riscontrata nei patrizi romani.
Nonostante i metodi crudeli per omologare le dimensioni del pene (ricorso a daghe e coltelli per tagliare i cm in eccesso), la legge non venne mai applicata per l’opposizione delle matrone romane che volevano godersi appieno i loro “i gioielli di famiglia” africani.
Lo studente ha scoperto che tale legge è stata in realtà assorbita senza modifiche nel nostro Codice civile, il quale non specifica se la misura delle “decies digiti(dieci dita) indica la misura del membro a riposo o eretto.
Intanto, alcuni mormorano che lo stesso Calderoli, Ministro per la Semplificazione al tempo della scoperta della legge, l’avesse definita “penale”, con tanto di sorriso dei ministri presenti e del premier di allora.