‘Leo‘, un bellissimo e giovane esemplare di Aquila del Bonelli (Aquila fasciata), è stato finalmente rimesso in libertà. Ritrovato e sequestrato dal Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato nelle campagne di Alessandria, era stato trafugato a maggio dal proprio nido, da un bracconiere che lo custodiva illegalmente.
Trasferito presso il Centro Regionale recupero Rapaci di Ficuzza (Pa), è stato amorevolmente curato dagli esperti della Lipu e della Forestale ed in seguito riportato a Campobello di Licata (Ag). Su richiesta del Corpo forestale dello Stato, la Procura della Repubblica di Agrigento ha autorizzato l’operazione di liberazione.
Gli esperti hanno fatto l’impossibile per restituire l’esemplare alla natura, adottando la strategia dell’hacking, che prevede la ricollocazione del piccolo in prossimità del nido della coppia adulta, nella speranza che venga ‘riaccompagnato’ alla vita selvatica, imparando naturalmente a predare e a difendersi dalle avversità .
‘Leo’, il giovane rapace, nella mattinata del 30 giugno è stato liberato ed ha spiccato il volo, sotto lo sguardo della coppia adulta che lo osservava dall’alto. Dopo poche ore, il maschio della coppia ha accettato la presenza del giovane aquilotto, posandosi vicino a lui su una cengia rocciosa. Leo si è sollevato in volo, affrontando una volpe con atteggiamento predatorio, e questo è sicuro indice di un pronto recupero delle attività selvagge del mondo da cui proviene.
Dagli ultimi avvistamenti, secondo la nota della Forestale, pare che il giovane rapace volteggi insieme alla coppia di genitori. Un’ analoga operazione di rilascio è stata effettuata su un altro esemplare di Aquila del Bonelli, nel dicembre 2011,ad opera della Forestale e si è conclusa con la liberazione del rapace su una parete della zona del Monte Conca, in Sicilia.
All’aquilotto Leo è stata applicata un’antenna per ricevitore radio, per cui sarà monitorato per settimane dai volontari del Coordinamento Tutela Rapaci Sicilia, che interverranno nel caso di suoi problemi di riadattamento.
Le aree di nidificazione di questa specie, sempre più rare in Sicilia, saranno vigilate dal Corpo forestale dello Stato e da quello regionale.


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