Rischio sismico, Realacci: “estendere gli ecobonus a tutti”

Estendere gli ecobonus agli interventi di consolidamento antisismico del patrimonio edilizio del Paese significa “ridare ossigeno a un settore in forte crisi come quello dell’edilizia, sarebbe un vero e proprio volano per il rilancio di un comparto che fra tutti e’ quello che piu’ di altri ha pagato e paga gli effetti della crisi economica”. Lo afferma all’AGI Ermete Realacci, presidente della VIII commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera, il quale parla di almeno 500mila persone che – occupati diretti e quelli dell’indotto – hanno perso il lavoro nell’edilizia.  Realacci prende spunto da due fatti: uno prettamente istituzionale come i lavori questa settimana in commissione Bilancio e Attivita’ produttive della Camera sul tema degli ecobonus, con passaggio quindi in Aula, e l’altro strettamente contingente, come la forte scossa sismica di ieri mattina di prim’ora nelle Marche, scossa che non ha provocato danni grazie proprio alla tenuta degli edifici che dopo i precedenti terremoti nell’area umbro-marchigiana sono stati realizzati e consolidati con criteri antisismici. “La partita degli ecobonus – dice Realacci – si gioca adesso e paradossalmente c’e’ piu’ rilancio dell’economia attraverso questa misura che in altre del ‘decreto del fare’. Se si vuole affrontare il problema dell’occupazione all’interno del Paese, e’ il momento di farlo passando anche per questi temi. Quando l’Italia scommette sulle cose che la rendono forte c’e’ senz’altro una domanda di Italia nel mondo, mentre nell’economia interna le cose vanno diversamente, e il settore dell’edilizia ne e’ purtroppo la conferma con le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi”. La domanda – dice ancora il presidente dell’ottava commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera – e’ come rilanciare il settore “senza appesantire il bilancio?”. E la risposta sta “nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, a cominciare dalla manutenzione del territorio e dalla qualificazione energetica e antisismica del patrimonio pubblico, che consentirebbe di non ricadere nelle maglie del Patto di Stabilita'” e poi attraverso appunto il credito d’imposta per gli interventi di risparmio energetico in edilizia che e’ stato introdotto con la legge 296/2006 (la Finanziaria del 2007), che ne prevedeva la scadenza a fine 2010, ed e’ stato poi prorogato varie volte. Nella misura del 55% e’ stato gia’ utilizzato da 1,5 milioni di famiglie italiane ed ha prodotto 18 miliardi di euro di investimenti e 50mila posti di lavoro all’anno, determinando al tempo stesso una riduzione dell’inquinamento”, ed ora che e’ al 65% “puo’ generare ancor piu’ benefici collettivi”. Realacci sottolinea anche che “finalmente dovrebbe cessare questa trafila anche umiliante della proroga di sei mesi in sei mesi, visto che i ministri Lupi e Orlando (Infrastrutture e Ambiente, ndr) si sono impegnati a porvi fine” e poi ad aprile 2015 tutti i Paesi Ue dovranno presentare i piani di riduzione dell’impatto energetico”. E sul fronte del contributo antisismico, “e’ sufficiente considerare che c’e’ una grande quantita’ di patrimonio edilizio italiano non in grado di reggere a terremoti anche non violentissimi per rendersi conto dell’importanza di interventi mirati”. Quindi il credito d’importa – dice Realacci – per fare prevenzione da un lato ed anche per essere volano “formidabile” per l’edilizia l’occupazione, “facendo si’ che il settore si qualifichi”. E in questo “la politica non puo’ essere piu’ intellettualmente ed eticamente disonesta nel dire che va fatta prevenzione e poi non la si fa, ovvero non si permette che si possa farla”. Estendere l’ecobonus al settore antisismico “e’ una spesa molto limitata, e lo Stato incasserebbe piu’ di quanto spenderebbe. Altro che il gran parlare sull’Imu…”.