Mentre l’emisfero boreale viene interessato da diverse ondate di calore che si spingono fino alle latitudini dell’Artico russo, dall’altra parte del mondo, nell’emisfero australe, l’inverno tenta di rimettersi in piedi, dopo un iniziale periodo sottotono, salvo alcune significative avvezioni fredde che hanno colpito la Nuova Zelanda, apportando abbondanti nevicate fino a bassa quota nell’Isola del Sud. In questi giorni una importante ondata di freddo, in risalita dai mari che circondano l’Antartide, sta per investire l’America meridionale, con particolare riferimento per il Cile meridionale e l’Argentina. La particolare configurazione barica che si sta sviluppando fra Pacifico e Atlantico meridionale favorirà la spinta di masse d’aria piuttosto fredde, d’estrazione polare marittima, fino all’Argentina centrale e all’arida regione del Chaco. Le masse d’aria fredde, di origine polare marittima, provengono dall’Atlantico meridionale e vengono sospinte verso il territorio argentino dall’affondo di una saccatura fredda, di tipo antartica, che si distende con il proprio asse principale fino all’Argentina centro-settentrionale e all’Uruguay. A tale saccatura si associa anche una circolazione depressionaria, colma di aria molto fredda polare marittima, collocata nel tratto di oceano poco ad est delle isole Falkland.

L’affondo di questa saccatura fredda verso l’Argentina centro-settentrionale viene stimolato, più ad ovest, dall’irrobustimento di un “blocking” anticiclonico, piuttosto robusto e ben strutturato anche in quota, centrato a largo delle coste cilene, con massimi barici al suolo prossimi ai 1038-1040 hpa ed un asse principale allungato verso le basse latitudini del Pacifico sud-orientale, fin sotto i 60° di latitudine sud. Questa impalcatura anticiclonica a largo delle coste cilene, oltre a contribuire a rallentare le potenti “Westerlies” del Pacifico meridionale agevolando un tipo di circolazione più meridiana (lungo i meridiani), ha permesso di convogliare le masse d’aria molto fredde e umide che dall’Atlantico meridionale, nel tratto a sud delle Falkland, si sono dirette verso l’Argentina. Al contempo l’influenza della saccatura antartica in quota e dell’annessa circolazione depressionaria sull’Atlantico meridionale, con un minimo barico centrato ad est delle isole Falkland, ha costretto le masse d’aria fredde, di matrice polare marittima, a risalire ulteriormente di latitudine, in direzione della regione del Chaco e del Brasile meridionale, sotto la spinta di tesi venti, in genere dai quadranti meridionali, con una componente prevalentemente da Sud e S-SE lungo le coste dell’Argentina centro-meridionale, dalla Bahia Grande fino alla Bahia Bianca e alle coste dell’Uruguay.
Questa particolare configurazione barica, appena descritta, ha aperto le porte al grande freddo dei mari australi, favorendo anche un ottimo rimescolamento delle masse d’aria sulla Pampa e nell’arida regione del Chaco, dove nei prossimi giorni il freddo si depositerà sopra le vaste distese pianeggianti, ai piedi delle Ande, agevolando delle buone inversioni termiche notturne che potrebbero produrre anche qualche gelata, anche di moderata intensità sulle vaste distese pianeggianti della Pampa argentina. L’aria fredda, di lontane origini sub-antartiche, non oltrepasserà il Chaco e lo stato brasiliano del Rio Branco do Sul, spegnendosi proprio alle porte del Brasile meridionale, dove comunque arriverà una rinfrescata. La risalita delle fredde e umide masse d’aria, polari marittime, verrà preceduto dal transito di un fronte freddo, attualmente relegato all’altezza dell’Argentina centrale, che darà luogo a nubi con delle associate piogge e brevi rovesci, più probabili fra l’area di Buenos Aires, l’Uruguay orientale e lo stato brasiliano del Rio Grande do Sul. Ma gli impulsi piuttosto freddi e umidi, in risalita dalle basse latitudini dell’Atlantico meridionale, potranno creare delle condizioni di instabilità anche sull’Argentina meridionale e nella Terra del Fuoco, lambite dal margine più occidentale della circolazione depressionaria in azione ad est delle Falkland, li dove si colloca il flusso freddo da Sud e S-SE.
Difatti, trattandosi di aria polare marittima, questa durante il suo passaggio obbligatorio sopra l’oceano, tende a riscaldarsi notevolmente nei bassi strati, caricandosi di umidità e instabilizzandosi alle varie quote. Riscaldandosi nei bassi strati la massa d’aria diventa molto instabile, causa il notevole incremento del “gradiente termico verticale” (notevoli differenze di temperature man mano che si sale di quota) in seno alla colonna d’aria, agevolando la formazione di intensi moti convettivi (correnti ascensionali) che favoriscono la costruzione di imponenti addensamenti nuvolosi cumuliformi (cumuli, cumulonembi), carichi di piogge e rovesci e persino grandinate di piccola e media taglia.
Di solito questa nuvolosità, evidenziata dalle moviole satellitari con i classici “ciottoli” o nubi puntiformi, si sviluppa all’interno del settore freddo post-frontale di un intenso ciclone extratropicale (questo capita soprattutto sull’Atlantico settentrionale dove agisce la calda “corrente del Golfo” che incrementa il “gradiente termico verticale”) e rappresenta le varie linee di instabilità (derivate anche dalla rotazione dei venti al suolo più verso nord) che seguono il passaggio del fronte freddo. Alcuni di questi nuclei sconfinando verso la Terra del Fuoco e le coste attorno la Bahia Grande potrebbero dare la stura a dei brevi rovesci di neve o pioggia mista a neve fin sul livello del mare. Qualche rovescio di neve, di breve durata, accompagnato dalla fredda e sostenuta ventilazione da Sud e S-SO, potrebbe imbiancare anche la città di Ushuaia, la più meridionale della Terra.


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