La situazione dei ghiacci artici: ottima estensione fra mare di Beaufort e mare di Chukchi mentre la fusione accelera nell’area siberiana

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Si nota la presenza di una fredda depressione nel cuore del mar Glaciale Artico
Si nota la presenza di una fredda depressione nel cuore del mar Glaciale Artico

Differentemente dalla scorsa estate quest’anno la banchisa è rimasta quasi intatta nella parte centrale del mar Glaciale Artico. Tutto merito del congeniale pattern atmosferico che nell’ultimo mese ha dominato sopra l’area artica, con il continuo sviluppo di circolazioni depressionarie, a tratti anche molto profonde, legate all’attività del vortice polare, colme di aria molto fredda a tutte le quote che ha mantenuto le temperature su valori al di sotto delle medie stagionali per la stagione estiva. Quest’anno lo scioglimento dei ghiacci marini dell’Artico ha subito un improvvisa accelerazione nelle prime due settimane di Luglio. Durante il mese di Luglio, nella prima parte di questo, l’estensione del ghiaccio è diminuita a un ritmo di 132.000 chilometri quadrati (51.000 miglia quadrate) al giorno. Questo era del 61% più veloce rispetto al tasso medio di declino nel periodo 1981-2010, stimato attorno gli 82.000 chilometri quadrati (32.000 miglia quadrate) al giorno. La perdita maggiore di ghiaccio quest’anno ha riguardato il mar di Kara, il mare della Groenlandia orientale e il mare di Laptev, dove interi blocchi di ghiaccio sono stati fusi dalle forti anomalie termiche positive che hanno interessato l’Europa settentrionale e l’Eurasia, territori colpiti a più riprese da eccezionali ondate di calore durante il mese di Luglio. Al contrario, sul lato del Pacifico, il ghiaccio marino si è ritirato molto lentamente.

La mappa elaborata dal NOAA mostra l'ampia copertura di ghiaccio insistente fra mare di Beaufort e mar di Chukchi
La mappa elaborata dal NOAA mostra l’ampia copertura di ghiaccio insistente fra mare di Beaufort e mar di Chukchi

Durante la prima parte del mese di Luglio il tasso di perdita di ghiaccio nel mare di Beaufort e di Chukchi era solo -3.375 e -6.829 chilometri quadrati (-1.303 e -2.637 miglia quadrate). Un dato considerevole che ancora una volta conferma la tenuta del ghiaccio lungo il settore occidentale del mar Glaciale Artico, a discapito del settore orientale, sempre più fragile alla fusione estiva ed esposto alle significative ondate di calore che nel periodo tardo primaverile ed estivo si sviluppano sopra le immense distese continentali eurasiatiche. La lenta ritirata del ghiaccio marino nel mare di Beaufort ha provocato la più ampia copertura di ghiaccio visto lì nelle ultime sette estati. Il ghiaccio marino rimane piuttosto esteso anche nel mare di Chukchi, anche se nelle recenti annate si è riscontrata una estensione maggiore. In particolare nel 2012, quando la Shell è stata costretta a ritardare le operazioni di perforazione e a ridurre il numero di pozzi in programma, proprio per il lento arretramento dei ghiacci durante il periodo estivo.

figure1-350x417Nonostante la buona tenuta del ghiaccio, fra mare di Beaufort e di Chukchi, l’estensione di questo rimane nettamente sotto la media sulla maggior parte dell’oceano Artico, con perdite importanti attorno le coste groenlandesi, il mar di Kara ed il mare di Laptev, attorno la costa dell’Artico russo, dove si sono creati ampi tratti di acque completamente libere dai ghiacci e perfettamente navigabili. Intanto, nonostante la vasta copertura di ghiaccio tra mare di Beaufort e mare di Chukchi , le immagini visibili dal satellite MODIS della NASA mostrano un processo di fusione dei ghiacci ormai ben avviato su tutto il mar Glaciale Artico, con particolare riferimento per il mare di Kara e il mare di Laptev, dove peraltro agiscono dei venti dai quadranti meridionali che tendono ad allontanare i blocchi di ghiaccio dalla costa, creando ampi spazi di acque libere. Per quel che concerne le temperature dell’aria riscontrate sopra l’Artico bisogna dire che per buona parte del mese di Luglio e nei primi giorni di Agosto si sono riscontrate anomalie termiche comprese fra i +1°C e i +3°C su ampie porzioni del mar Glaciale Artico.

fig3a-350x338Le anomalie più intense si sono concentrate proprio sul mare di Kara, dove le temperature sono state di circa +4°C +5°C più alte rispetto alle medie, con picchi localmente superiori. Non per caso il mar di Kara ha registrato la più grave perdita di ghiaccio marino in questi ultimi mesi. Importanti anomalie termiche negative, invece, con punte di -3°C -4°C, hanno interessato vasti tratti dell’Artico canadese, il mare di Beaufort e il mare di Chukchi, dove le continue circolazioni depressionarie stagnanti sopra il settore occidentale del mar Glaciale Artico hanno contribuito a spingere masse d’aria piuttosto fredde, soprattutto in quota, che hanno mantenuto le temperature al di sotto degli 0°C. Al contrario, più ad est e lungo la costa centrale siberiana, il campo barico è stato dominato da regimi anticiclonici, alle volte ben strutturati in quota da massimi di geopotenziale piuttosto elevati, che hanno contribuito a sospingere masse d’aria calde, d’estrazione continentale (perché provenienti dai bassopiani dell’Erasia), verso il mar di Kara ed il mare di Laptev. Su questi due bacini le masse d’aria calde e i venti, prevalentemente dai quadranti meridionali, hanno contribuito ad aprire vasti tratti di acque libere, in continuo aumento, giorno dopo giorno. Già la gran parte degli arcipelaghi e delle isole che compongono l’Artico russo sono state liberate dai ghiacci con largo anticipo e nei prossimi giorni si prevede un ulteriore accelerazione del processo di fusione dei ghiacci.

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