L’imminente inversione del campo magnetico solare. Quali effetti sul clima della Terra?

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Credit: NASA
Credit: NASA

Il campo magnetico del Sole sta per invertire la sua polarità, tra lo stupore dei lettori meno esperti. In realtà si tratta di un fenomeno periodico, che avviene sulla nostra stella ogni 11 anni al culmine del ciclo della sua attività. Ciò non comporta, come si potrebbe ipotizzare, un aumento delle espulsioni di massa coronale (CME), e se osservato da una prospettiva umana, gli effetti saranno sicuramente leggeri e vantaggiosi. Tra questi la protezione dai raggi cosmici galattici che arrivano nella nostra atmosfera, a conferma che il Sole è sicuramente un alleato per la vita sulla Terra. I raggi cosmici possono danneggiare i veicoli spaziali in orbita intorno al nostro pianeta e ferire gli astronauti nel loro interno. Ma un loro calo potrebbe anche fornire un certo impatto sulle condizioni meteo terrestri, con una minore intensità di tempeste e quindi di fulmini. “Il mondo non finirà domani,” ha detto ironicamente in un comunicato Phil Scherrer, un fisico solare presso la Stanford University. Durante l’inversione, i campi magnetici polari si indeboliranno fino ad annullarsi, per poi riprendere con polarità opposta. La ripresa è ciò che interessa maggiormente ai ricercatori, che terranno d’occhio questa fase con gli occhi attenti delle sonde spaziali. “Questo evento potrebbe essere un buon indicatore sul prossimo ciclo solare“, ha spiegato Dean Pesnell del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, scienziato del progetto Solar Dynamics Observatory (SDO). “In caso di aumento repentino, il prossimo ciclo solare (ciclo 25, ndr), sarà molto alto“, aggiunge lo scienziato. L’attuale ciclo solare 24 si è rivelato particolarmente debole, tra i più bassi degli ultimi 50-100 anni. Queste situazioni, tuttavia, non sono particolarmente anomale, e non devono necessariamente far pensare all’avvento di ere glaciali. E’ ancora troppo presto per poter paragonare il noto Minimo di Maunder alla situazione odierna, dal momento che quell’evento durò ben 70 anni.

Tela di Hendrick Avercamp esposta al Rijksmuseum di Amsterdam
Tela di Hendrick Avercamp esposta al Rijksmuseum di Amsterdam

