Allarme degli esperti: “la Nuova Zelanda rischia un altro forte terremoto”. Prevenzione o terrorismo?

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Credit: GNS Science - GEONET
Credit: GNS Science – GEONET

I terremoti non si possono prevedere in maniera deterministica (giorno esatto, luogo, ora dell’evento), ma attraverso dei modelli è oggi possibile stabilire una percentuale di probabilità che un evento possa accadere in una determinata porzione di territorio. Con i rischi del caso. Secondo i sismologi neozelandesi, lo stretto di Cook è a rischio terremoto nella prossima settimana. La possibilità che un evento tellurico di magnitudo 5.0 – 5.9 avvenga nelle prossime 24 ore è pari al 30%, nei prossimi 7 giorni al 76% e nei prossimi 12 mesi al 99%. Un evento ancora più violento, pari a magnitudo 6.0 o superiore, potrebbe – secondo i modelli – verificarsi al 3,5% nelle prossime 24 ore, al 14% nei prossimi 7 giorni e al 46% nei prossimi 12 mesi. Insomma, stime preoccupanti che invogliano i sismologi a divulgare prevenzione ai cittadini. La domanda che in molti si pongono è se questo tipo di previsione, non basata su dati certi, ma solo probabilistici, possa aiutare la popolazione a rimanere in guardia o se finisca per infondere panico inutile, specie se l’evento non dovesse verificarsi. Il rischio più grande, infatti, è quello di sottovalutare maggiormente queste previsioni in caso di errore.

Dopo il sisma di magnitudo 6,5 che ha colpito la nazione lo scorso 16 Agosto, si sono verificate 932 repliche con magnitudo compresa tra 2.0 e 6.9, con un totale di ben 3514 le scosse avvenute in 30 giorni, dal 19 Luglio 2013. Numeri che rappresentano un’anomalìa rispetto alla sismicità media della Nuova Zelanda. I dati, generati da modelli matematici e aggiornati con sequenza continua, stanno tenendo con il fiato sospeso gli abitanti dell’isola, che restano in attesa di un’eventuale forte scossa. Tabella nuova zelandaGli eventi, assolutamente naturali, stanno invogliando a fermare le perforazioni petrolifere nel bacino di Pegasus, a sud/est di Wellington. I rischi, secondo il portavoce Jessie Dennis, potrebbero infatti essere grandi in un’area con evidente attività sismica. I gruppi ambientalisti di Greenpeace stanno inoltre cercando di fermare i piani di perforazione petrolifera nelle acque profonde. Il disastro avvenuto nel Golfo del Messico è un esempio dei rischi a cui si può andare incontro dal punto di vista ambientale; “non vogliamo correre il rischio di inquinare le coste e gli oceani da cui dipendono la nostra economia, la nostra cultura e il nostro modo di vivere“, dice un esponente di greenpeace. “Siamo decisi a difendere le nostre acque incontaminate con tutti i mezzi a nostra disposizione“.