Era il dicembre 2009 quando la Regione Sardegna concedeva un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi dal nome “Progetto Eleonora” in provincia di Oristano. Il permesso veniva dato alla società Saras s.p.a – Raffinerie Sarde, e consisteva nella possibilità da parte della società di ricercare idrocarburi in una enorme area avente un’estensione di 44.300 ettari, comprendente comuni come Cabras, Nurachi, Siamaggiore, San Giusta, Terralba, Marrubiu, la stessa Oristano ed Arborea.
Quasi due anni dopo, nel Giugno 2011, la Saras presentava il suo progetto, che consisteva nella realizzazione di un pozzo esplorativo avente una profondità di 2850 m per la ricerca di idrocarburi, nel territorio comunale di Arborea. Tale pozzo veniva denominato “Eleonora 01-Dir”.
Secondo la Saras sotto la provincia di Oristano sarebbe presente un giacimento molto vasto di gas, probabilmente metano, con il quale si potrebbe soddisfare il fabbisogno della provincia per almeno 25 anni. Per saperlo sono però necessarie trivellazioni preliminari.
Dal momento in cui il progetto è stato presentato numerosi abitanti dell’area ed in particolare quelli di Arborea, per il momento il centro più interessato, si sono uniti a formare il Comitato Civico “No al Progetto Eleonora”. Il Comitato, oltre a pubblicare informazioni e documenti su un blog, ha organizzato numerose manifestazioni – la zona di Arborea è piena di striscioni con scritto “No al Progetto Eleonora” – ed ha raccolto 6.587 firme per supportare un documento che critica punto per punto il progetto della Saras ed invita l’Assessorato all’Ambiente sardo a dare parere negativo alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Le firme sono state consegnate a metà giugno 2013.
I punti principali per cui in tanti si stanno battendo contro il progetto sono l’impatto ambientale, i rischi per la popolazione e le ricadute sull’economia.
L’area in cui dovrebbe essere realizzato il pozzo esplorativo si trova infatti nella zona protetta dello Stagno di S’Ena Arrubia, tutelata da convenzioni internazionali. Si tratta di una zona umida di altissimo valore naturalistico. Inoltre, sottolinea il Comitato, c’è un serio rischio di contaminazione delle falde acquifere e dei terreni. Viene poi sottolineato come nessun impianto sia a rischio zero, e non sono rari casi di incidenti a piattaforme o pozzi di estrazione di gas o idrocarburi liquidi. Tuttavia il principale rischio per le popolazioni viene individuato nella possibile fuoriuscita di idrogeno solforato, gas altamente tossico che si trova sempre nei giacimenti di idrocarburi. L’allarme deriva dal fatto che il pozzo verrebbe perforato a poche centinaia di metri dalle abitazioni più periferiche di Arborea.
Infine vengono individuati rischi per l’economia, in un’area dove da 80 anni è presente un tessuto produttivo basato su agricoltura e allevamento. La contaminazione delle falde porterebbe ad esempio a enormi danni per questo settore.
Si dovrà attendere l’esito del parere della Regione Sardegna sulla VIA per conoscere i futuri sviluppi della vicenda. Intanto, la mobilitazione della popolazione continua.


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