Salute: facciamo un tuffo nella storia per scoprire le diverse abitudini alimentari dei vari popoli

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Paleolitico02In ogni era, il rapporto tra le abitudini alimentari e le caratteristiche fisiche ci risulta piuttosto diversificato: dalle sepolture giunte sino a noi e dalla robustezza degli scheletri, è certo che Homo ( l’ ominide vissuto tra Africa, Europa e Asia tra 2 milioni e 200000 anni fa circa), possente e muscoloso, sia stato in primis un abile scarnificatore di carcasse animali, deceduti per cause naturali ( feriti, aggrediti da parte di altri carnivori, malati).
In questo periodo prevalgono, senza ombra di dubbio, esigenze legate alla sopravvivenza e già nell’Antico Testamento si esalta il coraggio di David e, in quanto a forza, Achille ed Ulisse non erano certo da meno!
Ad Atene, il cittadino medio è raffigurato come panciuto e buongustaio: egli infatti, degusta nell’Agorà le prelibatezze culinarie, discutendo di filosofia e politica in piazza o sui gradini delle università.
Ma il rapporto con la propria fisicità è ben diverso a Sparta, dove, al contrario, si esaltano i fisici atletici, la potenza militare e la forza fisica.
MOSAICO IMPERIALEPer i Romani le cose andarono ben diversamente, soprattutto tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero. Con la battaglia di Azio, le abitudini alimentari dei Romani cambiarono radicalmente in quanto, infittendosi la rete dei rapporti commerciali con Egitto, Asia ed Oriente, i ceti abbienti dell’Urbe misero in bella mostra sui banchetti cibi dai sapori esotici, speziati e profumati . Il ruolo del cibo muta profondamente : da mezzo di sostentamento diviene una forma di ostentazione dell’estremo lusso dei Patrizi.
Ma vediamo in breve in cosa consistevano le abitudini alimentari dei Romani, suddividendole in 3 diversi momenti.
Alle prime luci dell’alba, facevano una prima colazione (jentaculum), molto spesso consumando gli avanzi della cena a base di carne o il tipico pane e fichi, sostituito tra i bambini con pane o focaccette e latte.
Verso mezzogiorno, vi era un frenetico e leggero prandium , consumato in piedi spesso tra le affollate vie dell’Urbe mentre si è a lavoro, a base di legumi, pesce, uova, frutta e verdura.
La cena (coena) è il pasto principale della giornata: iniziava intorno alle 15-16. proseguendo per i ricchi ad oltranza, fino alle 3 di notte.
BANCHETTO ROMANO - Copia I commensali dell’età imperiale erano straiati sul fianco sui letti tricliniari e non si facevano mancare davvero nulla: dalla gustatio (antipasto con ostriche irrogate con miele ), fino a 2- 3 portate di piatti forti , seguiti da dolci e frutta.
Nonostante le costanti raccomandazioni dei medici, che invitavano i Patrizi alla moderazione, proponendo nei casi più estremi la pratica del digiuno, si diffusero ben presto patologie gastrointestinali e legate ad alterazioni del metabolismo e alla vita sedentaria ( obesità, calcoli).
Proprio nell’età imperiale, sotto Tiberio, visse Apicio, che esprime al massimo grado l’arte culinaria romana , lasciandoci persino un Corpus di ricette : egli intratteneva i suoi commensali offrendo loro cibi alquanto “leggeri”: pappagallo arrosto, utero di scrofa ripieno e ghiri farciti.
Mangiavano ingozzandosi fino impossibile, per poi vomitare tutto in un apposito settore: il vomitorium e poter riprendere il rituale a stomaco vuoto.
MEDICINA ROMANAAnche il ruolo della medicina muta : inizialmente era il pater familias a curare i propri familiari , mentre in seguito, verso il 290 a. C, vennero istituite le taberne medicorum : il malato veniva curato privatamente dal medico che, dopo averlo visitato in laboratorio, nei casi più gravi, ne disponeva il ricovero in stanze annesse alla sua casa.
I sacerdoti, tramite l’ “incubazione” mentre dormivano, ricevevano da Dio il suggerimento sulle cure da somministrare al malato e tra le terapie, note quelle con vino, sangue di gallo bianco e cenere.
Gli animali avevano un forte potere terapeutico  : la bile della vipera serviva per ottenere un collirio contro il bruciore degli occhi e lo sterco di cavallo o asino, unito all’aceto o gli impacchi di peli di lepre venivano utilizzati come antiemostatici.
Purtroppo non si conoscevano le anestesie e erano molto frequenti le infezioni postoperatorie, seguite da cancrena e decesso.

STRUMENTI CHIRURGICI ROMANIMolti erano gli strumenti chirurgici che costituivano il kit medico, tutti rigorosamente in bronzo, tra cui spiccano scalpelli, tenaglie, sonde a spatola e a cucchiaino.
Per operare naso, labbro a leporino , palpebre, si praticava la trapanazione del cranio e le odiatissime emorroidi e varici venivano legate e cateurizzate.
In caso di fratture, il malato veniva immobilizzato al letto e, in quelle particolarmente esposte, l’unico rimedio era l’amputazione!
Il taglio cesareo veniva praticato solo dopo il decesso della donna e per prevenire gravidanze indesiderate, l’ utero veniva chiuso con unguenti e lana impregnata di grasso o con lo sterco di topo collocato in vagina.
Dai Lupanari degli scavi di Pompei, emergono pratiche sessuali davvero bizzarre: pensate che i Romani si abbandonavano al piacere del sesso, utilizzando afrodisiaci e antiafrodisiaci e sono davvero tante le illustrazioni pornografiche ritrovate . Diffuso l’impiego di falli artificiali biodegradabili, ed un prodotto a base di escrementi di topi fu inventato per inibire l’erezione maschile , con effetto contrario a quello del Viagra.