Il gigantesco Uro: il padre del bovino domestico

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uroL’Uro (nome scientifico: Bos taurus primigenius, B. o semplicemente Bos Primigenius) è una forma di bovide, oggi estinto.

Questa specie era caratterizzata da dimensioni considerevoli, decisamente più grandi rispetto al bovino odierno: il maschio poteva anche superare i 2 metri al garrese.

Possedeva un mantello bruno scuro ed era dotato di lunghe corna ricurve orientate in avanti e in alto, come si può osservare nelle figure a fianco. Molto accentuato era il dimorfismo sessuale sia per quanto riguarda il colore del crine (le femmine avevano il pelo un po’ più chiaro tendente al rossastro) sia dimensionale: le femmine erano infatti notevolmente più piccole degli esemplari maschi.

figura7L’origine di questo grande bovino selvatico va ricercata nei terreni villafranchiani dell’India. Qui sono stati ritrovati i resti di Bos planifrons, del quale – secondo buona parte degli studiosi – il primigenius (o uro, o bue selvatico) sarebbe il diretto successore. A quanto sembra l’ uro fece la sua comparsa in Europa durante il Pleistocene medio, circa 250.000 anni fa.

La presenza di Bos primigenius è documentata da graffiti e, in tempi storici, da diversi scritti. Secondo la testimonianza di alcuni autori, Erodoto ed Aristotele, le lunghe corna volgenti in avanti ed in alto, affinché non si conficcassero nel terreno, costringevano l’uro a pascolare andando all’indietro. Gli uri erano noti anche per il loro temperamento molto aggressivo e nelle culture e società antiche ucciderne uno era visto come un atto di grande coraggio.

Il Bos primigenius, diffuso in Asia ed anche in alcune aree dell’Africa settentrionale, sopravvisse in Europa alle ultime 2 glaciazioni. Inizialmente popolava le sconfinate steppe asiatiche, ma riuscì anche ad adattarsi all’ambiente forestale, che rappresentava inoltre un rifugio per difendersi dall’uomo cacciatore.

La sua scomparsa risale ad un periodo molto recente: infatti, oltre ad essere citato da molti autori antichi famosi ad esempio Plinio, Cesare o i già menzionati Aristotele ed Erodono, esisteva ancora allo stato selvatico nel XVII secolo nella foresta di Jacktorow in Masovia (distretto di Varsavia).

Nonostante che i pochi esemplari sopravvissuti fossero strettamente protetti, nel 1602 vennero decimati da un’epidemia. Il 1627 viene considerato la data di estinzione dell’ uro, infatti in quell’anno morì l’ ultimo esemplare: una femmina.

L’ uro viene considerato l’antenato dei bovini domestici, anche se questa derivazione non è ancora molto chiara; alcuni studiosi infatti propendono più per un’origine polifiletica, ovvero verificatesi in date e luoghi diversi a partire da specie differenti.

Partendo dal presupposto che alcune razze domestiche conservano caratteri di primitività, a partire dagli anni ’20 due zoologi tedeschi Heinz e Lutz Heck, tentarono di ricostruire la storia evolutiva del bue selvatico: inizialmente isolarono alcune razze, che possedevano ancora caratteri primitivi e procedettero successivamente a continui incroci.

L’ esperimento fu aspramente criticato, tuttavia, malgrado il fatto che gli uri usciti da quest’opera umana di selezione non avessero le proporzioni gigantesche dei loro antenati, la ricostruzione morfologica ebbe successo ed il bue primitivo può essere ammirato in molti zoo e parchi faunistici. Fra i tipi più primitivi, molto simili all’uro, sono da considerare i tori della Camargue studiati approfonditamente dallo zoologo Schloeth e i tori da combattimento spagnoli. Altre razze simili, per tonalità del mantello e struttura fisica generale sono il bue scozzese, quello inglese e i tori della steppa (Ungheria, Ucraina).