Lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico indebolisce ulteriormente il “getto polare”, nuovi blocchi della circolazione atmosferica fra Europa e Asia

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Si nota un calo d'intensità del ramo principale del "getto polare" attorno l'Artico
Si nota un calo d’intensità del ramo principale del “getto polare” attorno l’Artico, con massimi di velocità solo sull’Atlantico settentrionale

Anche l’estate 2013 sta rimarcando lo stesso schema configurativo riscontrato durante l’incredibile estate del 2012, con un sensibile rallentamento del ramo principale del “getto polare”, alle alte latitudini, che causa continui blocchi della circolazione atmosferica lungo la fascia temperata, con una conseguente stagnazione degli schemi barici che possono rimanere stabili per intere settimane, se non mesi. Tale schema configurativo piuttosto stazionario, con la classica forma ad “Omega”, da settimane continua ad alimentare forti ondate di calore nell’Artico russo, in Groenlandia, sugli immensi territori dell’Asia centrale e nell’est della Cina, dove si sono stabiliti diversi record assoluti di caldo, con picchi di oltre i +40°C +42°C. Su tutti spiccano gli incredibili +40.6°C raggiunti nell’umidissima metropoli di Shangai nei giorni scorsi, che battono il precedente record assoluto di +40.2°C. Ma ancora più dell’incredibile ondata di calore che da giorni soffoca vaste aree della Cina orientale, con una impressionante cappa di umidità nei grandi centri urbani, preoccupano le continue ondate di calore che si spingono fino alla regione artica, facendo impennare i termometri oltre la soglia dei +20°C +25°C (ma picchi di +30°C si sono registrati nell’Artico russo) lungo il mar Glaciale Artico, contribuendo ad accelerare il processo di fusione dei ghiacci marini del Polo Nord.

cursnow_asiaeuropeOrmai questa anomalia, rispetto al tradizionale pattern del “getto polare”, si sta rilevando sempre più frequente, specie durante il periodo estivo. Difatti, proprio in questi giorni, con lo scioglimento dei blocchi di ghiaccio marino che compongono la banchisa del mar Glaciale Artico (o oceano Artico), le aree soggette al cosiddetto effetto “Albedo” si riducono sensibilmente, causando a sua volta un indebolimento dei “gradienti termici orizzontali” e dei “gradienti di geopotenziali” fra la regione artica e la fascia temperata delle medie latitudini, li dove solitamente si localizza il “fronte polare”, luogo di nascita e sviluppo dei profondi cicloni extratropicali che assieme ai “Centri d’Azione” (anticicloni mobili e autonomi che si staccano dagli anticicloni principali che dominano sulle latitudini sub-tropicali) dettano l’andamento meteo/climatico alle nostre latitudini e sul Mediterraneo.

plot001_f60Ma l’indebolimento dei “gradienti termici orizzontali” e dei “gradienti di geopotenziali” tra le medie e alte latitudini ha come primo risultato un sensibile indebolimento della portata del ramo principale della “getto polare”, con una sua conseguente ondulazione. Questo effetto contribuisce a stabilire degli impianti circolatori più meridiani che determinano intense ondate di calore e una persistenza delle anomalie termiche mensili su aree geografiche particolarmente vaste, rendendo le configurazioni barica molto più stabili nel tempo, anche per settimane o mesi. Ormai è assodato come il notevole riscaldamento dell’Artico in genere ha come prima ripercussione un notevole rallentamento del flusso zonale che domina lungo le medie latitudini, dirigendo l’andamento meteo/climatico sui vari continenti.

Rtavn3615Questo indebolimento delle correnti occidentale si avverte soprattutto alle quote medio-alte della troposfera, con un forte rallentamento del ramo principale della “getto polare”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e di Ferrel. Perdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso, creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera.

plot002_f24Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che favoriscono una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi derivati da schemi configurativi ripetitivi nel tempo, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane. Tale pattern climatico, enfatizzato dal rapido scioglimento dei ghiacci artici e dalla riduzione delle aree interessate dall’”Albedo”, sta agevolando l’avvento cosi frequente di queste continue ondate di calore, inframmezzate da periodici affondi di aria più fresca dalle latitudini sub-polari, lungo la fascia temperata dell’emisfero boreale, agevolando la costruzione di ampi e robusti promontori anticiclonici di blocco sub-tropicali, ben strutturati in quota dalle ampie ondulazioni orarie, in seno al “getto polare”.