Infiltrazioni fresche e “transienti” lungo il bordo orientale dell’anticiclone oceanico esalteranno l’instabilità pomeridiana sui rilievi, show di cumulonembi tra Alpi e Appennino

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TirrenoMentre la temporanea risalita verso nord dell’ITCZ sull’Africa occidentale ha sospinto la “Cella di Hadley”, presente sopra il Sahara occidentale, fin verso la Spagna e il Portogallo, dando origine ad una eccezionale ondata di calore (stabilito il nuovo record assoluto di caldo galiziano), più ad est, l’Italia è stata raggiunta da spifferi di aria relativamente più fresca e instabile in quota, di tipo temperata continentale, provenienti dall’area balcanica e dalla regione carpatica-danubiana, in scivolamento lungo il margine più sud-orientale dell’anticiclone oceanico, che si mantiene ben spanciato fra il Regno Unito e i paesi dell’Europa centrale. Queste infiltrazioni di masse d’aria più fresche in quota, da NE, nella media troposfera, assieme al transito di alcuni “transienti” in quota, stanno contribuendo all’attivazione di una moderata attività “termoconvettiva” sui rilievi di Alpi e Appennini, caratterizzata dallo sviluppo di imponenti addensamenti cumuliformi nelle ore più calde del giorno, capaci di dare la stura a brevi acquazzoni e a dei temporali a carattere sparso, durante il pomeriggio.

La temporanea risalita dell'ITCZ sull'Africa occidentale
La temporanea risalita dell’ITCZ sull’Africa occidentale (credit NOAA)

Alcuni di questi temporali, gonfiandosi durante il primo pomeriggio, dopo che l’intenso soleggiamento diurno ha scaldato per bene il terreno inasprendo il “gradiente termico verticale” (con l’aria più fresca dai quadranti settentrionali che filtra nella media e alta troposfera), tendono in seguito a sconfinare fin sulle sottostanti vallate e aree di pianura, apportando dei rovesci di pioggia e brevi acquazzoni, in successivo rapido diradamento. Proprio come è accaduto nella giornata di ieri, quando diverse “Cellule temporalesche”, sviluppatesi sulle aree interne dell’Appennino centro-meridionale, fra i rilievi di Lazio, Campania, Basilicata, nord della Puglia e Calabria, crescendo notevolmente in altezza sono state prontamente agganciate dalle correnti portanti dai quadranti nord-orientali, che le hanno successivamente sospinte in direzione delle pianure e della fascia costiera di Lazio e Campania, con rovesci in sconfinamento fin su Roma (dove si sono verificati temporanei allagamenti) e sulle coste della Campania. Lo sviluppo dei temporali di calore sui rilievi alpini e appenninici, inoltre, viene anche agevolato dalla circolazione atmosferica piuttosto lasca nei medi e alti strati, la quale permette ai moti convettivi di raggiungere una maggiore intensità (calme orizzontali), spianando la strada alle “termiche” (bolle d’aria calda che tendono ad ascendere verso l’alto cumulogenesi termiche già dalla tarda mattinata.

indexwLa ventilazione settentrionale, mantenendosi alquanto debole, ben al di sotto della soglia d’attenzione, contribuirà ad alimentare i moti convettivi nelle ore centrali del giorno, specie nelle zone più interne dell’Appennino centro-meridionale, fra Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Calabria, dove fra domani, ma soprattutto domenica, si potranno originare varie “Cellule temporalesche” che potranno interagire e aggregarsi fra loro nella fase di sviluppo, con il conseguente sviluppo di sistemi a “Multicella” che daranno la stura a rovesci di pioggia distribuiti a macchia di leopardo, che potranno essere accompagnati da una attività elettrica per lo più moderata e da locali colpi di vento, legati ai “downbursts” delle singole “Celle temporalesche”, specie in quelle che presentano un top veramente considerevole. Per questo motivo, anche nei prossimi giorni, il proseguo della bella stagione sarà ancora una volta “macchiato” dall’instabilità pomeridiana in azione sui rilievi di Alpi e Appennini, che agevolerà la stura di frequenti rovesci e temporali pomeridiani, distribuiti a macchia di leopardo ed in maniera disomogenea sul territorio. Stavolta dei rovesci e brevi temporali, in forma pur sempre isolata, si potranno originare pure sulle aree montuose più interne di Sardegna e Sicilia. Nel complesso va detto che l’instabilità si localizzerà esclusivamente durante le ore pomeridiane, sui rilievi e nelle aree più interne di Alpi e Appennini, salvo locali e temporanei sconfinamenti attesi sulle sottostanti aree di pianure del nord (a nord del Po) e del centro, specie fra Lazio e Campania.

59L’attività “termoconvettiva” su Alpi e dorsale appenninica comincerà ad attenuarsi solo sul finire di settimana, ad iniziare dalle giornate di giovedì e venerdì, allorquando un incremento dei valori di geopotenziali in quota tenderà ad inibire la convenzione lungo l’Appennino centro-meridionale e nelle aree interne delle due isole maggiori. Ma sulle regioni settentrionali, con particolare riferimento per Alpi, Prealpi e Appennino, fra venerdì e sabato, si potrà assistere ad una temporanea recrudescenza dell’instabilità convettiva, per il transito in quota di un flusso di correnti d’estrazione oceanica decisamente più fresche ed umide, dai quadranti occidentali, che determineranno una intensificazione del “gradiente termico verticale” al traverso del Catino Padano, dove in questo periodo dell’anno vi staziona un “cuscino d’aria calda e molto umida” che funge da carburante per i moti convettivi sottovento alle Alpi occidentali. In tale contesto non si può escludere la formazione di grosse “Cellule temporalesche” abbastanza attive fra area prealpina e zone pianeggianti, tra Piemonte e Lombardia, in successiva evoluzione verso Veneto ed Emilia. Sulle regioni meridionali e centrali la maggior copertura anticiclonica assicurerà condizioni di tempo maggiormente stabile e soleggiato, con ampi spazi di cielo sereno o poco nuvoloso, specie lungo le aree costiere.