LA PICCOLA ERA GLACIALE – Proviamo però per un attimo a capire cosa comporterebbe un’eventuale ripetizione di un simile periodo, ben documentato dalle testimonianze dell’epoca. Coloro che hanno avuto modo di osservare il Sole in quel periodo, furono testimoni di un numero di macchie solari bassissimo. Si contarono circa 30 macchie, ossia un millesimo di ciò che tipicamente avviene sul Sole. Furono gli anni della piccola Era Glaciale, un periodo estremamente freddo, interessato da pesanti nevicate, valori di temperatura gelidi e anni senza estate. Si verificò proprio in quegli anni il congelamento di grandi superfici liquide, come il Tamigi e il Mar Baltico. I ghiacciai polari crebbero sensibilmente, così come quelli Alpini, distruggendo molti villaggi. In Islanda cessò del tutto la coltivazione del grano, in Finlandia morì un terzo della popolazione, mentre in Svezia ci fu una forte crisi economica. Il Tamigi gelò sei volte nel XVII secolo e nell’inverno del 1607-1608 cominciò una tradizione destinata a durare per più di due secoli: la fiera del ghiaccio, ovvero l’organizzazione di spettacoli, divertimenti e piccoli commerci sul fiume gelato. Si lanciò la fiera del pattinaggio ad opera di Enrico VIII, quando ci si spostava da Londra alla vicina Greenwich. Persino Shakespeare cita quegli anni dove descrive la consegna del latte gelato nei secchi. I pittori fiamminghi hanno dipinto decine di meravigliose tele dove sono raffigurati gli inverni freddissimi del Belgio. Faceva un freddo terribile anche nell’Europa meridionale: carestie e sommosse si verificarono in gran parte dei paesi, mentre a Venezia la neve sfondò con il suo peso i tetti delle abitazioni. La gente in Scozia si sdraiava per terra e si lasciava morire per la disperazione di quella situazione. piccola era glacialeIn Cina e Nord America la situazione non era migliore, con grande gelo sparso nei continenti. E’stato calcolato che la temperatura media terrestre fosse di circa 2-3°C inferiore a quella attuale, e vari dipinti mostrano le vallate alpine, oggi verdi e rigogliose, coperte dal ghiaccio perenne. Per 8 volte gelò tutta la laguna veneta e 4 volte quella del Po in soli 5 anni. Il “Morning Post“, nel 1813, parlò di un elefante che passava da riva a riva sul Tamigi nei pressi del ponte di Blackfriar. Come ben sappiamo il terribile inverno russo fermò Napoleone alle porte di Mosca.  Nel 1816 poi, il Nord America e l’Europa Nord Occidentale vissero un terribile anno senza estate. Sulla Pennsylvania e sui rilievi del New England caddero ben 15 cm nel mese di Giugno, seguiti da una prima sequenza di gelate. In piena estate si girava con cappotto e guanti e si arrivò ad una pesante crisi alimentare. Fu un anno di carestia e i prezzi lievitarono alle stelle. Molti andarono in miseria e altri si tolsero la vita. Il pane era introvabile, l’uva andata distrutta. Pesanti i disagi in Inghilterra e Francia, mentre in Svizzera si macellava di tutto. Anche i racconti di Mary Shelley in villeggiatura sul lago di Ginevra in compagnia di Lord Byron e del marito, descrivono interminabili settimane fredde e  piovose. Epidemie interessarono il Bengala e la Russia europea, arrivando al colera. A quei tempi si rifanno le meravigliose fiabe di Andersen e i racconti di Natale di Dickens,  sempre raffigurati con la neve.

era glacialeCAUSA-EFFETTO – La Piccola era glaciale ha avuto un tempo maggiore rispetto al minimo di Maunder, forse per ulteriori variabili ancora non conosciute. Nonostante molti scienziati pensino che la prolungata attività minima del Sole abbia raffreddato la Terra ritenendola quindi la causa primaria di tale situazione, non è mai stata trovata una precisa correlazione causa-effetto che potesse dare delle certezze assolute. I dettagli della variazione solare e i suoi effetti, infatti, sono ancora causa di ricerche. Tuttavia, essendo il Sole il motore principale della vita, una sua minore attività per decenni basta per molti studiosi a mettere fine alle teorie alternative. Ma ci sono fotografie del 1875 che ritraggono le cascate del Niagara interamente congelate, indice che anche dopo l’avvenuta ripresa dell’attività solare, il freddo continuava a persistere.

Tela di Hendrick Avercamp, esposta al Rijksmuseum di Amsterdam
Tela di Hendrick Avercamp, esposta al Rijksmuseum di Amsterdam

Il lentissimo ciclo di cui siamo stati spettatori ha indotto alcuni ricercatori a credere che il prossimo potrebbe essere ancora più lento, con pochissime macchie solari, anche durante il picco massimo del ciclo di Schwabe. E ‘ancora troppo presto per tracciare un quadro definitivo, ma anche se questo fosse il caso, è già accaduto in epoche passate e non è certamente un motivo di tremenda preoccupazione. Quattrocento anni di osservazioni delle macchie solari hanno dimostrato che il ciclo undecennale sarà sempre presente. Tracciando un quadro finale di quanto scritto, siamo passati da un’epoca gelida, nevosa, caratterizzata anche da pesanti disagi, ad una più mite, dove l’energia in gioco provocata dalla temperatura più elevata degli oceani tuttavia, potrebbe comportare altri problemi.  Il minimo di Maunder è stato un caso o è un’evoluzione destinata prima o poi a tornare? Forse, mai come ora, siamo sulla buona strada…!

Bibliografia: “Il tempo per tutti, di Guido Caroselli”