Staminali, nuovo “affondo” di Nature contro il metodo Stamina: “fermare terapia priva di basi”

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staminaliAncora un affondo di ‘Nature’ contro il metodo Stamina. In un editoriale molto duro, dal titolo ‘Trial and error’, pubblicato sul numero di domani, la rivista scientifica sostiene che le autorita’ italiane dovrebbero interrompere i “costosi test clinici su una terapia con cellule staminali non provata e che non ha una buona base scientifica”. L’affondo arriva a una settimana dall’articolo che ha “rivelato come il metodo usato dal ricercatore italiano Davide Vannoni, fondatore della Fondazione Stamina a Brescia, si basa su dati imperfetti”, ricorda l’editoriale. Una rivelazione finita sulle “prime pagine dei principali quotidiani in Italia, in trasmissioni tv e talk show radiofonici, dove da mesi e’ in corso un dibattito molto emotivo sull’efficacia della terapia Stamina”, ricorda ‘Nature’. Mentre “Vannoni nega ogni accusa”. Nel frattempo l’Italia e’ divisa tra i pazienti che hanno ricevuto la cura a scopo compassionevole, con “manifestazioni pro-Vannoni organizzate dalle famiglie dei pazienti, che lo vedono come la loro ultima speranza” e gli oppositori. “Ora gli scienziati, cosi’ come alcuni politici, si chiedono se il ministero della Salute debba continuare con il trial clinico da 3 milioni di euro” deciso nei mesi scorsi. Ebbene, per ‘Nature’ la risposta e’ che “non dovrebbe”. In gran parte, il trial e’ stato “inteso come un tentativo pragmatico di porre la questione alla radice: se il metodo fallisce, la Fondazione Stamina non ha motivo per continuare a promuovere” la sua cura. “Andare avanti ora, date le basi scientifiche incerte della terapia, sarebbe assurdo”. E ancora. “La stessa improbabilita’ della storia di Stamina dovrebbe aver reso il governo italiano estremamente cauto”. Oltretutto Vannoni non ha fornito “alle autorita’ sanitarie un protocollo dettagliato della cura”. Tornando sul patron di Stamina, “che non e’ un medico qualificato, ma un docente di Psicologia generale presso l’Universita’ di Udine”, ‘Nature’ insiste sul fatto che Vannoni respinge “l’unico vero test fatto finora della sua terapia, dai medici di Trieste, dicendo che l’esito e’ stato negativo perche’ hanno usato il metodo Gmp (good manufacturing practice)”. “Spostare qualsiasi terapia allo stadio di uno studio clinico richiede molta piu’ trasparenza – sottolinea l’editoriale – e ha anche bisogno di una solida base teorica”, sostenuta “da prove scientifiche, pubblicate o presentate in modo confidenziale alle autorita’ competenti, in questo caso l’Agenzia italiana del farmaco. Vannoni non le ha fornite. Infatti, non vi e’ alcuna prova convincente in letteratura che suggerisca che le cellule staminali mesenchimali presenti nel midollo osseo, che possono generare osso, cartilagine e grasso, possano essere convinte a produrre nervi o qualsiasi altro tipo di cellula, cosa che Vannoni ha dichiarato essere la base della sua cura”. Nel frattempo “vari tribunali in Italia hanno stabilito che i singoli pazienti che richiedono una terapia compassionevole hanno il diritto ad accedervi, mentre altri hanno deciso che non e’ cosi'”, prosegue la rivista scientifica. Ma una sperimentazione umana mirata a risolvere differenze di opinione giuridiche “non e’ eticamente giustificata”, scrive ‘Nature’. Le staminali “hanno un enorme potenziale per il trattamento di malattie attualmente incurabili e gli scienziati stanno lavorando sistematicamente a questo scopo. Un trial che potrebbe portare le staminali nel discredito ostacolera’ i loro sforzi”. L’editoriale conclude citando Irving Weissman, direttore dello Stanford Institute for Stem Cell Biology (California): “Se il governo italiano usa” in questo modo, “il denaro che sarebbe potuto andare a una ricerca che in futuro potrebbe portare a reali terapie con cellule staminali, un intero gruppo di persone morira’ perche’ queste terapie non sono ancora state inventate”.