Violento temporale fra bresciano e cremonese; piantagioni di mais letteralmente frustate da grandine e “downburst”

13

Ancora forti temporali sul territorio italiano, con conseguenti danni e disagi. Stavolta è toccato all’est della Lombardia, nell’area al confine fra le province di Brescia e Bergamo, sferzate da un potente rovescio temporalesco, accompagnato da una violenta grandinata e soprattutto da turbolenti colpi di vento (lineari) legati ai “downbursts” dei vari nuclei temporaleschi. Quest’ultimi, data l’intensità del temporale, hanno agito come autentiche fruste, sradicando diversi alberi e distruggendo intere coltivazioni di mais, specie nelle campagne del cremonese, dove molte piante sono state letteralmente spezzata dalla furia del vento e della grandine, caduta tutta di un colpo. Il forte temporale si è sviluppato in modo molto rapido, durante la prima mattinata, ben alimentato da intensi “updrafts” che hanno permesso ai cumulonembi temporaleschi di poter raggiungere una altezza davvero considerevole, ben oltre i 10-11 km di altezza, nell’alta troposfera. Durante la fase di sviluppo la formazione convettiva, piuttosto esplosiva grazie alla costante alimentazione calda e umida fornita dalle masse d’aria che stazionano presso suolo, ha cominciato ad assumere le caratteristiche un sistema temporalesco di tipo “V-Shaped”,prendendo sempre più le somiglianze di un  sistema temporalesco a mesoscala di tipo lineare.

Piantagione di mais nel cremonese frustata dal "downbursts" del temporale mattutino (fonte Cremonaoggi)
Piantagione di mais nel cremonese frustata dal “downbursts” del temporale mattutino (fonte Cremonaoggi)

La grande espansione delle correnti convettive è stata anche, in parte, agevolata dall’incremento del “Wind Shear positivo” indotto dal passaggio, nella media e alta troposfera, di un sostenuto flusso dai quadranti occidentali (in ulteriore rinforzo per l’aumento del “gradiente di geopotenziale” fra Europa occidentale ed orientale) che ha difatti piegato la sommità ghiacciata dei cumulonembi verso levante, creando una estesa scia di nubi cirriformi (“falsi cirri”) che si è diretta fino al Veneto e alla pianura emiliana. I “falsi cirri” prodotti dal sistema convettivo si sono spinti fino all’alto Adriatico, prima di essere completamente dissipati dalle correnti troposferiche. In tal caso la notevole divergenza creata dalle intense correnti occidentali in quota è stata dirompente per la temporanea esplosione dei moti convettivi che hanno prodotto il grosso nucleo convettivo. Difatti, le correnti occidentali, dominanti nella media e alta troposfera, hanno stirato le imponenti incudini dei cumulonembi, spingendo quest’ultime a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile pure dalle moviole satellitari. Questo processo, che caratterizza i “temporali ad asse obliquo”, generalmente causa una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dalle forti correnti troposferiche o dal “getto“ stesso. Perdendo molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca”, per continuare a sopravvivere, è costretta a richiamare altra aria calda ed umida dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti, grandinate, accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Questo è stato il caso del forte temporale che stamane ha duramente colpito le pianure del bresciano ed il cremonese, apportando molti danni, soprattutto alle piantagioni di mais. Il forte temporale, poi evolvendosi verso levante, in direzione del Veneto occidentale e dell’Emilia, ha cominciato a perdere molta energia, mentre il progressivo indebolimento degli “updrafts” ha successivamente portato a collasso l’intera struttura temporalesca, fino alla sua definitiva dissipazione.

19