10Ma come si formano i temporali di calore ?

Questo tipo di temporali, associati all’instabilità dell’aria (e non a fronti o perturbazioni organizzate), si formano frequentemente nella stagione calda, fra la primavera (a cominciare dal mese di Aprile), l’estate e la prima parte della stagione autunnale, nelle regioni dove l’innesco dei moti convettivi (correnti ascendenti) è agevolato da estese calme orizzontali delle masse d’aria e dall‘intensa e prolungata insolazione diurna. Quando un’area piuttosto umida è stata esposta al lungo ad un forte riscaldamento, indotto dalla forte insolazione, l’aria umida preesistente presso il suolo tende ad ascendere verso l’alto, formando dei Cumuli piuttosto elevati, dall’aspetto torreggiante. In pratica l’intenso riscaldamento del suolo può formare delle grosse bolle d’aria più calda, rispetto a quella circostante, che tendono a salire verso l’alto andandosi a raffreddare negli strati superiori, condensando gran parte del vapore acqueo in esse contenuto. Si vengono cosi a creare le cosiddette “termiche“, intense correnti ascensionali che si espandono verso gli strati più alti della troposfera, anche sopra i 10-12 km alle nostre latitudini (a quote più alte sui tropici e all’equatore).  Durante la giornata, il movimento ascendente delle masse d’aria, legato alle “termiche“, e l’instabilità atmosferica aumentano in modo sensibile.

01Tale situazione favorisce l’addensamento di masse cumuliformi, le parti superiori si innalzano sempre più, mentre le basi si anneriscono. In questa fase la nube comincia ad assumere la forma di un grosso Congesto che si evolve successivamente in Cumulonembo, con la classica incudine lungo la sommità dell’imponente nube verticale. Dalla parte superiore sfuggono dei filamenti fibrosi che vengono chiamati “falsi cirri”. Qualche volta, in presenza di Cumulonembi molto intensi, i “falsi cirri” possono formare un velo di cirrostrati attorno l’incudine del Cumulonembo. Proprio in questo momento ha inizio il temporale, il quale avanza lungo la direzione media dei venti prevalenti nella media atmosfera, attorno i 5000-6000 metri di quota. Dopo circa 30-60 minuti, ma alle volte possono trascorrere anche un paio di ore, la nube diminuisce progressivamente di volume e le precipitazioni cessano assieme all’attività elettrica.

02Quando la corrente ascendente che ha formato il Cumulonembo si arresta, per la compensazione dello squilibrio termico che ha alimentato i moti ascensionali (tale compensazione può essere determinate dalle stesse precipitazioni), la parte superiore di quest’ultimo si sfalda in più pezzi formando dei banchi di altocumuli e nubi cirriformi in quota che vengono disperse dai venti regnanti nella media e alta troposfera. Nella nube, all’inizio del temporale, si contrappongono ben due correnti adiacenti, una ascendente e l’altra discendente, denominate rispettivamente “updraft” e “downburst”. Al suolo, attorno alla zona dove si concentrano le precipitazioni, regnano correnti aeree divergenti, che con l’andar del tempo, cioè nella fase finale, estinguono ad ogni livello i moti ascendenti e così si stabilisce un generale moto discendente che dai medi livelli si butta verso la base, perdurando fino al cessare della precipitazione. Dal punto di vista barometrico il passaggio di un temporale di calore è rappresentato da una sorta di punta, più o meno regolare, che si presenta nella curva barometrica. Tale punta è detta “naso del temporale” coincide con lo sfondamento dell’aria fredda discendente, tanto che il termometro può registrare un calo termico dell’ordine dei -5°C -6°C.

currentDopo il passaggio del temporale la pressione riprende il suo valore normale, mentre la temperature riprende a salire. I temporali “termoconvettivi” (o di calore) sono molto più frequenti nelle regioni equatoriali e tropicali, dove caratterizzano l’intera stagione delle piogge, diminuendo in genere con la latitudine. Nelle regioni continentali la massima frequenza dei temporali di calore si verifica nelle prime ore del pomeriggio, mentre sui mari e lungo le coste il momento migliore è la notte e la prima mattinata. Il periodo annuo mostra un massimo proprio nei mesi più caldi. Nelle regioni tropicali i temporali di calore sono molto più frequenti che alle nostre latitudini, specie durante la stagione delle piogge, rappresentando l’essenza di questa. Le piogge “zenitali” della fascia tropicale sono in larga parte attribuite a fenomeni di “termoconvenzione” che esplodono al termine del periodo più caldo dell’anno. I temporali di calore di solito sono per lo più semi/stazionari, con velocità di propagazione molto basse, a differenza dei temporali frontali che possono muoversi a velocità considerevoli, anche di 30-40 km/h.