Clima: droni ai poli per studiare lo scioglimento dei ghiacci, stanno esplorando Groenlandia, Antartico e Alaska

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article-0-1574BF6B000005DC-709_634x632Il passo per esplorare alcuni dei territori più inospitali del pianeta è stato fatto. I ricercatori stanno utilizzando da mesi i droni – Uav, acronimo inglese di “Unmanned Aerial Vehicle” (tradotto letteralmente significa “veicolo aereo senza pilota”) – per esplorare le ultime grandi riserve di ghiaccio in Groenlandia, nell’Antartico, in Alaska e nell’arcipelago di Svalbard in Norvegia. Lo scrive l’edizione digitale del quotidiano britannico The Guardian. Circa una ventina di università e di organizzazioni di ricerca, fra cui la Nasa e l’Amministrazione Oceanica e Atmosferica Nazionale, si sono registrati come operatori di droni, secondo una lista compilata lo scorso anno dall’Electronic Frontier Foundation (Eff). Alcuni di questi istituti li utilizzano per monitorare gli incendi boschivi, altri le concentrazioni di ozono, o le fuoriuscite di petrolio e le ceneri vulcaniche, ma un numero significativo è operativo nelle regioni polari per studiare lo scioglimento dei ghiacci. Gli apparecchi sono di diverse dimensioni, dai più piccoli, come gli aerei giocattolo azionati a distanza da un telecomando, ai più grandi, come dei jet da elevate altitudini.