Ufo: le riflessioni del dott. Carannante nel 66° anniversario dell’incidente di Roswel

Di seguito la nota diffusa da Angelo Carannante – Presidente C.UFO.M: “Sono passati oramai ben 66 anni dal celeberrimo incidente di Roswel, località degli Stati Uniti dove, forse, si è verificato il primo “ufo crash” (cioè caduta di un ufo) ufficiale della storia dell’ufologia. La storia la conoscono tutti anche i profani della materia. La leggenda iniziò proprio con un comunicato stampa in cui veniva affermato senza mezzi termini che era precipitata un’astronave aliena. Tuttavia, la vicenda, dopo le smentite di rito, cadde nel dimenticatoio. Ma, dopo decine e decine di anni e precisamente nel 1978, in un’intervista rilasciata all’ ufologo e fisico nucleare Stanton T. Friedman, il maggiore Jesse Marcel, che nel 1947 fu fotografato con i resti del pallone sonda, affermò che a Roswell precipitò una vera e propria nave spaziale aliena.  Toccare il mito di Roswell potrebbe sembrare blasfemo, ma alcuni rilievi è giusto farli. L’ufologo Kevin Randle ad esempio, pur concordando con la natura extraterrestre dell’UFO di Roswell, non è d’accordo sul luogo della caduta e su alcune circostanze ipotizzate da Friedman, in quanto non ritiene credibili alcuni testimoni. Oltre alle diverse posizioni pur tra gli stessi addetti ai lavori, ci sono da fare altri rilievi. La memoria umana è notoriamente fallace, per cui ricordare un evento ad una trentina di anni di distanza, pur nella piena consapevolezza dell’eccezionalità dello stesso, , è possibile, ma gli avvenimenti sono sicuramente distorti dalla limitatezza della nostra capacità di conservare i ricordi nell’arco di un termine così lungo. Supponiamo per ipotesi che i testimoni dell’evento ufologico abbiano reso, per così dire, una testimonianza a futura memoria ed abbiano trascritto, appena dopo l’incidente di Roswel, tutto quanto accaduto. Di una simile “prova” si dovrà in ogni caso tener conto perché sarà abbastanza fedele a quanto osservato dagli “spettatori” dei fatti. Ma possiamo credere a tutto quello che ci dice un testimone? Possiamo far fede, ad esempio a tutto quello che dei testimoni oculari ci raccontano, anche se molti di essi dicono cose incredibilmente coerenti?. Ma chi ci assicura che tra l’evento oggettivo e quanto raccontato ci sia una precisa coincidenza? Fino a che punto è affidabile un vissuto raccontato dal diretto interessato? Capita che una persona, proprio per la fallacità della nostra memoria, sia veramente convinta della realtà di un avvenimento che invece non ha mai vissuto, oppure che ha vissuto in un modo completamente o parzialmente diverso. Anche la tecnica dell’intervista deve essere “asettica” e non mirata ad avere dal testimone le risposte che si desiderano, compromettendo così la veridicità del racconto. Giocano tanti fattori: la percezione soggettiva dell’evento che cambia da persona a persona; l’emotività del testimone di fronte ad un evento così sconvolgente; la capacità di raccontarlo poi agli altri; la buona fede; la distorsione dei fatti che si tramandano in una catena umana senza fine. Tuttavia, si sono anche argomenti a favore della realtà del racconto di Roswell: la prima versione ammessa proprio dalle autorità di un’astronave aliena precipitata; tante, troppe  testimonianze che confermano il fatto e, negli ultimi anni, grazie al progresso tecnologico, un elemento nuovo che ha spiazzato non poco le versioni “ufficiali” dell’ufo crash di Roswell, rinforzando quanto affermato dagli ufologi.  Infatti, nella mano sinistra del generale Ramey, in una foto datata 1947 si vede un foglio di carta ovviamente piegato, ma con il non trascurabile particolare che lo stesso foglio  è rivolto con il lato scritto proprio verso la macchina fotografica. Ebbene, con le moderne tecniche fotografiche si sono letti inequivocabilmente i  termini “Disk” cioè disco, e “Victims” vale a dire vittime. Viene da pensare che Roswell è più di un mito. I segreti militari, anche quelli più duri a resistere e classificati al massimo livello di segretezza, al massimo dopo poche decine di anni vengono inevitabilmente svelati, anche perché spesso non si ha più interesse a custodirli. Invece, nel caso Roswell, non siamo in presenza di un segreto militare. Ma, molto, molto di più!